mercoledì 10 febbraio 2016

Un esempio di radicalita' in Cristo - Pistoni Luigi servo di Dio


Dire di si' a Cristo che ti passa accanto.





Siamo entrati ormai nel periodo di preparazione alla Pasqua quale e' la Quaresima.
E' cosa bella allora vedere gli esempi che ci illuminano nel "fare sul serio seguendo Cristo Gesu' sulla via della croce' che conduce alla gioia vera...Per divenire uomini veri che sono un Paradiso sulla terra.

(Dal libro di Silvano Gianduzzo, Exallievi Don Bosco,2014, Fed. Exallievi )





PISTONI Luigi
Un testamento scritto con il sangue


Partigiano (1924-1944), servo di Dio


 - Luigi Pistoni, in famiglia detto Gino, nasce il 25 febbraio 1924 a Ivrea, in 
provincia di Torino. Inizia gli studi presso le scuole elemen­tari dell'Opera Pia 
Morena, gestita dalle suore di Carità dell'Immacolata Concezione. 
Frequenta poi le prime classi del ginnasio al Collegio salesiano 
"Giusto Morgando" di Cuorgnè, in provincia di Torino. 
Termina quindi gli studi al Collegio "San Giuseppe" di Torino, diretto dai Fratell delle Scuole Cristiane, diplomandosi ragioniere. 
Il 1942 segna una svolta decisiva per la sua vita: 
entra in­fatti nelle file dell'Azione Cattolica di Ivrea. Nell'associa­zione ha modo di conoscere figure eminenti nella formazione della gioventù, sacerdoti e laici, che gli sono gui­de e assistenti nella sua attività di giovane impegnato a met­tere in pratica il triplice motto "Preghiera, Azione, Sacrificio". L'8 febbraio 1944 scrive a un socio dell'Azione Cattolica: «Se il Signore ti ha chiamato, non rigettare la sua Grazia, ma rispondi generoso all'appello divino».
In occasione del suo ingresso nella "Società Operaia del Getsemani", movimento spirituale di dedizione all'aposto­lato fondato da Luigi Gedda all'interno dell'A.C, Gino scri­ve questa preghiera: «Il mio cuore oggi eleva a Te, o Signore, un inno di lode e di ringraziamento per le molteplici e sublimi grazie che visibilmente mi hai elargito in abbon­danza in questi ultimi anni. Ti ringrazio di avermi chiamato, due anni fa, a far parte dell'Azione Cattolica e di aver dato alla mia vita, prima di allora veramente vuota, uno scopo che la rendesse degna di essere vissuta... Ti chiedo la grazia di dividere con Te le sofferenze del Getsemani; accettale be­nigno e dammi la forza di sopportarle in espiazione dei pec­cati miei e dell'umanità intera. Concedimi inoltre la grazia necessaria per vivere una vita interamente e profondamente cristiana, tutta dedita al Tuo servizio e alla salvezza delle anime. Amen».

All'inizio del 1944 gli perviene la chiamata alle armi del­la Repubblica di Salò. Pistoni si presenta al Distretto di Ivrea  e presta servizio militare dal 30 aprile al 26 giugno 1944. Il 20 giugno 1944 entra a far parte della Resistenza, col nome di battaglia di "Ginas", e si dà alla macchia.
Il 25 luglio seguente, durante un attacco tedesco delle SS, nentre gli altri partigiani fuggono, egli si attarda a soccor­rere un soldato tedesco ferito, ma viene colpito da una scheggia di mortaio che gli recide l'arteria femorale. Resta nella più completa solitudine a dissanguarsi e a consumare la sua agonia, compiendo con le residue forze, prima di spi­rare, un vero atto di fede: con le dita intrise di sangue, scrive sulla tela del tascapane un messaggio-testamento rimasto unico nella storia della Resistenza: «Offro la mia vita per l'Azione Cattolica e per l'Italia. W Cristo Re». Muore così presso Gressoney la Trinité, in provincia di Aosta. Il cadavere viene ritrovato quattro giorni dopo con accanto, macchiato di sangue, il "Piccolo Ufficio della Madonna".
Il funerale si tiene in forma privata a causa della guerra e il corpo è sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Ivrea. Ma la fama della sua santità si estende subito e il suo testamento di sangue diviene oggetto di scritti di dirigenti di Azione Cattolica dell'epoca.
Il cippo funebre posto nel luogo della morte così ricorda il sacrificio di Gino Pistoni: «Su queste rocce, dove oggi è gioia e libertà, nel tragico mattino del 25 luglio 1944, recisi dal lampo di colpi mortali, reclinavano nella morte i venti anni di Gino Pistoni. Fedele al precetto divino che non esiste amore più grande di chi dà la vita per un amico, egli donava la sua per il nemico e, sull'umile sacco testimone di nobile lotta, col sangue ardente scrisse ITALIA, e come fuoco in­cise VIVA CRISTO RE».
Il Comune di Ivrea gli ha intitolato lo Stadio comunale e una piazza della città e la Diocesi di Ivrea gli ha dedicato una casa alpina a Gressoney Saint Jean.
Nel 1994, a cinquant'anni dalla morte, il vescovo di Ivrea monsignor Luigi Bettazzi ha avviato la causa di bea­tificazione di Gino Pistoni.
Un sacerdote che lo conosceva bene ha scritto di lui: «E un giovane che ha saputo rispondere generosamente al pri­mo impulso della Grazia: dire di sì a Cristo che gli passava accanto».