domenica 25 gennaio 2015

“Non si mettono al mondo i figli come fanno i conigli”

“Non si mettono al mondo....come....”



Questa frase me la sentii dire da una signora tanti anni fa. 

E’ una frase popolare che richiama alla mente la saggezza del popolo che riconosce negli atti umani dei valori morali e spirituali altissimi che non hanno nulla a che fare con il mondo irragionevole.
E’ certo che ogni  atto umano e’ tale in quanto ragionevole e responsabile.
E’ allora bello e confortante sentirsi dire dal Papa che la stessa procreazione,  contrariamente alla confusione attuale circa il modo di vedere la vita sessuale,
e’ un atto eminentemente umano e quindi ragionevole e responsabile e che tale deve essere sempre.

Questo ci ricorda il pensiero di Pio XII che in tre discorsi ai medici parla in modo suggestivo su questo argomento ( discorso del 29 settembre 1949, del 19 maggio 1956 e del 12 settembre 1958).


“ Il bambino e’ frutto dell'unione coniugale, quando essa si esprima in tutta la sua pienezza, attraverso la messa in opera (simultanea) delle funzioni organiche, delle emozioni sensibili ad esse collegate , dell’amore spirituale e disinteressato che le anima e dell’intenzione procreatrice...”.

Ma ricorda anche in modo chiaro ciò’ che Papa Paolo VI proclama nell'enciclica Humanae vitae: nella loro decisione procreativa i coniugi sono chiamati a procedere non su supposizioni meramente soggettive e arbitrarie, ma altamente oggettive,
senza egoismo e nel rispetto della legge morale.


         "Perciò l'amore coniugale richiede negli sposi una coscienza della loro missione di «paternità responsabile», sulla quale oggi a buon diritto tanto si insiste e che va anch'essa esattamente compresa. Essa deve considerarsi sotto diversi aspetti legittimi e tra loro collegati.
In rapporto ai processi biologici, paternità responsabile significa conoscenza e rispetto delle loro funzioni: l'intelligenza scopre, nel potere di dare la vita, leggi biologiche che fanno parte della persona umana.
In rapporto alle tendenze dell'istinto e delle passioni, la paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare su di esse.
In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita.
Paternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all'ordine morale oggettivo, stabilito da Dio, e di cui la retta coscienza è fedele interprete. L'esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano pienamente i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori.
Nel compito di trasmettere la vita, essi non sono quindi liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma devono conformare il loro agire all'intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall'insegnamento costante della Chiesa”.


Ringraziamo allora Papa Francesco che in modo immediato e semplice ci ha ricordato questi concetti e valori.