martedì 29 dicembre 2015

Poesie



NOTA INTRODUTTIVA

Anche se il clima di questi giorni e' piuttosto propenso alla neve ed una prima nevicata oggi c'e' stata,  la poesia che segue si intona alla festa della famiglia, vissuta due giorni fa, in quanto i due simbolici fiori possono ben rappresentare la solidarieta' e l'amore provvidente che si alimenta in ogni famiglia.




SIMBOLO


E' piovuto;

e' piovuto tanto.
Furono tre giorni,
tre lunghi giorni
di pianto.


Ma la pioggia

fredda cadente,
... e' cessata, 
e'cessata!
ecco, finalmente.


E nel cielo sereno

di fresca mattina
il sole splendente
discioglie ogni brina
e di uccelli e' il canto.


Ed ecco, un miracolo

io vedo stupendo:
un papavero rosso
e una spiga di grano
piegati si sono,



cosi', piano piano,

stringendosi forte,
in abbraccio fraterno
per meglio resister
al vento e alla morte.




Sta fermo quell'uno
nell'altra sicura,
alla pioggia, al tempo
di freddo o calura;
e sembrano dirsi:

coraggio! son qui;
diverso, ma forte,
sostegno a te ora
e in ogni sorte:
io proprio, io si'.



BOLLE DI SAPONE

Tre fanciulli sul balcone,
fanno il gioco delle bolle
di sapone.

Sembra un gioco divertente
mentre s'alza un riso folle...
per niente.

- La piu' bella e' questa qui!
- Luminosa e' la mia!
... e via cosi'!

Vanno lente su nel cielo
tante sfere luminose
come un velo.

Son le bolle di sapone
d'una lieta giovinezza,
...che se ne va.







mercoledì 16 dicembre 2015

Don Bosco e l'anno della Misericordia.

Don Bosco e l’anno della Misericordia.




D. Bosco promotore della “Misericordia divina”

1-    Da uno scritto di Don Francesco Motto

Si e’ aperto l'anno santo giubilare della misericordia divina indetto da papa Francesco. La Famiglia Salesiana dovrebbe sentirsi chiamata a vivere in profondità tale anno anche per un motivo carismatico: don Bosco è stato particolarmente attento al tema della misericordia di Dio, tanto che appena gli si è presentata l'occasione ha dedicato ad essa una delle sue primissime pubblicazioni: un volumetto di 111 pagine, formato minuscolo, intitolato Esercizio di divozione alla Misericordia di Dio... La storia di tale fascicolo è quanto mai interessante.
Tutto cominciò dalla marchesa di Barolo 
La marchesa Giulia Colbert di Barolo (1785-1864), dichiarata venerabile da papa Francesco il 12 maggio 2015, coltivava personalmente una particolare devozione alla divina misericordia, per cui aveva fatto introdurre nelle comunità religiose ed educative da lei fondate vicino a Valdocco l'abitudine di una settimana di meditazioni e preghiere sul tema. Ma non si accontentava. Desiderava che tale pratica si diffondesse anche altrove, soprattutto nelle parrocchie, in mezzo al popolo. Ne chiese il consenso alla Santa Sede, che non solo l'accordò, ma concesse a tale pratica devozionale varie indulgenze. A questo punto si trattava dunque di fare una pubblicazione adeguata allo scopo. 
Siamo nell'estate 1846, quando don Bosco, superata la grave crisi di sfinimento che lo aveva portato sull'orlo della tomba, si era ritirato presso mamma Margherita ai Becchi a fare la convalescenza e si era ormai “licenziato” dal suo apprezzatissimo servizio di cappellano ad una delle opere della Barolo, con grave disappunto della marchesa stessa. Ma i “suoi giovani” lo chiamavano alla casa Pinardi appena affittata. 
A questo punto intervenne il famoso patriota Silvio Pellico, segretario-bibliotecario della marchesa ed estimatore ed amico di don Bosco, che ne aveva messo in musica alcune poesie. Ci raccontano le memorie salesiane che il Pellico, con un certo ardire, propose alla marchesa di incaricare don Bosco di fare la pubblicazione che le interessava. Che fece la marchesa? Accettò, sia pure non troppo entusiasta. Chissà? Forse voleva metterlo alla prova. E don Bosco, accettò pure lui.





Un tema che gli stava a cuore 
Il tema della misericordia di Dio rientrava fra i suoi interessi spirituali, quelli su cui era stato formato in seminario a Chieri e soprattutto al Convitto di Torino. Solo due anni prima aveva finito di frequentare le lezioni del conterraneo san Giuseppe Cafasso, appena quattro anni più vecchio di lui, ma suo direttore spirituale, di cui seguiva le predicazioni agli esercizi spirituali ai sacerdoti, ma anche formatore di una mezza dozzina di altri fondatori, alcuni anche santi. Ebbene il Cafasso, se pur figlio della cultura religiosa del suo tempo - fatta di prescrizioni e della logica del “fare il bene per sfuggire il castigo divino e meritarsi il Paradiso” - non perdeva occasione tanto nel suo insegnamento quanto nella sua predicazione di parlare della misericordia di Dio. E come poteva non farlo se era dedito costantemente al sacramento della Penitenza e all'assistenza ai condannati a morte? Tanto più che tale indulgenziata devozione all'epoca costituiva una reazione pastorale contro il rigorismo del giansenismo che sosteneva la predestinazione di coloro che si salvavano. 
Don Bosco dunque, appena tornato dal paese ai primi di novembre, si mise al lavoro, seguendo le pratiche di pietà approvate da Roma e diffuse in Piemonte. Con l'aiuto di qualche testo che poté facilmente trovare nella biblioteca del Convitto che ben conosceva, a fine anno pubblicava a sue spese un libriccino di 111 pagine, formato minuscolo, intitolato Esercizio di divozione alla Misericordia di Dio. Ne fece immediatamente omaggio alle ragazze, alle donne e alle suore delle fondazioni della Barolo. Non è documentato, ma logica e riconoscenza vuole che ne abbia fatto omaggio pure alla marchesa Barolo, la promotrice del progetto: ma la stessa logica e riconoscenza vorrebbe che la marchesa non si sia fatta vincere in generosità, facendogli pervenire, magari in anonimato come altre volte, un suo contributo alle spese. 
Non c'è qui lo spazio per presentare i contenuti “classici” del libretto di meditazioni e preghiere di don Bosco - lo si può trovare in Google facilmente - ci preme solo evidenziare che mentre papa Francesco tende teologicamente a sottolineare la misericordia gratuita di Dio, don Bosco tende pedagogicamente a esplicitare la richiesta umana di tale misericordia. Il suo principio di fondo è: “ciascuno deve invocare la Misericordia di Dio per se stesso e per tutti gli uomini, perché 'siamo tutti peccatori' [...] tutti bisognosi di perdono e di grazia [...] tutti chiamati all'eterna salvezza”. 
Significativo è poi il fatto che a conclusione di ciascun giorno della settimana don Bosco, nella logica del titolo “esercizi di divozione”, assegni una pratica di pietà: invitare altri ad intervenire, perdonare chi ci ha offesi, fare subito una mortificazione per ottenere da Dio misericordia a tutti i peccatori, fare qualche elemosina o sostituirla con la recita di preghiere o giaculatorie ecc. L'ultimo giorno la pratica è sostituita da un simpatico invito, forse anche allusivo alla marchesa di Barolo, di recitare “almeno un'Ave Maria per la persona che ha promosso questa divozione!”. 
A questo punto si aprirebbe tutto un capitolo sulla prassi educativa di don Bosco. Come cioè egli abbia educato i giovani e il popolo a confidare nella misericordia divina (1);

ma questo lo vediamo anche e seppure in modo riflesso dalla sua devozione alla Sindone di Torino.
Don Bosco e la Sindone.

     2-   Da uno studio sulla Sindone . (D. Sergio D.)




            Sappiamo bene che Don Bosco fu un grande educatore e che visse a Torino. Ci potremmo allora chiedere: “Egli conobbe la Sindone ivi conservata? Che conto ne fece? La ignorò? Instillò nel cuore dei suoi giovani la devozione a questo sacro lino? Lui che di tutto si servì per orientare i suoi giovani a fuggire il peccato e per questo arricchi il loro cuore di amore a Gesù, instillò, forse, in essi l’amore a Gesù Crocifisso? Fece loro capire l’amore di quel Dio che dona il suo Figlio e ne accetta la condanna alla morte ed alla morte di Croce per salvare noi?Non c’è dubbio.Il Padre e Maestro della gioventù non ignorò, ma arricchì l’amore dei giovani a Gesù anche con i segni della Passione di Gesù e non ignorò per nulla la Sindone, anzi se ne servì per aiutare i suoi ragazzi a fare della loro vita una risposta generosa a così grande amore di Gesù. Ci sono fatti e documenti che testificano questo.
Quando la sua cara mamma a Valdocco si sentì stanca ed incapace di portare il peso di un così grande numero di ragazzi anche difficili, Don Bosco, alzando gli occhi al Crocifisso, disse solo: “Mamma, guarda! …” Mamma Margherita chinò il capo e disse: “Hai ragione!” e rimase, donando tutte le sue forze per quei giovani, fino alla fine. All’inizio della Quaresima del 1848, Don Bosco v olle che ogni venerdì i suoi giovani meditassero la Passione di Gesù attraverso la Via Crucis  . E volle che si continuasse per l’avvenire questa pia pratica, come appare chiaro da una lettera del 1865 . Quando negli anni Quaranta scrisse per i giovanetti la “ Storia Sacra”, al paragrafo “Gesù nel sepolcro”, scrive: “ Giuseppe di Arimatea aiutato da Nicodemo, altro discepolo segreto, calò dalla croce il corpo di Gesù, lo unse, lo imbalsamò, e, avvoltolo in un lenzuolo, il pose in un sepolcro nuovo scavato nel sasso, ove niuno ancora era stato riposto”. E pone una nota in calce. La nota dice:
“Questo lenzuolo, dopo molti prodigiosi avvenimenti, fu portato a Torino, dove tuttora conservasi nella Reale Cappella della Sindone, attigua alla Chiesa Metropolitana di questa città.” Ma non basta! Don Bosco non solo conosceva la Sindone e la sua storia, ma la venerava personalmente e portò i suoi giovani a venerarla più volte . Sono documentati due momenti certi di questa sua devozione: in occasione dell’esposizione del 21 aprile 1842 e dell’esposizione del 22 aprile 1868, quando egli intervenne con i suoi giovani dell’Oratorio a venerare il santo lino. Del primo fatto si dice espressamente: “Don Bosco pure vi accorse e con lui tutti i giovani dell’Oratorio. Egli che era tenerissimo verso i dolori del Salvatore e della divina sua Madre, di questo commovente spettacolo si valse per destare nei suoi giovanetti odio implacabile al peccato ed un amore ardentissimo a Gesù Redentore, ciò che faceva sempre in tutta la sua vita, ogni volta che aveva occasione di parlare della Passione del Signore e dei dolori della sua SS. Madre” E’ chiaro dunque che Don Bosco non solo conobbe e venerò la Santa Sindone, ma anche ritenne che essa fosse un prezioso dono del Signore per educare i giovani, per aiutarli ad amare Gesù, per essergli riconoscenti per quanto Lui ha fatto per noi e per convincerli sempre pià a non offendere mai il Signore con il peccato.
Possiamo dunque dire anche attraverso questo prisma della vita di Don Bosco che Egli fu innamorato della Misericordia del Signore e ne parlo’ ed educo’ i giovani a farne tesoro.

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(1)  Fin qui lo scritto di Don Francesco Motto.

mercoledì 25 novembre 2015

Una Mamma con la M maiuscola



Mamma Margherita Bosco Occhiena.


"Oggi" e' dichiarata Venerabile. E' la mamma di San Giovanni Bosco. 
Nata tanti anni fa, ma pur sempre vivente.


Venerabile Mamma Margherita

Margherita Occhiena nasce il aprile 1788 a Capriglio, in provincia di Asti, sesta di dieci figli. Il giorno stesso viene battezzata nella chiesa parrocchiale. I suoi genitori sono contadini dotati di sinceri sentimenti cristiani. Fin da giovane Margherita è una grande lavoratrice. I tempi e gli impegni non le danno la possibilità di studiare, ma il suo amore per la preghiera la arricchisce di quella saggezza che non si trova sui libri.
Nel 1812  si sposa con Francesco Bosco. Francesco ha 27 anni, è vedovo, con un figlio di tre anni, Antonio, e la madre malata a carico. L'anno successivo, 1813 nasce Giuseppe e nel 1815 Giovanni (il futuro Don Bosco).
Insieme si trasferiscono ai Becchi, frazione di Castelnuovo d'Asti. Nel 1817 Francesco muore colpito da una polmonite. La ventinovenne Margherita si trova ad affrontare da sola la conduzione della famiglia in un momento di grande carestia, ad assistere la madre di Francesco, Antonio, e i piccoli Giuseppe e Giovanni. Margherita era una donna di grande fede. Dio era in cima a tutti i suoi pensieri e sempre sulle sue labbra. L'amore del Signore era così intenso che formò in lei un grande cuore di madre. Educatrice sapiente, seppe coniugare paternità e maternità, dolcezza e fermezza, vigilanza e fiducia, familiarità e dialogo, educando i figli con amore disinteressato, paziente ed esigente. Attenta al loro vissuto, confidava nei mezzi umani e nell'aiuto divino. Fece crescere tre ragazzi dal temperamento molto diverso con gli stessi criteri ma con metodi differenti. Insegnò loro il catechismo e li preparò ad accostarsi alla prima comunione. Udito il sogno dei nove anni di Giovannino, è l'unica che riesce a leggerlo alla luce del Signore: "Chissà che tu non debba diventare sacerdote". Gli permette cosi di stare con dei ragazzi poco raccomandabili, perché con lui si comportano meglio. L'ostilità di Antonio per gli studi di Giovanni la costringe ad allontanare il figlio minore per farlo studiare. Lo accompagnerà fino all'ordinazione sacerdotale. In quel giorno pronuncia alcune parole che resteranno nel cuore di Don Bosco per tutta la vita: “Ora sei sacerdote, sei più vicino a Gesù. Io non ho letto i libri che tu hai letto, ma ricordati chead incominciare a dir Messa significa incominciare a soffrire. Dàora in poi  pensa solo alla salvezza delle anime e non preoccuparti di me.”  Quando nel 1846 don Bosco si riprende da una grave malattia, Margherita va a stare con lui, collaborando al bene che lui fa per i giovani abbandonati. Alla richiesta di seguirlo rispose così: " Se credi che questa sia la volontà del Signore, sono pronta a venire". La presenza di Mamma Margherita trasforma l'oratorio in una famiglia. Per dieci anni la sua vita si confonde con quella del figlio e con gli inizi dell'Opera salesiana: é la prima e principale cooperatrice di don Bosco; diventa l'elemento materno del sistema preventivo; è, senza saperlo, "confondatrice" della Famiglia salesiana. Muore a Torino, colpita dalla polmonite, il 25 novembre 1856, a 68 anni. L'accompagnano al cimitero tanti ragazzi, che la piangono come si piange una Mamma. Generazioni di salesiani la chiamarono e la chiameranno "Mamma Margherita".( Dalla postulazione della sua causa di beatificazione).


martedì 10 novembre 2015

Partecipando al dolore




Dopo alcuni giorni di dolore e di partecipazione alla sofferenza di tante persone in Romania a causa della disgrazia capitata la notte del 30 ottobre a Bucarest nel Club sociale, ove 25 furono i morti ( ora purtroppo 47) in un incendio  inaspettato  e piu' di un centinaio i feriti tra le 500 persone e i soccorritori, ecco un pensiero di conforto e preghiera che esce dalla Sacra Srittura.
Sono parole di vita ispirate da Dio e dette dal profeta Michea:

 Tu, Doamne,

 eşti un Dumnezeu care elimină fără­delegea şi iartă păcatul, 

care nu păstrezi pentru totdeauna mânia ta, ci te complaci să

 foloseşti milostivire. Tu, Doamne, te vei întoarce la noi şi vei 

avea milă de poporul tău. Vei călca în picioare greşelile noastre

 şi vei arunca în fundul mării toate păcatele noastre.

 (cf. Mihea 7,18-19).


sabato 31 ottobre 2015

Tutti i Santi

da una antica immagine  delle diap Ldc

In questa festa ci sei anche tu...




 Il primo novembre con la festa di Tutti i Santi ci ricorda che siamo chiamati tutti ad entrare nella Comunione del Padre attraverso Gesu' ed a far parte della schiera dei figli di Dio che, vestiti in bianche vesti seguono l'Agnello dopo che mentre vivono nel mondo  "hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello".




I Santi chi sono?...
 "Essi sono quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze. 






Questa beatitudine che dà loro il condividere in questo momento la vita stessa della Santa Trinità è un frutto di sovrabbondanza che il sangue di Cristo ha loro acquistato. Nonostante le notti, attraverso le purificazioni costanti che l’amore esige per essere vero amore, e a volte al di là di ogni speranza umana, tutti hanno voluto lasciarsi bruciare dall’amore e scomparire affinché Gesù fosse progressivamente tutto in loro.







 È Maria, la Regina di tutti i Santi, che li ha instancabilmente riportati a Gesu' per questa via di santita', è al suo seguito che essi hanno imparato a ricevere tutto come un dono gratuito del Figlio; è con lei che essi vivono attualmente, nascosti nel segreto del Padre".  (cfr.: La Chiesa.it)



Auguri!




sabato 17 ottobre 2015

Ottobre

da una vecchia filmina LDC

Sono tempi forti nei quali dal punto di vista cristiano siamo portati a volare alto per vivere bene la nostra vita  al di sopra del male. Tempi di santita’ e di peccato nella Chiesa. Tempi che fanno si’ che il Papa si senta in dovere di chiedere perdono a nome della Chiesa per gli scandali  nella Chiesa e in Vaticano. Sono tempi in cui la Misericordia del Signore ci viene offerta spalancando la porta di un Giubileo del perdono, che comincera’ l’otto dicembre. Tempi dedicati alla famiglia considerata dal Sinodo dei Vescovi, attento a riaffermare la verita’ di Cristo sulla Famiglia; sugli sposi, i bambini, i vecchi, i migranti, i poveri, i perseguitati..., sempre in riferimento alla famiglia.
Riscopriamo cosi’ nell’insegnamento della Chiesa la parola amore e la legge dell’amore che si dona fino a perdere se stesso sulla Croce come Gesu’. E ci imbattiamo nell’esempio di nuovi santi che vengono proclamati dalla Chiesa come modello di vita famigliare, i genitori di Santa Teresina del Bambino Gesu’: Louis e Zélie Martin.
C’e’ dunque qualcosa di vivo e pulito e forte nell’aria come portato dal Vento dello Spirito Santo che batte alla nostra porta, quella del nostro cuore e ci invita a camminare in modo nuovo; a “scaldare i motori “ con la Parola di Dio; a rinnovare la nostra anima nel bacio del perdono di Gesu’; e a vivere nella sua amicizia per la gioia nostra e del mondo intero.
Scopriamo che la gioia non ci viene dal seguire il “cosi’ fanno tutti”, ma la nostra coscienza illuminata dalla verita’ che ci ha portato Gesu’. Capiamo che qualcosa e’ compito nostro e che, divenendo migliori,non facendo piu’ il centro del mondo la nostra persona, potremo cantare in eterno la misericordia del Signore... Un cammino che faremo insieme nella fiducia e nella gioia che ci viene da Gesu’,condotti da Maria sopratutto in questo mese di ottobre.



E' bello allora ascoltare la voce 
di Don Ferdinando Colombo 
che ci scrive cosi':



Caro amico, cara amica,


Quest'anno il mese di ottobre è gravido di scelte decisive per «la missione della famiglia nel mondo».

Il Sinodo sulla famiglia

Tutti aspettiamo che si manifesti la luce dello Spirito Santo nelle proposte che verranno formulate dal Sinodo dei Vescovi e nasca un felice incontro tra l'infinita Misericordia del Padre, che non abbandona nessuno dei suoi figli, soprattutto se ferito sul campo di battaglia della vita, e la riaffermazione dell'altissima meta a cui devono tendere tutte le famiglie:  Mistero Grande, immagine dell'indissolubile vincolo d'amore della Trinità, piccola Chiesa in cui Cristo rivive la sua fedele donazione.


Lo scenario attorno a noi
Il mondo si è fatto piccolo, in otto ore d'aereo possiamo arrivare in qualunque nazione. La comunicazione sociale ci rende direttamente spettatori di avvenimenti dolorosi che caratterizzano culture diverse e lontane: restiamo impotenti ad intervenire, ma angosciati e pensosi su quello che ci riserva il futuro. Persone di ogni popolo e nazione si incrociano nelle nostre piazze.

La Giornata Missionaria Mondiale ci ricorda che noi siamo debitori verso il mondo intero di questo annuncio che dà senso alla vita: «Gesù Cristo è il volto della Misericordia del Padre». Abbiamo il dovere di dire agli uomini di oggi, con un linguaggio comprensibile da tutti, che «Dio è amore».
Papa Francesco afferma che la credibilità della Chiesa  passa attraverso la strada dell'amore misericordioso. Ci invita a diventare missionari della Misericordia:

«Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo».


Il Rosario, la preghiera che fa bene al cuore

Il 17 novembre 2013 all’Angelus della domenica, il Papa consigliò e, poi, fece distribuire ai pellegrini in piazza San Pietro una medicina spirituale: la Misericordina.
Nella confezione, simile in tutto a quella di un farmaco, c’erano il “bugiardino” (il foglietto con le istruzioni) e, appunto, un rosario, quei “50 grani per il cuore” che fanno «bene al cuore, all’anima, a tutta la vita.
Ogni "Ave Maria" diventa occasione per ricordare le persone e le situazioni che ci stanno a cuore e affidarle a Maria.
La meditazione dei misteri della vita di Gesù ispira le nostre scelte e ci dà la certezza che Lui è presente per perdonarci e sostenerci.

«Rivolgiamo a Maria la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù».

Restiamo uniti nella preghiera: ogni mattina alle ore 8 io celebro l'Eucaristia all'altare del Sacro Cuore nel nostro Santuario di Bologna
Con me si unisce spiritualmente la rete delle persone che pregano le une per le altre. Sono migliaia di persone, dall'Italia, dal mondo, dai conventi di clausura. Unisciti anche tu: è un'ora di grazia, l'ora dei miracoli della Misericordia.  

Un affettuoso saluto
                                 Don Ferdinando Colombo

 

mercoledì 14 ottobre 2015

Attendendo Gesu'






Con Gesu' e' incominciato il tempo finale, l'ultima fase del rinnovamento del mondo, che in qualche maniera e' gia' presente nella Chiesa e nei suoi Sacramenti. Essi infatti hanno un elemento visibile, materiale che li compone ed un elemento spirituale che non si vede, ma che produce l'effetto rinnovatore della persona umana. Il Sacramento e' percio' un segno anche perche' rivela il passaggio di questo mondo dalla sua materialita' e caducita' al predominio dell'elemento spirituale che sara' quello che  rinnovera' in modo permanente ed in pienezza il mondo alla fine dei tempi.  
Gesu' verra'  nella sua gloria con i Santi per essere onorato e adorato e contemplato nella felicita' eterna da quelli che hanno creduto in Lui e a Lui si sono affidati.
L'Eucaristia, in modo particolare preambolo, anticipazione del giudizio finale che sara' sull'amore ci parla del rinnovamentro finale del mondo nell'amore. Di qui la nostra responsabilita' di incamminarci verso il traguardo, vivendo nell'amore che Cristo ci ha donato, considerando come frontiera ultima la nostra coscienza, perche' la responsabilita' non ci e' tolta ma aumentata.




domenica 13 settembre 2015

Vita che vale


Dov'e' la mia gioia?







Quale e' la vita che vale?...
Quella che e' croce e dono nella fede della risurrezione.
E chi ce lo dice?
Gesu'!

E chi ha creduto cosi' tanto da accettare una vita di croce e risurrezione, facendola un servizio e un dono a Dio ed agli uomini?...


Gesu'!


E Lui ha fatto proprio cosi'.
Allora Lui, se ha detto e fatto cosi', e' credibile e degno di esser accettato come guida.

...Ma chi e' allora Gesu' per te?...

Pietro ci aiuta a rispondere. (Mc.8,29). Egli dice che Gesu' e' il Salvatore.

Pero' Gesu' corregge Pietro e gli precisa: "Si', hai detto la verita', ma solo se porto la Croce e faccio della mia vita un dono nella fede alla volonta' del Padre.


E allora se tu vuoi salvarti, dare senso duraturo e reale alla tua vita aprirla alla felicita' ed alla risurrezione, devi seguire Gesu', affidarti a Lui; certo non con convinzioni astratte, ma con i fatti: facendo della tua croce una vita che porta la croce e si dona a Dio ed agli altri, credendo ed accogliendo la Volonta' del Padre, che offre la felicita' e la risurrezione.


Solo accettando questo programma, capisci Gesu'!...Lo accogli e Lui ti salva.


La vita che vale infatti e' quella che, credendo nel progetto d'amore del Padre, 

e' croce e dono nella fede (Mc 8, 35).




lunedì 31 agosto 2015

1 settembre Giornata mondiale per il creato

1 settembre 


Uniti nello spirito dell'ecumenismo ai nostri fratelli Ortodossi, celebriamo oggi la giornata mondiale della custodia del creato. 

Per questo motivo con viva riconoscenza al Signore per i doni senza numero che ci ha fatto dandoci la sua opera che chiamiamo il Creato, rendo nota la lettera inviata dal don Ferdinando Colombo, che ci invita ad unirci a questa importante celebrazione  e a divenire custodi di questo grande dono, che e' il Creato.



Caro amico, cara amica,

            I colori dell’autunno cominciano ad arricchire la tavolozza della natura e ci parlano di una stagione che si conclude con frutti gustosi, ma anche con foglie morte. 
È un invito allacontemplazione del grande libro del creato sul quale possiamo leggere la fantasia creatrice di Dio Padre che ha profuso incredibili forme di vita e di bellezza. 
Ma purtroppo con dolore costatiamo anche la nostra incapacità ad utilizzarle nel rispetto della loro essenza e dell'equilibrio ambientale, coscienti della loro destinazione universale, nello spazio e nel tempo. 
È una contemplazione che fiorisce nella preghiera di ringraziamento, che diventa eucaristia. 
È una presa di coscienza che implora la luce dello Spirito Santo per essere saggi amministratori dei beni di Dio. 

            Per la Comunità cristiana italiana l'1 settembre sarebbe stata la 10ª Giornata per la custodia del creato. Quest’anno, Papa Francesco l'ha trasformata nella Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato.

La Giornata ha un carattere ecumenico poiché, nella stessa data, viene celebrata anche dalla Chiesa Ortodossa, ma tende a coinvolgere la "buona volontà" del mondo intero. 
Infatti il Papa scrive: «Invoco l’intercessione della Madre di Dio Maria Santissima e di san Francesco d’Assisi, il cui Cantico delle Creature ispira tanti uomini e donne di buona volontà a vivere nella lode del Creatore e nel rispetto del creato».


Il contenuto di questa giornata, che verrà celebrata anche nell’EXPO di Milano, è autorevolmente presentato dall’Enciclica «Laudato si» che Papa Francesco ha dedicato alla questione ambientale.

La terra va abitata con una sapienza capace di custodirla come casa della famiglia umana, per questa e per le prossime generazioni.
Si tratta di un compito impegnativo perché innanzitutto esige maggiore giustizia nei confronti delle fasce più deboli e povere del pianeta, per superare con decisione un sistema economico che “scarta” i soggetti più fragili.

            Ma anche il nostro stile di vita deve cambiare:
 l’uso dell’acqua, 
il risparmio delle energie non rinnovabili, 
l'uso di prodotti inquinanti dovranno essere sostenibili sul piano personale, familiare e comunitario.
Occorre tornare ad apprendere cosa significhi sobrietà, ripensando anche i nostri stili alimentari, privilegiando, ad esempio, le produzioni locali e quelle che provengono da processi rispettosi della terra. 
Nello stesso tempo va affrontata l’emergenza di garantire il diritto al cibo a quella metà dell’umanità che vive delle briciole che cadono dal tavolo delle nostre nazioni.


            Papa Francesco ci chiede di abitare la terra come sentinelle, custodendone la bellezza e la vivibilità, contro tante forme di sfruttamento rapace ed insostenibile, contro le diverse forme di illegalità ambientale;educare con parole, gesti, comportamenti a stili di vita sobri e sostenibili, amanti della giustizia ed allergici alla corruzione. 

Così potremo mettere sull’altare delle nostre Celebrazioni Eucaristiche il pane e il vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, e saranno un inno di ringraziamento al Creatore a nome di tutta l’umanità passata, presente e futura.

Concludiamo con la «preghiera per la nostra terra» che Papa Francesco propone a tutti coloro che credono in un Dio creatore, onnipotente:


  
Dio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo / 
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza /
 tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura / 
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle / 
senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati  /
 e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita, /
 affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza / 
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori / 
di quanti cercano solo vantaggi / 
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa, /
 a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti /
 con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta / 
per la giustizia, l’amore e la pace.
                                 Don Ferdinando Colombo





venerdì 28 agosto 2015

Flash



A BACAU






30 agosto

Fericitul Ieremia


Festa in Parrocchia "Fericitul Ieremia".
Sono passati 10 anni dalla consacrazione della Chiesa ad oggi.
Si festeggia questo decennale con la partecipazione della popolazione, dei sacerdoti e dei Vescovi.
Alla sera la Santa Messa solenne della Commemorazione, seguita da un concerto eseguito dal personale della Parrocchia e di altre Parrocchie vicine.


ITALIA



5 settembre.
A Mogliano Veneto, in Italia, un nostro confratello salesiano Baies Bogdan con altri due Salesiani faranno la professione perpetua. Un segno di Grazia e di vitalita' nella Congregazione di Don Bosco.
Preghiere e auguri a tutti e tre i Salesiani.



ROMANIA- BACAU











12 Settembre.
Un altro momento di Grazia.
La Professione perpetua di un confratello della Comunita' salesiana di Bacău: Andrei Benedict  Lăzlău.
La sua professione avverra' nella sua Chiesa Parrocchiale di Bacau, San Pietro e Paolo.
Accanto a questo avvenimento di grande importanza , l'inaugurazione del monumento a Don Bosco di fronte all'ingresso dell'Oratorio salesiano di Bacau..