dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

lunedì 18 luglio 2011

Gesu', Confido in te!


Mt 12,38-42



Coraggio, ti chiama!




Possiamo capire l'angoscia degli Ebrei stretti fra il mare e l'esercito egiziano e riconoscerci anche nella loro reazione di viltà che li fa rimpiangere la schiavitù prima aborrita e la decisione di seguire Mosè: "Forse perché non c'erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto?... Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani?". La loro soluzione sarebbe di arrendersi e tornare in schiavitù.
Ma vediamo piuttosto la soluzione di Dio. Il Signore disse a Mosè: Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino". La soluzione è da cercare in avanti, nella continuazione del cammino intrapreso fidandosi di lui.
E qui viene l'insegnamento per noi. In ogni cammino vitale si incontrano ostacoli, difficoltà anche gravi e tante volte possiamo essere tentati di bloccarci, di tornare indietro, alla situazione che oggi ci sembra più tranquilla, con meno problemi. Ma questo non è il pensiero di Dio. "Chi mette mano all'aratro e poi si volta indietro non entrerà nel regno dei cieli" ha detto Gesù. La soluzione non è nel voltarci indietro, ma nel pregare il Signore che ci faccia trovare la sua soluzione. Essa potrà essere inaspettata, ma sempre in continuazione al cammino iniziato in obbedienza alla sua volontà. E neppure dobbiamo chiedere "segni", come i farisei nel Vangelo di oggi. Dio agli Israeliti nel deserto ha dato segni strepitosi e li darà anche ai nostri tempi, se così gli piacerà, ma non tocca a noi chiederli. La richiesta di segni è molte volte un alibi per la nostra pigrizia, per la riluttanza a compiere la volontà del Signore.
Oggi la liturgia della parola ci dà una lezione di coraggio e di fiducia. Dio è forte ed è fedele, e ci chiama ad avanzare insieme con lui, che fa delle difficoltà mezzi per "dimostrare la sua gloria", la sua presenza vittoriosa. "Io sono il Signore", dice a Mosè. Da noi vuole solo una totale fiducia, come la richiedeva al popolo di Israele per dargli la Terra promessa.(Commento al Vangelo. La Chiesa.it)


Putem înţelege angoasa a evreilor prin;i între mare şi armata egipteană. Este vizibilă în reacţia lor de laşitate care îi face să regret sclavia prima detestată şi să regret decizia de a urma lui Moise.Soluţia lor ar fi să se predea şi să revină la sclavie.
Dar Domnul Dumnezeu a zis lui Moise: Spune lui Israel pentru a merge înainte Soluţia este aceasta: să aştept cu nerăbdare în continuarea călătoriei întreprinse şi încrederea în el..
Şi aici este lecţia pentru noi. În orice trăire de viaţă ne confruntăm cu obstacole, probleme grave si de multe ori putem fi tentaţi să ne blocăm pentru a reveni la situaţia pe care noi credem mai calmă, cu mai puţine probleme. Dar acest lucru nu este gândit de Dumnezeu, care spune: "Care preia plug şi priveşte înapoi nu va intra în Împărăţia cerurilor". Isus a spus că soluţia nu este în a ne întoarce, dar în a ne ruga la Domnul pentru a găsiţ cele mai bune soluţii după Voinţa sa. Aceasta poate să fie neaşteptată, dar întotdeauna în continuare a călătoriei  începute în ascultare de Voia Lui. Nici nu trebuie să cerem "semne", ca fariseii din Evanghelia de astăzi. Dumnezeu a dat israeliţilor în deşert semne senzaţionale şi le va da şi la vremurile noastre, dacă vrea, dar nu e bine pentru noi să-i întrebăm semne. Cererea de semne este adesea o scuză pentru lenea noastră, Sau este o formă de reticenţa de a face voia Domnului.
Astăzi, liturgia cuvântului ne dă o lecţie de curaj şi încredere. Dumnezeu este puternic şi este credincios, şi ne cheamă să avansăm împreună cu el, ceea ce face ca dificultăţile dovească slava Lui şi ca prezenţa lui să se arate victorioasă. "Eu sunt Domnul", spune El lui Moise. De la noi El vrea doar o încredere totală, astfel cum o-a cerut Israeliţilor pentru a oferi poporului lui Israel Ţara promisă.( mia traduzione)



Affidandomi a Lui in tutto e fidandomi di Lui appieno,
ritrovo la pace e la serenita'.
Coraggioso, riprendo il cammino iniziato.

sabato 9 luglio 2011

Parola di Dio

La Parola di Dio rivolta a noi ne svela il Pensiero, il Pensiero e' la Vita e laVita e' Dio.
E il Pensiero e' la Conoscenza, la Conoscenza di Dio. E' cosi' che il Pensiero in Dio diviene Parola per noi e la Parola offre a noi la Verita', la Via, la Vita. E la Parola-Pensiero-Conoscenza del Padre per noi e' Gesu' che ci fa simili a Se' per mezzo dell'Amore del Padre che e' lo Spirito Santo.



E Dio ci chiama alla Comunione con Lui attraverso la Conoscenza-Pensiero-Parola rivolta a noi in Gesu',con Gesu'e per Gesu'.

Vuoi entrare in questa Danza d'amore di Dio?

Spero che la Forza dello Spirito Santo ti illumini e ti riscaldi e ti dia la gioia di deciderti per il "Si!" incondizionato.

mercoledì 29 giugno 2011

Un esempio di conversione da non dimenticare.

Ho avuto la fortuna di avere tra mano il giornalino Nuove Frontiere, edito a Pordenone dal sig. Gianduzzo, un Salesiano doc!
E' un giornalino per gli studenti della scuola Media del Don Bosco di Pordenone, ma ha una notorieta', che merita le prime pagine dei giornali affermati.
Portava, nel numero 104 di Pasqua del 2011, anno corrente , una straordinaria testimonianza di una coversione . Si tratta dell'attrice  Klaudia Koll. Di essa gia' ne parlarono altre riviste e giornali e forse anche Zenit in internet. Ma nessuno ha parlato con tanta precisione e profondita' come la scrittrice di quell'articolo, Mariagrazia Pegolo. Mi perdonera' percio' quella gentile exallieva se mi permetto di riportare il suo articolo nel mio Blog. Non si puo' infatti tralasciare di render noto un articolo cosi' bello e significativo. Eccolo!...

L'ATTRICE CLAUDIA KOLL
al « Teatro don Bosco »
Quanta Grazia dì Dio sperimentiamo quando qualcuno ci fa dono della sua testimonianza di conversione. 
 Questa preziosissima Grazia ha illuminato i nostri cuori nella serata di venerdì Io aprile, quando

 la celebre attrice Claudia Koll è giunta nella chiesa parrocchiale del Don Bosco per raccontare alla comunità dei fedeli la sua conversione. Con un atteggiamento tranquillo e dimesso e uno sguardo raggiante di amore per Dio, Claudia ha iniziato con il ringraziarci della nostra presenza per delineare poi, a poco a poco, i passi che l'hanno condotta verso la vita nuova della fede.
Successo, soldi, vita comoda e lussuosa, ma nell'anima un grande senso di vuoto e nel cuore un peso opprimente, soffocante, intol­lerabile. Una notte, il turbamento interiore di Claudia è divenuto più forte, così forte che istintivamente ha afferrato un crocifisso riposto sul suo comodino e ha iniziato a pregare il Padre Nostro. Improvvisamente, ha rivelato l'attrice, una pace profonda, mai provata, si è riversata nella sua anima, placando subito il suo sgomento. Quest'attimo di Eterno ha lasciato nel cuore di Claudia un profondo desiderio di conoscere Dio, quel Dio che da tempo aveva dimenticato. Gesù stesso le ha donato subito l'opportunità di soddisfare questo desiderio, facendola incontrare con alcuni ragazzi del suo quartiere malati di AIDS.
Con loro Claudia ha iniziato a irequentare la santa Messa quotidiana che cominciava a sentire estremamente necessaria per alleviare le sue sofferenze interiori e quelle fisiche di quei ragazzi. Ma è in particolare l'esperienza di accudire uno di quei ragazzi, ormai malato terminale, a segnare definitivamente la conversione dell'attrice. A! suo capezzale, Claudia ha riconosciuto nel ragazzo il volto di Cristo sofferente e ha pensato intensamente al Getsemani, al terrore e all'angoscia umana che anche Gesù ha provato poco prima di morire. Ella ha compreso così che per incontrare e amare quel Dio, che tanto stava attendendo, doveva riceverLo nell'Eucaristia, per arrivare a scoprirlo negli altri, soprattutto nelle persone più bisognose. Gesù ha suggellato subito questa nuova consapevolezza nel cuore dell'attrice, dandole l'occasione di partire per la missione salesiana in Benin. La difficile realtà della fame, della sofferenza, della guerra non solo ha colpito l'anima di Claudia, ma ha radicalmente mutato il suo modo di pensare e di vivere
Alla luce di quelle povertà, ha provato una profonda vergogna per la vita lussuosa che aveva fino ad allora vissuto, iniziando ad avvertire la necessità di impiegare il suo denaro in modo più intelligente, ovvero a servizio dei più bisognosi.
Tornata in Italia per Natale, ha sentito subito con profondo fastidio il consumismo delle feste e il suo desiderio di andare controcorrente è divenuto più forte.
L'esigenza di compiere passi sempre più importanti nel suo cammino di conversione aveva ormai occupato tutti i suoi pensieri e tutte le sue giornate, cosicché, da lungo tempo, Claudia aveva smesso di dedicarsi alla sua professione di attrice. La mancanza di nuovi contratti di lavoro ha generato in lei un senso di inquietudine per il futuro e la sua giovane fede ha iniziato ad essere posta a dura prova. Decisa a non abbondare piu'  il prezioso tesoro dell'amore dì Dio, l'attrice ha rifiutato un paio di contratti che contraddicevano nettamente la sua conversione.
Poco dopo, visitata una chiesa di Roma dedicata al culto della Divina Misericordia, è rimasta colpita dalle parole delle rivelazioni di Gesù a s. Faustina («Gesù confido in te») e, da quel momento, ha deciso di affidare tutto il suo futuro personale e professionale nelle mani di Gesù, divenendo anche apostola della Divina Misericordia. Impegnatasi a diffondere il messaggio della misericordia dì Gesù, l'aiuto del Signore non è tardato ad arrivare.
Nel 2005, inlatti, lo Spirito Santo le suggerisce di fondare l'associazione "Le opere del Padre" che si prodiga in opere di misericordia spirituali e corporali a favore dei bisognosi e, in particolare, delle popolazione povere dell'Africa. Oggi, l'associazione sostiene a distanza molti bambini e famiglie della Repubblica Democratica del Congo, del Congo Brazaville e del Burundi.
Nel corso della serata, Claudia ci ha mostrato molte foto della missione che l'associazione si è impegnata a svolgere in questi luoghi. Lo Spirito Santo ha illuminato anche la sempre viva passione di Claudia per la recitazione, tant'è che ella oggi coordina una scuola di giovani attori ai quali insegna la professione e l'avvicinamento onesto e pulito al difficile mondo dello spettacolo.
Al termine della sua testimonianza, Claudia con parole decise ha affermalo: «Vi posso assicurare che Dio non mi ha tolto niente... ho dovuto si' rinunciare a tante cose... ma Dio non mi ha tolto niente! ». Anzi, Dio le ha fatto riscoprire la dignità altissima di essere Sua figlia e sappiamo che per questo in Cielo oggi si fa festa!
(Mariagrazia Pegolo - exallieva del Don Bosco di Pordenone)



Grazie,  MariaGrazia Pegolo!

venerdì 24 giugno 2011

Chi sei?

E' un chi piccolo piccolo, ma corrisponde ad un CHI grande grande...
Piu' vivo il Cistianesimo e piu' mi accorgo che la mia idea di Dio non corrisponde alla Maestuosita' del Dio che mi si rivela nel Cristianesimo.
Ma allora ...: come conoscerlo, come capirlo, come amarlo, come crescer nella fede speranza e carita' soprannaturale, come vivere la sua vita...?
Abbandonandosi in Lui.
Non e' facile.
Ma e' la soluzione.
Se Egli ti conduce e ti inabita e puo' disporre di te perche' liberamente lo segui e fai la sua Volonta', allora tutto diviene piu' semplice.. E Lui ti basta. E' lo vai conoscendo piano piano come Egli E'...

giovedì 26 maggio 2011

Luca 1,26-38





Se Dio e' sceso,
non c'e dubbio:
ci ama!
E se ci ama,
la realta' cambia segno
anche se non comprensibile.
Tutto e' pervaso di Gioia,
perche' c'e' un Padre
che ci ama.
L'impossibile
diviene possibile
per Lui
che ci ama!
Sta' in ascolto
con il tuo cuore attento,
ed Egli
ti sorprendera'
con il segno
del suo amore.
Un Abbraccio
ti viene incontro
E' Lui!
Dio che ama,
Dio Amore,
per sempre,
nell'Oggi,
che si fa eterno,
eterno Amore
Personale,
Gesu!

venerdì 20 maggio 2011

Vara impreuna

Tra pochi giorni comincera' questa grande attivita' all'Oratorio Don Bosco di Bacau.
Ed ecco l'inno che si cantera' durante la Vara Impreuna a Bacau:


Imn Vara Împreună

1.    Din vis eu m-am trezit,
La Oratoriu eu am venit
Şi mulţi copii am întâlnit.
Oare ce să fie?

E soare, e Vara Împreună,
Distracţie şi multă voie bună.
Salezienii sunt aici
Oare ce să fie?

Ref: Ooo… ce mult aş vrea
 Să fie mereu aşa:
 Jocuri, bansuri, desene
 Toţi participăm la ele.

Ooo… şi ai putea
Să schimbi puţin lumea:
Zâmbet, dăruire, iubire
         Şi Don Bosco e cu tine.

2.    Abraham tată bun,
Încredere tu ai avut
Şi Dumnezeu te-a ajutat
Mulţi copii  ţi-a dat.

Şi uite animatorii
Ne-ajută să fim mai buni.
Iubire ei ne dăruiesc
Sufletul ni-l încălzesc.

Ref: Ooo… ce mult aş vrea
 Să fie mereu aşa:
 Jocuri, bansuri, desene
 Toţi participăm la ele.


Ooo… şi ai putea
Să schimbi puţin lumea:
Zâmbet, dăruire, iubire
Şi Don Bosco e cu tine.




                                                                                                                                     

giovedì 19 maggio 2011

E' Lui!...

Dovunque c'e' silenzio intorno a me
Giorno e notte che sia.
Sussulto: e' un grido
Partito dalla Croce,
Per la prima volta l'udivo.
Andai fuori e guardai,
E trovai un Uomo crocefisso.
E: " Ti liberero' ", dissi,
E tentai di cavare i chiodi dai suoi piedi.
Ma Egli mi disse: "Lasciali,
Che io non posso essere deposto,
Fin quando ogni uomo e donna e bambino
Non verranno insieme a deporMi".
Diss'io: "Ma io non sopporto il tuo grido.
Che posso fare?".
Ed Egli a me: "Va' per il mondo
Ed a chiunque incontrerai di':
C'e' un uomo sulla Croce".

(E. Cheney)

domenica 8 maggio 2011

Muoversi verso giorni di viva speranza.





"Non si puo' star sempre a guardare"...
Nel film, Bravi Italiani ,Sordi, nella voce del protagonista timoroso e opportunista, esclama nel giorno della liberazione contro i nazisti a Roma: "Non si puo' sempre star a guardare!" e ritorna alle armi rischiando la vita per liberare la sua citta'...
Anche noi dobbiamo riprendere il coraggio e gettarci con entusiasmo nel campo della formazione ed educazione dei giovani, che vogliono cambiare in bene. Come...?
Cosi'...:

Nuovi educatori

Educatore padre, fratello ed amico[1]

·          L'efficacia del Sistema Preventivo risiede nella capacità dell'educatore di programmare, attuare, controllare i contenuti del proprio intervento; in altri termini: di sapere esattamente cosa vuole, che cosa fare e cercare. In un certo modo si potrebbe dire che il Sistema Preventivo è l'educatore. L'espressione potrebbe suonare esagerata se non fosse che nella mens di Don Bosco l'educatore è il detentore incontestato dell'intero sistema.
·          Il primo compito dell'educatore è dunque quello di esserci e di non stare fuori del campo dove viene giocata la partita. Se è vero che nell'educando ci sono tutte le disposizioni per realizzare la sua vita piena, è altrettanto vero che, lasciato a se stesso, potrebbe correre il rischio di non attuare tutte o completamente le sue possibilità di crescita.
·          L'educatore sicuro e rassicurante, consapevole del proprio compito e responsabile, autorevole e non autoritario, cerca di instaurare un autentico dialogo e un costruttivo confronto con un giovane. Vitalmente implicato nella relazione educativa, la sua personalità, il suo passato, le sue paure, le sue ansie incidono sulla formazione dell'educando. È la sua persona che educa.
·          Nell'educatore il giovane non cerca più tanto il padre che pensa a tutto in sua vece, l'amico che gli organizza il tempo libero, il fratello che sì interessa della sua crescita, l'adulto che distribuisce ordini, o il sorvegliante che minaccia castighi, ma l'uomo capace di mettersi accanto a lui, più attento alla sua persona che alle esigenze generiche dell'educazione, più disponibile ad offrirgli un contributo positivo allo sviluppo delle sue potenzialità inespresse, che non attento a unicamente neutralizzare gli elementi negativi e controproducenti.

Chi è l’educatore (Il programma decennale della CEI)[2]?

Ogni adulto è chiamato a prendersi cura delle nuove generazioni, e diventa educatore quando ne assume i compiti relativi con la dovuta preparazione e con senso di responsabilità.
o        L’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. Ciò lo rende umile e in continua ricerca. Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla. La passione educativa è una vocazione, che si manifesta come un’arte sapienziale acquisita nel tempo attraverso un’esperienza maturata alla scuola di altri maestri.
o        L’educatore compie il suo mandato anzitutto attraverso l’autorevolezza della sua persona. Essa rende efficace l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza e di competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Educare è un lavoro complesso e delicato, che non può essere improvvisato o affidato solo alla buona volontà.
o        Il senso di responsabilità si esplica nella serietà con cui si svolge il proprio servizio. Senza regole di comportamento, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, e senza educazione della libertà non si forma la coscienza, non si allena ad affrontare le prove della vita, non si irrobustisce il carattere.
o        Infine, l’educatore si impegna a servire nella gratuità, ricordando che «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7). Nessuno è padrone di ciò che ha ricevuto, ma ne è custode e amministratore, chiamato a edificare un mondo migliore, più umano e più ospitale.

Quali attenzioni o atteggiamenti di fondo deve avere un educatore[3]

·         La ricerca di senso. Il senso è la comprensione delle finalità immediate, a medio termine e soprattutto ultime degli eventi e delle cose. … La maturazione del senso comporta esercizio della ragione, sforzo di esplorazione, atteggiamento di contemplazione e interiorità. … I tempi di maturazione del senso possono essere lunghi. Importante è non rinunciare e non chiudersi di fronte alla prospettiva di ulteriori e più ricche scoperte. La cultura contemporanea è percorsa da correnti che ignorano, quando non negano, ogni senso che trascenda l'esperienza immediata e soggettiva. Porta così ad una visione frammentata della realtà, che rende la persona incapace di padroneggiare i mille eventi del quotidiano, di andare al di là di quello che è epidermico o sensazionale.
·         Apertura alla trascendenza, all'oltre umano, all'accettazione del limite, all'accoglienza del mistero, l’accoglienza del sacro nei suoi aspetti soggettivi e oggettivi, alla riflessione e alla scelta religiosa. Prendere in considerazione la trascendenza vuol dire accettare interrogativi, andare oltre il visibile e il razionale.
·         Una mentalità “etica”, capace di discernere tra il bene e il male e saper orientarsi al bene. Tale cultura è illuminata dalla coscienza morale, centrata sui valori piuttosto che sui mezzi, e assume come punto fondante il primato alla persona.
·         Una determinazione ad agire. “Noi adulti diamoci da fare, non cose strepitose, riprendiamoci la nostra responsabilità, con un agire privato e pubblico coerente, riscoprendo ogni giorno quella legge morale che è in noi, riscoprendo ogni giorno quella chiave giusta per declinare i valori morali che hanno accompagnato la nostra crescita, base di ogni vivere civile e democratico: l’onestà, la legalità, la sobrietà, la giustizia, la cittadinanza attiva, la solidarietà, per dirne alcuni”.
·         La progettualità. L'apatia di fronte al senso si tramuta spesso in indifferenza verso il futuro. Senza una visione della storia non appaiono mete appetibili per cui impegnarsi, eccetto quelle che riguardano il benessere individuale. In periodi precedenti le ideologie, con la loro carica utopica, spinsero la progettualità sociale ed essa favorì anche la disposizione personale a coinvolgersi in un progetto storico.
·         Impegno per la solidarietà, in opposizione a quella cultura che porta a centrarsi sull'individuo. Progetti personali generosi possono emergere soltanto lì dove la persona ammette che la sua realizzazione è legata a quella dei suoi simili. La solidarietà è un'aspirazione diffusa che sale dal profondo delle coscienze, dal cuore degli avvenimenti storici e si manifesta sotto forme inedite e quasi inattese. Ma la cultura della solidarietà è spesso trascurata o viene indebolita da forti correnti economiche e culturali. Essa suppone una visione del mondo e della persona che consideri l'interdipendenza come chiave interpretativa dei fenomeni positivi e negativi dell'umanità. (Capacità di leggere la realtà) Niente ha una sua spiegazione esauriente o una soluzione ragionevole se viene considerato in forma isolata. Povertà e ricchezza, denutrizione e spreco sono fenomeni correlati.

Per chiudere credo che ci sia bisogno di educatori, di adulti felici, entusiasti


Don Bosco e la felicità
o        Vicino o lontano io penso sempre a voi. Un solo è il mio desiderio, quello di vedervi felici nel tempo e nell'eternità.
o        La prima felicità di un fanciullo è sapersi amato
o        Noi facciamo consistere la Santità nello stare sempre allegri e fare sempre e bene il nostro dovere.
o        La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l'amore.

Così Enzo Bianchi introduce il suo lavoro[4]:
Il santo è l'uomo nuovo, quello che vive secondo il modello lasciato da Gesù Cristo; è l'uomo delle beatitudini; è l'uo­mo spogliatosi dal proprio egoismo, che vive per Dio e per gli altri; è l'uomo trasfigurato. È l'uomo veramente e piena­mente umano.
e chiude il suo libro:
“Nella misura in cui viviamo le beatitudini, infatti, pur con tutti i nostri limiti e i nostri peccati possiamo speri­mentare già qui e ora la felicità: la felicità che consiste nel vivere come Gesù, nel vivere con lui. Come ha !scritto Gregorio di Nissa, «è lui la porzione, ed è lui che ti dona la porzione [...] È lui che ti indica il teso­ro, ed è lui stesso il tesoro per te». È Gesù la nostra beatitudine”

Tornando alla mia esperienza al Ferrante Aporti e tra i giovani, quali messaggi conclusivi


1.       Il messaggio che si può essere felici vivendo la normalità
Quando mi si chiede cosa fare per i ragazzi in carcere, di cosa hanno bisogno:
 «Di tanta normalità, che è quella che cerchiamo di dare a tutti: con le relazioni che vogliamo instaurare, con la garanzia di alcuni diritti che non devono ovviamente venir meno per i detenuti, con la richiesta di impegni quotidiani quando la vita si snoderà un po’ più tranquilla. Questi ragazzi hanno bisogno soprattutto di quotidianità»[5].
È attraverso simili rapporti che si può recuperarli alla società[6]?
«Prima di tutto recuperiamo i ragazzi. Noi li recuperiamo alla società nella misura in cui diamo loro la possibilità che, nonostante quanto hanno fatto, possano crescere ancora. Non buttiamo via la chiave. E’ un vecchio asserto del Cardinal Martini (nelle sue riflessioni su pena e colpa) nessuno va fissato nella sua colpa, fissato nel senso di essere lasciato e stigmatizzato nella colpa. In ognuno bisogna individuare uno spazio: il nostro don Bosco diceva già che quando troviamo in un ragazzo anche un piccolissimo spiraglio, dobbiamo insistere, lavorare su questo spiraglio».

2.      Si può essere felici riscoprendo la gioia del vivere le piccole cose
L’esperienza carceraria mi ha insegnato, che i ragazzi quando vivono fuori da una serie di condizionamenti (il giro di amici, la strada ecc…) riscoprono cose nuove di sé (la voglia di far musica, teatro, di recitare anche William Shakespeare).
Vale sempre quanto don Bosco diceva: “In ogni giovane, anche il più disgraziato, avvi un punto accessibile al bene e dovere primo dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trarne profitto”.
A inizio novembre  c’era una ragazza albanese in carcere che è uscita dopo dieci mesi, Ornella, giochicchiava, lavorando alla sua agenda, incollando bigliettini, foto di riviste, ecc, come i bambini di 11-12-13 anni alla scuola media, ma lei ha 18 anni compiuti. Questo è il punto anche educativo: dobbiamo restituire ai ragazzi che passano nei nostri luoghi la capacità e la voglia di riscoprire ancora la gioia delle piccole cose.

Per tutti: un coinvolgimento di cuore

o        "amateli i ragazzi". “Si otterrà di più – leggiamo nella cosiddetta “Lettera sui castighi” – con uno sguardo di carità, con una parola di incoraggiamento che con molti rimproveri" (MB XVI, 444).
o        Amarli vuol dire accettarli come sono, spendere tempo con loro, manifestare voglia e piacere di condividere i loro gusti e i loro temi, dimostrare fiducia nelle loro capacità, e anche tollerare quello che è passeggero e occasionale, perdonare silenziosamente quello che è involontario, frutto di spontaneità o immaturità.
o        Era questo il pensiero di Don Bosco: "Tutti i giovani hanno i loro giorni pericolosi, e voi anche li avete. Guai se non ci studieremo di aiutarli a passarli in fretta e senza rimprovero" (MB XVI, 445).
o        Perché « L’educazione è cosa di cuore, e Dio solo ne è padrone e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte e ce ne dà in mano le chiavi ».


Domenico Ricca
Un salesiano che lavora con i giovani in carcere.
Bravo!


[1] Macerata, op. cit.
[2] Conferenza Episcopale Italiana EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, n. 29
[3] P. Chavez, Venite e vedrete, Strenna 2010, ACG 409
[4] Enzo Bianchi, Le vie della Felicità, Rizzoli Milano 2010
[5] Intervista a Famiglia Cristina Marzo 2001
[6] ibi

venerdì 6 maggio 2011

Pensieri ai giovani

PENSIERI ai Giovani. (Benedetto XVI)- cfr. Zenit 6 maggioo2011-.


Credere- “Credo!”- “Amen!”
Benedetto XVI

“'Credo', 'Amen': sono le due parole con cui inizia e si conclude il 'Credo', la 'Professione di fede' della Chiesa”, ha osservato il Pontefice.

“Che cosa vuol dire credo?”,  la parola “ha vari significati”: “indica accogliere qualcosa tra le proprie convinzioni, prestare fiducia a qualcuno, essere certi”.

“Quando, però, la diciamo nel 'Credo', essa assume un significato più profondo”.
“E' affermare con fiducia il senso vero della realtà che ci sostiene, che sostiene il mondo; significa accogliere questo senso come il solido terreno su cui possiamo stare senza timore; è sapere che il fondamento di tutto, di noi stessi, non può essere fatto da noi, ma può essere solo ricevuto”.
“La fede cristiana non dice 'Io credo in qualcosa', bensì 'Io credo in Qualcuno', nel Dio che si è rivelato in Gesù, in Lui percepisco il vero senso del mondo; e questo credere coinvolge tutta la persona, che è in cammino verso di Lui”.
“La parola 'Amen', poi, che in ebraico ha la stessa radice della parola 'fede', riprende lo stesso concetto: il fiducioso poggiare sulla base solida, Dio”.

Nel mondo di oggi c'è il pericolo di un “saccheggio spirituale”, ha avvertito Papa Benedetto XVI questo venerdì mattina rivolgendosi al Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, ricevuto in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano.

L'udienza si è svolta in occasione del giuramento delle 34 nuove reclute, alle quali il Papa, nel suo discorso in tedesco, francese e italiano, ha ricordato “il senso del servizio disinteressato” che caratterizza i membri del Corpo.

In particolare, il suo pensiero è andato al famoso “Sacco di Roma”, “che vide le guardie svizzere impegnate nella strenua difesa del Papa, fino a dare la vita per lui”. Il 6 maggio 1527, infatti, 147 soldati morirono nell’atto di difendere Clemente VII dall’assalto dei Lanzichenecchi.

“Il ricordo di quel saccheggio terreno deve far riflettere che esiste anche la minaccia di un saccheggio più pericoloso, quello che potremmo definire spirituale”, ha sottolineato il Pontefice.

“Nell’odierno contesto sociale molti giovani rischiano, infatti, di cadere in un impoverimento progressivo dell’anima, poiché inseguono ideali e prospettive di vita superficiali, che colmano solo bisogni ed esigenze materiali”.

“Fate in modo che la vostra permanenza a Roma costituisca un tempo propizio per sfruttare al meglio le molte possibilità che questa città vi offre per dare un senso sempre più solido e profondo alla vostra vita”, ha esortato il Pontefice rivolgendosi ai membri della Guardia Svizzera.

“Il periodo che trascorrerete nella 'Città eterna' sarà un momento eccezionale nella vostra esistenza – ha aggiunto –: vivetelo con spirito di sincera fratellanza, aiutandovi gli uni gli altri a condurre una vita esemplarmente cristiana, che corrisponda alla vostra fede e alla vostra peculiare missione nella Chiesa”.

Guardare a Cristo

“Quando alcuni di voi oggi giureranno di svolgere fedelmente il servizio nella Guardia Svizzera Pontificia e altri rinnoveranno questo giuramento nel loro cuore, pensate al volto luminoso di Cristo, che vi chiama ad essere autentici uomini e veri cristiani, protagonisti della vostra esistenza”, ha chiesto il Papa.

La passione, morte e risurrezione di Gesù “sono un eloquente richiamo ad affrontare con consapevole maturità gli ostacoli e le sfide della vita”, ha sottolineato.

“Lui solo è la Verità, la Via e la Vita. Lui deve diventare ogni giorno di più il parametro della nostra vita e del nostro comportamento, così come Lui ha scelto la piena e totale fedeltà alla missione di salvezza affidatagli dal Padre come misura e fulcro della sua vita”.

“Il Signore, cari giovani, cammina con voi, vi sorregge, vi incoraggia a seguirLo nella stessa fedeltà”, ha ricordato Benedetto XVI, augurando ai presenti “di sentire sempre la gioia e la consolazione della sua presenza luminosa e corroborante”.

“La vostra significativa presenza nel cuore della cristianità, dove folle di fedeli giungono senza sosta per incontrare il Successore di Pietro e per visitare le tombe degli Apostoli, susciti sempre più in ciascuno di voi il proposito di intensificare la dimensione spirituale della vita, come pure l’impegno ad approfondire la vostra fede cristiana, testimoniandola gioiosamente con una coerente condotta di vita”, ha concluso.


Reagire al pericolo di compromessi nella fede.
(Benedetto XVI)
Esiste  la minaccia di un saccheggio pericoloso, quello che potremmo definire spirituale”, ha sottolineato il Pontefice.
“Nell’odierno contesto sociale molti giovani rischiano, infatti, di cadere in un impoverimento progressivo dell’anima, poiché inseguono ideali e prospettive di vita superficiali, che colmano solo bisogni ed esigenze materiali”.
Guardare a Cristo
“Pensate al volto luminoso di Cristo, che vi chiama ad essere autentici uomini e veri cristiani, protagonisti della vostra esistenza”.

La passione, morte e risurrezione di Gesù “sono un eloquente richiamo ad affrontare con consapevole maturità gli ostacoli e le sfide della vita”.

“Lui solo è la Verità, la Via e la Vita. Lui deve diventare ogni giorno di più il parametro della nostra vita e del nostro comportamento, così come Lui ha scelto la piena e totale fedeltà alla missione di salvezza affidatagli dal Padre come misura e fulcro della sua vita”.

“Il Signore, cari giovani, cammina con voi, vi sorregge, vi incoraggia a seguirLo nella stessa fedeltà”. “Sentite sempre la gioia e la consolazione della sua presenza luminosa e corroborante”.

“si approfondisca sempre di più in ciascuno di voi il proposito di intensificare la dimensione spirituale della vita, come pure l’impegno ad approfondire la vostra fede cristiana, testimoniandola gioiosamente con una coerente condotta di vita”.

lunedì 25 aprile 2011

A mio cugino

AM
Bacau 25 aprile 2011

Carissimo "Antonio",
ho ricevuto i tuoi auguri pasquali e la dolorosa notizia di una ulteriore sofferenza che e' caduta su di te. Un piccolo scivolone ti ha causato una rottura alla gamba gia' sofferente. E' come se il male volesse incrudelire ancora di piu' su di te. E QUESTO TI SCONCERTA E TI FA GUARDARE IN SU CON UN  PO' DI AMAREZZA...
Chi ce l'ha con me?...perche' questo ancora a me?...
Non ti ho voluto rispondere subito, perche' anch'io sento il dispiacere del tuo soffrire. Ho cercato di pregare di piu' per te: piu' intensamente. Ho cercato di ascoltare la voce di Dio che parla nella Scrittura e nell'insegnamento della Chiesa. Ho letto qui  e la'...Ho pensato. E ancora non so.Ma tu dici nella tua e-mail e lo scrivi in lettera maiuscola: INSISTI.
E allora mi pare di capire... Vedi, ognuno ha una strada da percorrere nella vita che corrisponde alla fiducia che Dio ripone in lui. Questa strada si puo' accogliere ed accettare nelle sue luci ed ombre o si puo' rifiutare. Si puo' sopportare bestemmiando o si puo' vivere con rassegnazione come un cane bastonato che guarda con paura il Padrone. Si puo' accogliere e viveren intensamente nei suoi vari momenti facendone un si', come Gesu' ha fatto nell'orto degli ulivi...Si puo'. Vedi, io non so perche' il Signore ha voluto che stessi male e arrivassi sulla soglia della fine e poi mi ha ridato la salute. Tu non sai perche' continui a soffrire e non puoi espandere la tua gioia di vivere in altro modo. Non sappiamo. Ma un Figlio che sa che suo Padre e' solo Bonta' ed Amore sicche' non risparmia se' stesso fino a morire nella Persona di Cristo non e' certamente da colpevolizzare, non e' nemmeno da istruire per insegnargli quello che deve fare nei nostri confronti. E' piuttosto da accettare cosi' come si manifesta a noi. A noi sta accogliere i suoi disegni di amore e di dolore certi che sono per il nostro ultimo e definitivo bene ed anche per il bene degli altri, come?...Lui lo sa e lo fa... Sta nel non elevare se stessi all'altezza di Dio, ma nell'umilta' del servizio, essendo se stessi, essere pian piano palsmati secondo la vera immagine di Dio. E' la nostra strada maestra.
 Mi auguro di camminare insieme a te su questa strada,sostenuti dalla Vergine Maria, dietro a Gesu', portando la croce, la nostra croce, con Lui.
Su questa strada INSISTI.
Ciao.
Tuo vecchio cugino  Don.

domenica 24 aprile 2011

Pasqua

Trupul lui Isus e în mormânt.
O piatră imensă e prăvălită la gura locului îngropării.
Pecetea romană e aşezată deasupra.
O gardă stă de veghe, ca nu cumva ucenicii să vină şi să ridice Trupul.
Dintr-o dată, se face mare cutremur, un înger coboară din cer şi aduce vestea învierii. Domnul Isus a biruit moartea şi acum e viu.(Andrei).



Gesu' e' risorto ed e' vivo in mezzo a noi fino alla fine del mondo come aveva promesso.
Egli e' l'unico Figlio del Padre, immagine perfetta di Dio.
Vero uomo nel quale  vediamo il volto di Dio Padre.
 Per chi si schiera contro di Lui non ci puo' essere salvezza.
La nostra confessione di Cristo come unico Figlio, mediante il quale noi stessi vediamo il volto del Padre (cfr. Gv 14, 8), non è arroganza che disprezza le altre religioni, ma gioiosa riconoscenza perché Cristo si è mostrato a noi senza alcun merito da parte nostra.
Non possiamo tacere queste verita' e questi fatti di salvezza.
Egli, nello stesso tempo, ci ha impegnati a continuare a donare ciò che abbiamo ricevuto e anche a comunicare agli altri ciò che ci è stato donato, perché
la Verità donata e l’Amore che è Dio appartengono a tutti gli uomini.










































































































































































domenica 17 aprile 2011

Un Buon Pensiero

Abbiamo bisogno di Dio. E lui infatti che “ci dà il giusto orientamento e la forza interiore che ci solleva in alto. Abbiamo bisogno dell’umiltà della fede che cerca il volto di Dio e si affida alla verità del suo amore”., ha detto il Papa.

( Zenit 17 04 2011)




E per cercare il Volto di Dio, ecco un sussidio: l`Esposizione della Sindone che si fa durante la Settimana Santa a Bacau dai Salesiani in Romania .

sabato 16 aprile 2011

GIOVEDI SANTO

Gesu' lava i piedi ai suoi apostoli

Da allora...
servire diventa, una nuova norma di grandezza.
Martin Luther King esclamava:
“Se vuoi essere importante, bellissimo!
Se vuoi essere grande, straordinario!
Ma dovrai riconoscere che chi è grande in mezzo a voi sarà il vostro servitore.
Questa è la nuova definizione di grandezza...
e con questo significa che ognuno può essere grande.
Ognuno può servire.
Non serve avere un diploma per servire. Basta solo un cuore pieno di grazia e un’anima frutto dell’amore.
E puoi essere questo servitore”.


Ma lo vuoi?....

domenica 3 aprile 2011

Amici



Ho letto sull'amicizia tante cose, ma a me e' parso piu' bello quello che mi e' folgorato in mente.
L'amicizia vera e' un segno, il segno della Fine e cioe' e' il segno della Comunione con Dio a cui giungeremo in Paradiso.
Di qui tutte le prerogative e il valore dell'amicizia.
Un tesoro.

mercoledì 16 marzo 2011

17 marzo 1861 2011


Domani 17 marzo ricorderemo
la proclamazione del Regno d'Italia.
E' l'inizio dello Stato italiano anche se non completo . A questa nascita esultarono i giovani di allora, oggi esultino i giovani di oggi che rispecchiano la formazione cristiana data da un grande Santo Italiano, Don Bosco.

"Don Bosco insegnava un mestiere, insegnava ad essere cittadini – cittadini e cattolici, le due cose sono indissolubili per don Bosco. Non è concepibile un cattolico che non abbia il senso dello Stato nel quale vive. Nella distinzione: date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio."

Ci uniamo all'esultanza di tutti e accompagniamo la festa con la preghiera per l'Italia e per gli Italiani, nell'Europa Unita!.