venerdì 16 aprile 2021

Un pensiero sulla Croce come "utopia di Dio"

 


Utopia della Croce

 

Una prima faccia di utopia divina è la presenza e funzione misteriosa del peccato nell'economia della salvezza. Dio permette e si serve del peccato come di un antefatto della redenzione, di un terminus a quo della salvezza, di un piedistallo della sua misericordia, di uno stimolo e coefficiente per la riabilitazione morale del peccatore. Dio in fondo al peccato semina il germe della redenzione, l’anelito al perdono, la nostalgia del bene.

"O felix culpa", è il concetto agostiniano, paolino, evangelico di peccato e grazia. Dio poteva disporre un ordine in cui tutto fosse grazia senza peccato, tutto salvezza senza perdizione, tutto bene, ragionevolezza, felicità, libertà, luce (questa è la nostra utopia, umana, chimerica). No, Egli ha disposto un ordine in cui in qualche

modo la grazia scaturisce dal peccato, la salvezza dalla perdizione, la gioia dal dolore, la libertà dall’abnegazione, la vita dalla morte. ("Salvum facere quod perierat"), la salvezza dei perduti ecco il disegno meraviglioso, l’utopia di Dio.

— Una seconda faccia di questa utopia è che essa non si realizza perfettamente se non con la morte e dopo la morte. L'utopia degli uomini è di anticipare e abbassare il paradiso sulla terra; cercare quaggiù una inesistente isola felice, dove ci sia giustizia,

libertà, gioia, soluzione dei problemi. E' vana utopia; la salvezza, la libertà, la gioia si raggiunge solo mediante la morte e il sacrificio di sé. " Perdersi per salvarsi: ecco l'utopia di Dio. Utopia, anche perché è sospesa al tenue filo della nostra libertà; noi possiamo infrangere il sogno di salvezza che Dio ha concepito a nostro riguardo, perché NOI siamo l’utopia (il sogno) di Dio.( E’ in gioco la nostra libertà, come dono straordinario dato all’uomo e che gli non toglierà mai: nd.r.)

— Una terza faccia di questa utopia divina è che essa si realizza attraverso gli strumenti più deboli e stolti. Nelle mani di Dio tutto é

grazia; egli salva ciascuno attraverso la stoltezza della croce. Uno è la Provvidenza dell’altro. Anche questo fa parte della sua rneravigliosa utopia.

 

( D. Quadrio, commento ad una recita per i giovani carcerati, 23 marzo 1959).