sabato 14 settembre 2013

"Non fatevi rapire la speranza!" ( Papa Francesco)









La Croce di Gesu’ motivo di speranza da non perdere.

“ L’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza piu’ rimedio”
(2 Cron. 36, 18).
Secondo il modo di esprimersi semitico, Dio castiga il suo popolo infedele.
Questo modo  di esprimersi puo’ dare l’impressione che Dio intervenga continuamente nella storia umana senza lasciare all’uomo la liberta’ delle scelte e puo’ far sembrare Dio un dio vendicativo. E’ l’errore di chi interpreta alla lettera le espressioni o i modi dire di un’altra cultura, diversa dalla nostra.
Noi, oggi, alla luce della Rivelazione di Gesu’, interpreteremmo il medesimo fatto storico in modo piu’ conforme alla nostra sensibilita’, ma pur tuttavia secondo verita’.
L’ambiente umano di allora era talmente corrotto e avvelenato che, a causa di scelte umane libere, ma peccaminose, la conseguenza inevitabile fu la rovina totale di quel popolo. Ma Dio vegliava!
Dio amava il suo popolo e rimase fedele a questo suo amore.
Venne incontro a questo popolo infedele come a figliol prodigo, ridandogli e veste e anello nuziale: preparando per lui la festa della liberazione e del ritorno.
“Ritorneremo ancor sui nostri monti
e falceremo il grano al sole!”
Questo canto nostalgico degli alpini, che durante la prima Guerra mondiale pensavano alla loro casa, al loro lavoro e speravano la fine di una tragedia cosi’ dolorosa, era l’immagine di un altro canto di tristezza:

“Sui fiumi di Babilonia
la’ sedevamo piangendo
al ricordodi Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre!”

Il popolo in esilio, lontano dalla sua terra, soffre le pene , che si era tirato addosso con le sue scelte contrarie al buon senso e all’amore di Dio.

“Ai salici
appendemmo le noste cetre…”

E’ la tristezza e la monifestazione dolorosa dell’animo di chi e’ nella sofferenza, nella tragedia e nella disfatta totale.
Ma il canto continua:

“ Il ricordo di Te, o Signore, e’ la nostra gioia!”

In quella tragedia ed in qualunque tragedia, l’uomo credente sa:
Dio buono e misericordioso veglia su di noi!
Il suo amore non viene meno, perche’ la sua fedelta’ e’ eterna: il suo amore per noi non si incrina, non diminuisce, non scompare: per sempre!
Egli e’ il Dio della misericordia.
Egli sara’ la nostra salvezza (Efes. 2,4- 10).
Questa certezza asciuga ogni lacrima, guarisce ogni ferita, rinnova per chiunque la speranza.
Tale speranza  si fonda su Gesu’:
“ Dio infatti ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito:
chi crede in lui ha la vita eterna” (Io 3, 16).

L’uomo ha avvelenato il suo ambiente a tal punto che uccidera’ l’Amore, il Figlio di Dio fatto uomo.
Ma l’Amore non muore e dall’alto della Croce salva chi si rivolge a Lui con una scelta di fede! Dio infatti vuole che il mondo si salvi!

Nella Scrittura troviamo l’esempio ed esperienza dei serpenti del deserto e di Mose’ che per Volonta’ di Dio fabbrica un serpente di bronzo, guardando il quale i colpiti dai morsi dei serpenti velenosi  ritrovano la salute.

Se l’uomo e’ come prigioniero di un circolo vizioso di morte che, a causa delle sue opera malvage, lo blocca in una rigidita’ di morte, Gesu’ tuttavia ha preso su di se’ questa situazione, perche’ chi si fida di Lui trovi la salvezza:

 “ Quando saro’ innalzato, tutti trarro’ a me!”.
 E “gli sguardi di tutti si volsero a colui che hanno trafitto!”.

Noi cosi’ rinasciamo dall’alto.
E’ saggio allora volgersi a Gesu’, convertirsi, credere e cambiare modo di vivere!
La scelta di alzare lo sguardo a Gesu’ o no diviene un giudizio di salvezza o una separazione a rovina.
Non dobbiamo farci rapire la Speranza!