dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

sabato 3 febbraio 2018

Febbraio 2018



In collegamento con il Sacro Cuore di Bologna


Ci scrive Don FerdinandoColombo.


Il 2 febbraio la liturgia ci fa rivivere un episodio della vita di Gesù ricchissimo di spiritualità. È quasi una sequenza cinematografica: nella maestosità del tempio tra la folla che prega avanzano due giovanissimi sposi, Maria e Giuseppe, che offrono a Dio con gesto sacerdotale il loro primogenito, Gesù. Sublime riconoscimento della paternità di Dio da cui proviene ogni vita.

Il rito raggiunge il vertice in un umile scambio di doni: due giovani colombi, che ben rappresentano i due cuori di Maria e Giuseppe, rimangono al Tempio, e il piccolo Gesù è affidato nuovamente e definitivamente a papà e mamma a conferma della piena fiducia di Dio Padre, ma anche della grande responsabilità della famiglia.

Ma ora la scena si anima perchè quel bambino, fragile creatura umana da amare e accarezzare è il Dio invisibile che si è fatto visibile, Dio è presente in mezzo al suo popolo e nel cuore di Maria gli angeli cantano: «Sollevate, o porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il Re della Gloria».

Entrano in scena due personaggi altamente simbolici, un uomo e una donna:Simeone, vecchio come tutte le cose umane, e Anna vedova perchè nessun amore umano ci può appagare, insomma tutta l'umanità inappagata che da sempre sospira e invoca: «O se tu aprissi i cieli e scendessi!».

L'incontro si fa drammatico perchè Simeone prende in braccio Gesù e mosso dallo Spirito Santo ha occhi nuovi per riconoscere: in Gesù l'unica luce che dà senso alla vita degli uomini e in Maria la discepola  che gli sarà fedelmente vicina nel momento in cui questo Agnello immacolato verserà il suo sangue per noi. La fede vede quello che i nostri occhi umani stanchi e vecchi non sanno decifrare: tutta la Trinità è in azione per immergere ogni uomo e tutti i popoli nel Suo amore.

Ora irrompe la liturgia del Cielo e una solenne preghiera sgorga da quel cuore e diventa il coro di tutta l'umanità e noi insieme a Simeone possiamo gridare: «Ora finalmente siamo nella pace, perchè la promessa si è compiuta, i miei occhi hanno visto la tua salvezza, luce per tutti i popoli».  È un anticipo di Paradiso.

Per questo il 2 febbraio è il giorno della vita consacrata per farci comprendere il valore impagabile di una vita totalmente orientata a Cristocon i voti religiosi. La vita consacrata vuol essere un anticipo di Paradiso, per quanto è possibile qui in terra, perchè ridimensiona le faccende terrene per poter dedicare energie, mente e cuore a vivere a ad annunciare che Cristo è luce per il mondo ed è l'unico amore che può dare pace al cuore umano.


 Così pure la giornata della vita del 4 febbraio è il giusto corrispettivo per chi si è consacrato nel matrimonio. Gli sposi cristiani possono gridare a questo mondo materializzato che il Vangelo della vita è gioia per il mondoperchè è il frutto di una vita vissuta nella consapevolezza di essere figli che si consegnano con fiducia e si lasciano formare dall’amore di Dio Padre.




Nella Giornata del Malato, 11 febbraio, la fede offre la verifica di una indispensabile concretezza. Quest’anno siamo invitati a riflettere sulle parole che Gesù, innalzato sulla croce, rivolge a sua madre Maria e a Giovanni: «“Ecco tuo figlio ... Ecco tua madre”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé». Maria da buona mamma ci prende per mano e ci ricorda che anche il mistero del dolore e della morte diventa luce se vissuto in comunione con Suo Figlio. 

Possiamo iniziare il cammino quaresimale illuminati da questa visione di fede che rafforza la nostra speranza. Disponiamoci all'ascolto della Parolaperchè il cuore si infiammi d'amore; distacchiamoci dai beni terreni per esserecapaci di accogliere i fratelli più poveri; intensifichiamo il nostro dialogo d'amore nella preghiera; così potremo celebrare la Pasqua con la gioia degli invitati alle nozze dell'Agnello.
                               



  Don Ferdinando Colombo
  

mercoledì 10 gennaio 2018

Poesie. Don Bosco 31 gennaio 2018



Ricordando San Giovanni Bosco, 

 Una poesia simbolica vuole ricordare il Fondatore della Congregazione e della Famiglia salesiana. Lo sviluppo della sua opera è presentato come frutto dell'amore di Dio per i giovani . La guida che ebbe il Santo venne dall'alto attraverso Maria Santissima. Nello stesso tempo fu sostenuto dalla fede operosa della sua madre mamma Margherita.
La sua opera fu così opera di Dio e frutto dell'amore di due Madri: di Maria Santissima  che lo formò e lo guidò e della sua mamma Margherita, posta da Dio come base del suo sistema educativo.
L'espansione della sua opera ne rivela l'origine divina.
,





IL BOSCO

Una zolla, 
Sola, 
Al sole (1).
In essa
Un seme
Desiderava
La vita (2),
Ed ecco!
Una goccia
Cade dal Cielo,
Preziosa (3).



E la goccia
Diviene
Sorgente (4),
Che zampilla,
Si fa
Un fiume
Nella terra umida.


E il seme
Si apre,
Germoglia,
Si fa albero
Si fa Bosco.

...


Zolla, seme,
Goccia, fiume,
Albero, bosco,
Oggi, 
Ristorano la terra (5).



Come un cuore
Di Mamma (6),

Che all'ombra
Soave
Del Bosco
Acarezza (7)
Un bimbo (8)


E canta (9)
Dolcemente
Al suo Dio!


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(1) I Becchi,
(2) Don Bosco.
(3) Sogno dei nove anni.
(4) Vocazione.
(5) Famiglia salesiana.
(6)Maria e Mamma Margherita.
(7) Il Carisma salesiano.
(8) La Missione.
(9) Il lavoro e la preghiera.

giovedì 21 dicembre 2017

Natale-preparazione



Natale-preparazione





Il Magnificat ci insegna che la miglior preparazione al Natale è quella suggerita da Maria in visita a Santa Elisabetta.
Gioia, preghiera, ringraziamento (cfr. Papa Francesco) e amore di carità.

Nel Magnificat esplode il canto della gioia di Maria. Maria è piena di gioia perché l’opera di Dio si è manifestata in Lei e nel mondo. E’ proprio il Magnificat che rivela Maria come la Donna della gioia. Quella gioia è donata a noi e noi siamo chiamati a manifestarla.

Il canto di gioia di Maria è anche una preghiera, preghiera che avvicina Maria a Dio e ne esprime l’orientamento esistenziale. Con Dio accanto, con il Signore presente non si può non parlare e intrattenere un dialogo d'amore. E’ proprio quel dialogo-preghiera che rivela a noi che in noi si esprime il Figlio di Dio, presente in noi come in Maria.

Il Magnificat è anche un grido di lode e di ringraziamento evidente per il dono ricevuto da lei e dall’umanità. Anche noi siamo invitati a farci un inno di lode e di ringraziamento per il dono immenso che è Gesù, Dio con noi, Dio per noi.
Gioia, preghiera e ringraziamento sono allora i migliori atteggiamenti da avere in preparazione al Santo Natale. Lo insegna Maria, la Mamma di Gesù.
A questi atteggiamenti va unito un terzo elemento: l’amore origine in Maria del suo incontro con Elisabetta e del suo canto di lode.
”E’ tempo che l'amore non sia nascosto, ma diventi operoso, vivo e vero”.( Così S. Francesca Cabrini).
 Il Natale ci ricorda che siamo stati amati e che siamo divenuti capaci di amare. Non possiamo e non dobbiamo nascondere l'amore ricevuto, ma donarlo...Ora...

Così va preparato il Natale: con la gioia, la preghiera, il ringraziamento e l’amore di carità.











sabato 16 dicembre 2017

Speranza


Sperare






Qui è raro  vedere le stelle, 
ma quando le vedo,
alla sera, 
bastano due o tre 
per essere contento 
e lodare il Signore.
Si vede più spesso la luna...
ma pur quella 
è raro vederla,
qui.



Non ci sono più stelle nel cielo?...
E' sparita la luna?
C'è tanto buio,
la notte...
...E tornerà il giorno,
dopo la notte?
Congiungo le mani 
e spero.
E  il ciclo ritorna.
Che cielo! che stelle! che luna! che notte! che giorno!



Ma, se l'esclamativo 
anticipa l'interrogativo:
Che cielo?! che stelle?! che luna?! che notte?! che giorno?!...
Il senso è diverso:
 non c'è più cielo, 
né  stelle,nè luna, 
né la notte, né il giorno...
Tutto è perduto!
...
Tu puoi fare qualcosa: 
mettere l'interrogativo... 
o toglierlo.
Come?... 
con il tuo modo di vivere.



Auguri

Il NATALE ci porta la gioia della speranza
Preparalo
Attendilo
Gesù viene per te...per tutti e porta la gioia e la speranza.



Buon Natale!
D.S.

giovedì 9 novembre 2017

Chiesa madre S. Giovanni in Laterano

San Giovanni in Laterano,

fonte  La Chiesa .it


 E' prima chiesa in Occidente dedicata al Salvatore, e’ la Basilica e cattedrale di Roma, la prima di tutte le chiese del mondo, essa è il primo segno esteriore e sensibile della vittoria della fede cristiana sul paganesimo occidentale e…attuale.


Quell’edificio di pietre, costruito  dall’imperatore Costantino nel 320 per onorare il Salvatore del mondo, era il simbolo della vittoria, fino ad allora nascosta, della testimonianza dei numerosi martiri. Segno tangibile del tempio spirituale che è il cuore del cristiano, esorta a rendere gloria a colui che si è fatto carne e che, morto e risorto, vive nell’eternità.



l mistero di Cristo, venuto “non per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12,47), deve infiammare i nostri cuori, sicche’ la testimonianza delle nostre vite dedicate completamente al servizio del Signore e dei nostri fratelli, potrà ricordare al mondo la forza dell’amore di Dio, meglio di quanto lo possa fare un edificio in pietra.

( rielaborazione da La Chiesa.it, 8 ott.2017)

venerdì 3 novembre 2017

Ricordando i Santi e i morti

Ci uniamo alla grande preghiera di ringraziamento e di intercessionoe della Chiesa.







La Gloria di Dio risplende nei Santi.







L'ardore dell'attesa ci accompagna nei Salvati che aspettano di entrare nella Gioia del Paradiso.





Ecco il commento eisuggerimenti di Don Ferdinando
per entrare e vivere il mese di novembre con il Signore:

Due feste che ci parlano di Cielo, di Paradiso
La festa di tutti i Santi e il ricordo dei nostri caridefunti arricchiscono di un particolare valore di intimità e di affettuosità tutto il mese di Novembre.Santi e defunti, riuniti in Cristo, sono più vivi di noi e giustamente li festeggiamo, li ricordiamo, preghiamo con loro.
Ci propongono una realtà definitiva, garantita da Cristo, finalmente raggiunta dopo la fatica di una vita tribolata. Aprono uno squarcio di pace serena nella Casa del Padre, che pone fine alle sofferenze fisiche e morali che a volte trasformano la nostra vita in un martirio.



Una festa in Paradiso per le nozze dell'Agnello
La Bibbia per descrivere la meta verso cui tende la storia umana non parla di un Paradiso astratto ma della festa di nozze, per farci balenare il destino di gioia a cui siamo chiamati.
In particolare nel libro dell'Apocalissel'ultimo della Bibbia, leggiamo al capitolo 19:
lo,Giovanni, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio». Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: «Alleluia! Il Signore, il nostro Dio, dominatore dell'universo, ha stabilito il suo regno. Rallegriamoci ed esultiamo, diamogli onore e lode, perché è venuto il momento delle nozze dell'Agnello. La sua sposa si è preparata; le è stato dato da indossare un abito splendente, di lino puro: le opere giuste di quanti appartengono al Signore». Poi l'angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al pranzo di nozze dell'Agnello».



La sposa è la Chiesa in continuo cammino di perfezionamento
La Chiesa è fatta di tutti noi che, già uniti a Cristo per mezzo del Battesimo, siamo ora in cammino su questa terra e sostenuti dalla spiritualità cristiana siamo in progressione di crescita nell'amore. È la Chiesa pellegrina.





La Chiesa è fatta anche dai nostri cari defunti e da tutti coloro che ci hanno preceduto nel pellegrinaggio terreno e ora, dopo la morte, stanno purificandosi dalle scorie del peccato fino a raggiungere "la misura di Cristo". È la Chiesa che si purifica.





La Chiesa soprattutto è fatta da coloro che finalmente sono in perfetta comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e vivono le nozze dell'Agnello in un arricchimento continuo e inesauribile di amore. È la Chiesa della pienezza d'amore.




Tutti invitati al banchetto dell'Eucaristia
A noi ancora in cammino in questa via di progressivo Gesù dice: «Venite al pranzo di nozze».
Sediamoci insieme alla tavola dell'Eucaristia per rinsaldare la comunione d'amore, unico valore che dà senso alla vita: a capotavola c'è Cristo risorto, al suo fianco i nostri cari che sono già avvolti nel suo amore, di fronte ci mettiamo noi pur con tanti dubbi e paure, ma con nel cuore la grande speranza che un giorno la comunione sarà perfetta. Nostra luce è la sua parola, nostro cibo il suo corpo donato e il sangue versato, vero segno d'amore e caparra di realtà definitive.




Il significato della Messa in suffragio per i nostri morti
Nell'Eucaristia si ricostruisce la vera comunione con loro.

Noi offriamo preghiera e un'offerta in denaro come segno del nostro amore per contribuire al loro progressivo trasfigurarsi in Cristo.

Loro intercedono per noi chiedendo alla Santissima Trinità di guidarci nel percorso della vita che un giorno ci porterà ad incontrarci e a rendere definitiva la nostra comunione con loro, in Cristo.

La celebrazione dell’Eucaristia è il punto di incontro tra noi e loro:convocati alla mensa di Cristo, noi i sopravvissuti e loro i viventi, anticipiamo la comunione che ci unirà per sempre.

Più del marmo delle tombe e dei fiori, è la celebrazione della Santa Messain loro ricordo che testimonia il nostro amore e la nostra speranza
.
Non perdiamo questa meravigliosa tradizione cristiana di far celebrare le Messe per loro, perché è proprio nel celebrare l'Eucaristia insieme, che noi gli vogliamo davvero bene e che loro ci ricambiano generosamente con la loro protezione.
( Don Ferdinando Colombo)
                                

domenica 22 ottobre 2017

Giornata missionaria



Oggi 22 ottobre 2017

dedichiamo la preghiera,
il sacrificio e il ricordo
 alle Missioni.

Chi ha accolto Cristo e' missionario; annuncia Colui che ci ha amati fino a dare la sua vita per la nostra: Gesu' Salvatore, Figlio Unigenito del Padre, fatto uomo per opera dello Spirito Santo.


Ed ecco un Missionario "doc" che ci scrive...

Carissimi amici, come state?

Spero bene, vi mando i saluti da Pugnido, il bellissimo villaggio a
120 km a sud di Gambella, circa tre ore di jeep, vicino al confine con
il sud Sudan, dove mi trovo.
In Etiopia l’11 settembre siamo entrati nell’anno 2010, siamo qualche
anno indietro per svariati motivi, ma l’anno ufficiale e’ il 2010 e
abbiamo appena concluso il primo mese dell’anno, ne abbiamo tredici
invece che dodici di mesi, tutti di trenta giorni tranne l’ultimo, che
e’ di cinque o sei giorni. 
E’ un pò di tempo che non mi faccio più sentire, ma adesso accomi qua

Abbiamo avuto due ospiti in questo periodo, il sig. Giorgio da San
Dona’, che ci ha sistemato l’impianto dei pannelli solari e tante
altre cose della missione e il sig. Natalino, che visitando il
villaggio di Ilea, ha deciso di aiutarci con la costruzione dell’asilo
per i bambini del villaggio. A loro va il nostro grazie e
riconoscimento per la visita, la condivisione per alcuni giorni della
nostra vita missionaria e per il loro preziosissimo aiuto. Sperando di
rivederli ancora, magari il prossimo anno.

La missione si sta riempiendo di nuovo di bambini, ragazzi e giovani,
dopo le vacanze e le feste dell’inizio dell’anno e la festa della
Croce che e’ stata il 27 settembre.
Al centro della missione c’è la Chiesa, rotonda, a forma delle capanne
di cui e’ formato il villaggio di Pugnido, e che la domenica, ma anche
ogni giorno verso sera, si anima di ragazzi e giovani per la S. Messa,
poi c’è l’asilo, che accoglie ogni giorno circa 150 bambini,
quest’anno abbiamo fatto due classi, mentre per i più piccolini diamo
loro la colazione e il pranzo, mentre durante il tempo delle classi
vanno a casa,
il Convitto, che ospita circa 60 studenti dai villaggi più lontani che
vogliono finire le superiori qui a Pugnido, in questi giorni abbiamo
fatto le interviste per chi vuole entrare, sono sempre di più le
richieste dei posti disponibili, e da lunedì abbiamo iniziato
ufficialmente con l’accoglienza, un incontro, l’assegnazione delle
stanze, il programma della libreria...
l’oratorio con i campi da gioco e un’ampia sala incontri, stiamo gia’
iniziando a raccogliere i nomi delle varie squadre per i molti
tornei...
e infine il pozzo per l’acqua per la gente, sempre affollato per avere
l’acqua da bere, per fare da mangiare, per lavarsi....

E nel week end cosa facciamo? partenza all’alba per visitare le
cappelle, cioè le piccole chiese che in diversi anni sono sorte, nei
villaggi lontano da Pugnido, e sono ben 11: Ateti, Gog dipac, Janjor,
Aukoy, Tata, Olau, Two, Shintoia, Burangel, Pocialla, Otiel e i due
campi profughi attaccati a Pugnido, dove abbiamo altre 6 chiese che
serviamo ogni domenica. Così a turno, ogni 15 giorni, passiamo in
ciascuna cappella, visitando la comunità per la S. Messa, vedendo come
sta la gente, incoraggiando i nuovi arrivi.

E la gente come sta? La gente povera qui vive in capanne di legno,
fango e paglia, vicino o in mezzo alla foresta perché sono soprattutto
cacciatori o pescatori, infatti a Pugnido passa un importante fiume
che poi sfocia sul Nilo, il Gilo. Coltivano granoturco, orzo e qualche
ortaggio. Siamo vicini a due Campi Profughi, dove ci sono circa 60
mila rifugiati in questi due campi, in tutta la regione di Gambella
dicono piu’ di 400 mila dal Sud Sudan.
Stare nel campo profughi oppure abitare nel villaggio di Pugnido non
passa molta differenza, anzi nel campo sei più aiutato, almeno
nell’avere del cibo.
La vita di questa gente sembra non cambiare mai, ma ci fa cambiare noi
che siamo qui, per camminare insieme, per far maturare qualche cosa
insieme, “certi che Qualcuno, Colui che tutti cerchiamo, ci camminerà
accanto”.

Vorrei infine ringraziare di cuore tutte le persone che ho incontrato
nel mese scorso passato in Italia, ringraziarle per l’amicizia che ci
lega da poco o da tanto tempo e il sostegno che ho ricevuto, sempre
molto generoso da parte di tutti. Vorrei potervi ringraziare facendovi
arrivare il sorriso di questi bambini che ogni giorno ti accolgono
pieni di vita, la speranza di un futuro nel viso degli  studenti del
nostro convitto di finire la scuola, magari trovare un lavoro, farsi
una famiglia, il grazie negli occhi di tanti uomini e donne che
vengono aiutati ogni dalla missione in qualche modo.

Un saluto affettuoso, a presto
Abba filippo




Non ci interessa la forma italiana,
che sgarra, ma il contenuto che commuove... e impegna  a dire almeno una preghiera per lui.
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