martedì 28 febbraio 2012

La Croce . Un tesoro da riscoprire e riaccogliere.


Se noi guardiamo una Croce, possiamo pensare: " E' il segno di Cristo e del suo sconfinato amore per gli uomini. Eppure essa e' stata divelta dal cuore degli uomini. Oggi infatti molti che provengono da famiglie cristiane non ne sanno il vero significato e il suo profondo valore. "
Se noi guardiamo una croce, sentiamo la necessita' di vedervi colui che vi fu appeso, l'Uomo della Croce, Gesu'. E' allora che pensiamo: "Ecco la Porta della fede, ecco la Porta della Salvezza!"
Ma questo pensiero non e' condiviso da molti. Se lo sentono, non acoltano. Se lo leggono, passano ad altro!...perche'?
Falsi profeti hanno fatto balenare altri pseudo-valori nel cuore degli uomini che vanno pensando confusamente ad altre realta' o ripongono altrove la loro speranza.
Va ri portato il Crocifisso nel cuore dell'Uomo.
La Quaresima, e' tempo propizio per ritornare sui propri passi e riprendere la strada della Liberta', ritrovare la Porta della Salvezza.

Ecco un aiuto, la meditazione sulla Santa Sindone di Torino.
Lo faceva Don Bosco con i suoi giovani dell'Oratorio di Torino allora, lo facciamo anche noi, ora...


Il telo sindonico.


Ormai in tutto il mondo il termine “la  Sindone”, sta ad indicare un lenzuolo di lino lungo in media circa 4 metri e 37cm…..e largo 1 metro e 11 cm. conservato  a Torino (Italia) dal 1578 fino ad oggi.
Sul telo di colore giallo ocra  chiaro, sono visibili impronte che riproducono l’immagine frontale a sinistra e quella dorsale a destra di una figura umana.
Appaiono inoltre numerosi altri segni e tracce, lasciate dalle vicissitudini subite dalla Sindone durante la sua storia.

Nell’immagine anteriore si vedono il volto incorniciato da lunghi capelli e da una folta barba, il torace e le braccia incrociate sul pube, le gambe distese.

Nell’immagine posteriore si vedono la nuca, la schiena, le gambe distese e le piante dei piedi.

Si notano in particolare due righe nere parallele al lato maggiore e delle bruciature; sono dovute all’incendio scoppiato nella chiesa di Chambery nell’anno 1532, dove si trovava collocata la Sindone, conservata ripiegata in una cassetta d’argento.

Le due line nere strinate, sono dovute al contatto del lenzuolo con le pareti  della cassetta d’argento surriscaldata dalle fiamme dell’ incendio.
                    
Durante l’incendio una goccia di metallo fuso caduta sul lenzuolo  ne trapasso’ tutti gli strati, distruggendone il tessuto.
Questo spiega il  ripetersi simmetrico lungo le due line nere di numerosi fori a forma di triangolo.

Tali fori furono riparati nel 1534 dalle Clarisse di Chambery, che provvidero a coprirle con delle toppe. Per rinforzare la struttura  del lenzuolo danneggiato dall‘incendio, le suore cucirono inoltre alla Sindone e alle toppe un tessuto di lino detto “telo d’Olanda”.

Per motivi di conservazione del telo sindonico, tali toppe sono state rimosse nel 2002 ed il telo d’Olanda sostituito con un nuovo tessuto di supporto riconoscibile, sotto le bruciature, per
il diverso colore e la differente trama rispetto alla Sindone stessa.

Nella zona centrale del lenzuolo, si ripetono piu’ volte delle grandi macchie dal margine frastagliato a forma di rombo.
Si tratta di aloni formati dall’acqua, che ha bagnato il tessuto della Sindone in qualche momento della sua storia.

Vi sono poi quattro gruppi simmetrici di bruciature tondeggianti di dimensioni piu’ piccole delle precedenti. Essi sono certamente anteriori all’incendio di Chambery.

Anche in questo caso, sotto i fori, compare il nuovo tessuto di supporto riconoscibile per colore e trama differenti.


Lungo il margine superiore e’ stata anticamente cucita una striscia dello stesso tessuto della Sindone larga 8 centimetri. Presenta ai due bordi estremi delle vistose lacune sotto le quali compare il nuovo tessuto di supporto.

Lungo il margine inferiore della lacuna di sinistra vi e’ la zona nella quale vennero effettuati per motivi di studio due prelievi di tessuto piu’ recenti: nel 1973 e nel 1988.

Il telo della Sindone e’ fatto con un lino pregiato e appare tessuto a mano con un caratteristico tipo di tessitura detto „a spina di pesce „.
Le strisce longitudinali, larghe circa 1 centimetro , appaiono molto evidenti quando il lenzuolo viene illuminato con luce radente. Con un ingrandimento, si riconosce facilmente la tessitura a spina di pesce.

Il Volto dell’Uomo della Sindone presenta molte lesioni contusive che i medici legali hanno studiato attentamente. Sono state individuate delle tumefazioni che sembra si possano identificare come ematomi, particolarmente visibili sulla parte destra del Volto cvhe si presenta piu’ gonfia di quella sinistra. Si riscontrano inoltre altri segni preferibilmente riferibili a ferite lacero contuse.

Il setto nasale e’ deviato a causa di una frattura.
Nel complesso l’Uomo della Sindone risulta esser stato selvaggiamente percosso nelle ore precedenti la sua morte.

Sulla fronte e sulla nuca e lungo i capelli si presentano numerose colature di sangue che sgorgano da ferite da punta di piccolo diametro.
Sono disposte a raggera intorno al capo e sembrano provocate dall’imposizione sul capo stesso di un casco di aculei acuminati.

Le caratteristiche della colatura di sangue che fuoriesce dalle ferite permettono di distinguere tra lesioni di vasi arteriosi  e di vasi venosi.
Particolarmente singolare e’ la colatura in centro della fronte sgorgata dalla ferita della vena frontale che assume la forma caratteristica di un tre rovesciato perche’ segue l’andamento delle rughe della fronte stessa.

Sulla parte destra del petto si vede una grande chiazza di sangue che fuoresce da una ferita di forma ovale provocata da un oggetto appuntito e tagliente che ha colpito tra la quinta e la sesta costola e che e’ penetrato in pofondita’.

Le caratteristiche di questa ferita sono importanti  in quanto mostrano che essa e’ stata inferta dopo la morte del soggetto. Anche il sangue che ne sgorga si presenta circondato da un alone sieroso come avviene per il sangue uscito da un cadavere in cui si sia gia’ separata la parte sierosa da quella corpuscolata.

Sull’immagine anteriore della Sindone sono bene identificabili le impronte lasciate dagli arti superiori. Le braccia sono distese, mentre le mani si incrociano al livello del pube.
Su entrabi gli avambrtacci sono visibili lunghe colature di sangue che partono dai polsi per risalire fino all’altezza dei gomiti. Il loro andamento appare innaturale in quanto sembrano correre verso l’alto. Bisogna invece pensare che si tratta di colature di sangue formatesi quando il corpo erra appeso alla croce, e pertanto i polsi si trovavano piu’ in alto dei gomiti.

Sul polso sinistro e’ ben visibile una caratteristica chiazza di sangue formata da due colature divergenti riferibili alle diverse posizioni assunte dal condannato sulla Croce: quella accasciata e quella sollevata.
Il sangue fuoresce da una ferita di forma ovale provocata da uno strumento a punta quale puo’ essere un chiodo.
Di particolare, e’ la localizzazione di tale ferita che non si presenta nel palmo della mano come viene raffigurata nella tradizione iconografica della crocifissione, ma nel polso.
Da rilevare l’assenza dell’immagine dei pollici sulla Sindone, che potrebbe essere dovuta al ferimento del nervo mediano della mano o ad una contrazione tetanica.

La forma del torace e del dorso presenta circa un centinaio di echimosi escoriate consistenti in figure tondeggianti e abbinate, lunghe circa due centimetri, visibili anche sugli arti inferiori.
Sembrano lesioni provocate dal flagello, strumento romano di tortura costituito da un manico di legno da cui si dipartono delle corde al termine delle quali sono fissati dei piccoli piombi a forma di manubrio.

E difficile stabilire il numero dei colpi di flagello inflitti, poiche’ non si conosce il numero di corde del flagello, e’ invece certo chei l supplizio venne inflitto a schiena curva e a corpo nudo.

All’altezza della zona scapolare sinistra  e sovrascapolare destra si osservano delle echimosi a forma quadrangolare riferibili ad un oggetto pesante e ruvido che puo’ essere identificato come il patibulum: l’asse orizzontale della croce che a volte il condannato sopportava su di se’ fino al luogo dell’esecuzione.

Ed infine, all’altezza delle reni si osserva una colatura di sangue trasversale che attraversa tutto il dorso.Si tratta del sangue sgorgato dalla ferita al costato, qui defluito quando il cadavere, una volta deposto dalla croce, e’ stato messo in posizione orizzontale.

Gli arti inferiori dell’uomo della Sindone sono ben individualbili sia nella figura anteriore che in quella posteriore. Entrambe le ginocchia presentano delle escoriazioni molto probabilmente dovute a cadute, perche’ in queste zone, come sulle piante dei piedi sono state individuate tracce di terriccio.
Da notare ancora che il ginocchio sinistro e’ stato fissato dalla rigidita’ cadaverica in posizione piu’ flessa  rispetto al destro e percio’ l’arto sinistro risulta nell’immagine piu’ corto.
La pianta del piede destro e’ nitidamente impressa, mentre del piede sinistro e’ visibile solo la parte posteriore in prossimita’ del tallone, cio’ suggerisce che la crocifissione e’ stata effettuata servendosi di un solo chiodo e sovrapponendo il piede sinistro sul destro. Sulla pianta di quest’ultimo si nota il foro di uscita del chiodo, da cui si dipartono dei rivoli di sangue che scendono verso le dita.

Le zone corporee, che si vedono sulla Sindone, sono scure in corrispondenza a zone  in rilievo mentre sono chiare nelle altre. L’immagine si presenta quindi con una distribuzione della luminosita’ opposta a quella che percepiamo nella realta’. L’impronta si comporta pertanto come un negativo fotografico. Trasformando l’immagine della Sindone nel suo negativo fotografico, invece, i chiaroscuri sono ovviamente invertiti e pertanto in esso appare il vero aspetto dell’Uomo della Sindone, come potremmo osservarlo se si trovasse di fronte a noi.