dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

martedì 3 aprile 2012

Oggi c'e' il sole. ...Poesie e ricordi....



la Comunità cristiana, la Chiesa è la presenza, la garanzia dell’amore di Dio contro tutte le ideologie dell’odio e dell’egoismo.(Totus Tuus)



L’Uomo della Croce.

Un Uomo
ho incontrato:
che innocente
sulla croce
saliva.
Gli ho chiesto:
-     Perché questo?
a te, perché?
• • • 
Non rispose;
ma lessi negli occhi 
della gente un grido
di odio!
Guardandolo in volto però
un lampo di luce
con dolcezza sembrò 
circondarmi;
e capii.

Sembrava dicesse:
-     Sono io che lo voglio: 
salir sulla croce
è mia scelta!
-     Perché?...- insistei.
E rapida
la risposta venne:
-Per amore!

 ....

Anche ora io rivedo
un uomo
portare
la croce:
la sua croce!
E gli chiedo: - Perché?
Lo sguardo è sfuggente, 
triste, pensoso;
risponde: -Non so!
Vorrei ricondurre
ogni uomo
a Quello di prima.
Perché ognuno
ritrovi il volere
e la pace
di salire sull’erta
della sua vita
dolorosa,
con Lui,
con l'animo forte,
il passo sicuro,
anelando a una meta.




*******************





Conversione. 

La novità della conversione, nel sacramento della confessione, non consisterà tanto “nell’abbandono o nella rimozione del passato, quanto nell’accogliere Cristo e nell’aprirsi alla sua Presenza, sempre nuova e sempre capace di trasformare, di illuminare tutte le zone d’ombra e di schiudere continuamente un nuovo orizzonte”.
(P.Benedetto XVI.mo)




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Venerdi' di Passione

Gesu', io so
che cosa hai fatto per me.
Ho visto la Sindone,
che e' immagine
della tua Passione
e segno
della tua Risurrezione.
...
Ho contato le tue piaghe,
che hai subito per me!
Sono tante...
quanti i miei peccati,
ma ancora di piu'.

In ognuna di esse
ho visto una parola.
Era una parola scritta
con il tuo Sangue:
"Amore!"
...

Amore di chi?
...Amore per chi?
Amore verso l'uomo!
Ogni uomo.
Amore per ciascuno
nonostante quello
che lui e'.
...
Amore, pure per me
e solo per me.
Ho visto, Signore,
le tue Piaghe
e ad una ad una
le ho contate.
Ho visto le mani tue dolci
e forate.


Ho visto 
i tuoi piedi beati:
anch'essi portavano i segni,
segni di chiodi:
erano forati.

Su un tuo piede,
o Gesu',
mi e' parso...,
forse mi sbaglio,
ma c'e' l'impronta,
e' certa:
era il segno 
di una mano
pietosa e cara
che nel sudario
ti aveva composto:
tua Madre!

Mi e' parso...non so,
forse mi sbaglio,
ma l'impronta si vede,
e' li':
tre dita pietose,
che parlan d'amore 
straziato.

Ho visto altro ancora:
erano cento
e venti
terribili nerbate,
 e le ho contate.
Gesu!...
neppure un punto
del tuo Corpo,
nemmeno un po',
appena un po'
era risparmiato:
"tutte le mie ossa
hanno contato"!

Ma ecco...,
Ho visto ancora
e ancora...
Ho trovato i segni 
degli schiaffi,
ed ecco i segni 
delle spine,
delle percosse:
sulle labbra,
sul volto,
sul naso.

Ed in ogni piaga
pareva scritto:
"Per te!",
"Perche' ti amo
e ti voglio
con Me".

Guardando ho visto
ed ho contato
le gocce di Sangue,
di Vittima innocente.
Ho toccato
 lo squarcio
della lancia acuta,
il Sangue
e l'Acqua,
che la tua Morte
denunciava.


Ho visto il tuo Petto
rigonfio,
nello spasimo del tetano,
nell'asfissia,
nell'angoscia
suprema...

E c' erano mille
 altri segni
del tuo Amore
per me, per tutti, 
per ciascuno...
Ognuno di essi
e' un grido,
che chiama e attira,
chi vive ancora
e ascolta;

E' come un gemito
che urla
la sua sete immensa,
e intensa
di salvezza:
per tutti, 
per ciascuno,
...per me!

Cristo, Signore,
salvaci.!


giovedì 29 marzo 2012

Martiri Cristiani


Non possiamo dimenticare i nostri martiri cristiani che nel mondo testimoniano il Vangelo.


E' stato ucciso da una raffica di mitra sulla strada, mentre andava al lavoro.
Era un uomo politico, un ministro, difensore dei poveri e delle minoranze perseguitate in Pakistan. 
Era il 2 marzo 2011.( da    Oasis)

Spezziamo il gelo dell'odio con la ricchezza dell'amore di Cristo.

Shahbaz Bhatti
Il suo testamento

Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune».
Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese.
Molte volte gli estremisti hanno cercato di uccidermi e di imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Gli estremisti, qualche anno fa, hanno persino chiesto ai miei genitori, a mia madre e mio padre, di dissuadermi dal continuare la mia missione in aiuto dei cristiani e dei bisognosi, altrimenti mi avrebbero perso. Ma mio padre mi ha sempre incoraggiato. Io dico che, finché avrò vita, fino all’ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.
Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: «Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi». I passi che più amo della Bibbia recitano: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro.
Per cui cerco sempre d’essere d’aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati.
* Shahbaz Bhatti, Cristiani in Pakistan. Nelle prove la speranza, Marcianum Press, Venezia 2008 (pp. 39-43)

Bucurie

Il Pensiero del giorno: (Catehismul Bisericii Catolice, Bucureşti 1993, n. 2606 şi 
 Gândul zilei                                       A. Vannoye, Painea yilnică a Cuvântului, Iaşi 2003)




Toate nenorocirile omenirii din toate timpurile, roabă a păcatului şi a morţii, toate cererile şi mijlocirile din istoria mântuirii se află cuprinse în acest strigăt al Cuvântului întrupat. Iată că Tatăl le primeşte la sine şi că, dincolo de orice speranţă, le îndeplineşte înviindu-l pe Fiul său. Astfel se împlineşte şi se consumă drama rugăciunii în economia creaţiei şi a mântuirii. Cartea psalmilor ne dă cheia ei în Cristos. Căci în veşnicul Astăzi al învierii spune Tatăl: «Fiul meu eşti Tu, eu astăzi te-am născut. Cere-mi şi-ţi voi da moştenire neamurile şi în stăpînirea ta marginile pământului!» (Ps 2, 7-8).
Scrisoarea către Evrei exprimă în termeni dramatici cum rugăciunea lui Isus împlineşte izbânda mântuirii: «în zilele vieţii sale pământeşti a înălţat cu strigăt mare şi cu lacrimi rugăciuni şi cereri către Cel care-l putea izbăvi de moarte şi a fost ascultat pentru cucernicia sa; deşi era Fiu, a deprins ascultarea din cele ce a suferit şi, fiind dus la desăvârşire, a devenit pentru toţi cei ce ascultă de El izvor de mântuire veşnică» (Evr 5, 7-9).





Cum a fost pentru Abraham, va şi pentru noi.
Ce a făcut Abraham?

„Abraham, tatăl vostru, a tresăltat de bucurie în speranţa că va vedea ziua mea; a văzut-o şi s-a bucurat".(In 8,56)
Şi noi suntem chemaţi să vedem ziua lui Isus şi să ne bucurăm( Rom 4,23-25).
Ce înseamnă acest lucru: „Abraham, tatăl vostru, a tresăltat în spe­ranţa că va vedea ziua mea"?
Ziua lui Cristos este ziua învierii şi Abraham a văzut-o, evident, ca prefigurare, adică participând la evenimentele care făceau să se între­vadă planul divin de înviere al lui Cristos.
Sunt două evenimente în care Abraham a văzut în figura, în special, învierea lui Cristos:
naşterea lui Isaac 
şi sacrificiul lui Isaac.
Deja naşterea lui Isaac este prezentată de sfântul Paul ca o victorie asupra morţii. „(Abraham) fără a slăbi în credinţa"  - scrie sfântul Paul - "văzând deja ca mort trupul său şi al Sarei".( Rom 4,19) El a crezut în Dum­nezeu care învie morţii, şi astfel, s-a născut Isaac, pentru credinţa lui Abraham în promisiunea lui Dumnezeu, o credinţă capabilă să învingă moartea. Este, pentru Abraham, o experienţă a învierii, şi el „s-a bucurat".
Spunând „s-a bucurat", Isus face şi aluzie la numele însuşi al lui Isaac, care în ebraică înseamnă „el a râs". 
Abraham, deci, prin credinţa sa, a participat la victoria lui Cristos asupra morţii şi s-a bucurat de aceasta.
Al doilea eveniment în care Abraham a văzut anticipat anunţul învi­erii este cel cunoscut ca fiind jertfa lui Isaac, care a fost încă o victorie asupra morţii. Abraham îşi oferă propriul fiu, acel fiu prin care Dum­nezeu îi promisese să-l binecuvânteze pe Abraham şi toate popoarele. Dacă Isaac moare, promisiunea lui Dumnezeu este deşartă, pare anulată. Dar Abraham are credinţă că Dumnezeu va afla modul prin care va găsi victima pentru sacrificiu, fără ca ea să aducă cu sine moartea lui Isaac. Şi Isaac coboară viu de pe munte.
 A fost, într-un oarecare sens, jertfit şi a rămas viu, devenind figura învierii lui Cristos.
Evident, este o prefigurare imperfectă, ca toate prefigurările, Isaac nu a învins realmente moartea, pentru că nu a fost realmente sacrificat. Dar Abraham în acest eveniment a putut vedea deja ziua sacrificiului real al lui Cristos, premisă a învierii la o viaţă mai frumoasă şi perfectă: a văzut-o şi s-a bucurat.
 Şi ca recompensă pentru credinţa sa, Dum­nezeu îşi reînnoieşte promisiunea fecundităţii, a ţării promise, a moşte­nirii veşnice.

Şi noi suntem chemaţi să trăim în credinţa în învierea lui Cristos, să învingem mereu puterea morţii şi să ne bucurăm pentru că victoria lui Cristos va deveni victoria noastră priveşte însăşi moartea noastră şi durerile şi angoasele noastre, anume că încă de pe acum putem fi învingători de pacatul, de suferinţele, de moartea noastră oferindu-le ca o participare la patimirea şi moartea lui Isus.
Dar mai mult, este adevărat pentru fiecare zi din viaţa noastră, în care putem să fim victorioşi asupra puterilor morţii, adică asupra a tot ceea ce ne conduce la tristeţe, la pesimism, la descurajare, cu alte cuvinte, asupra a tot ceea ce ne poate face să capitulăm în faţa dificultăţilor.
E necesar, asemenea lui Abraham, să avem credinţă în înviere. 
Nici o dificultate nu a fost mai mare decât crucea lui Cristos, şi el a învins:
 „Aveţi încredere, eu am învins lumea" (In 15,33).
Să cerem să avem întotdeauna înaintea ochilor noştri această victorie a lui Cristos, 
să avem prezentă învierea sa, 
să ne bucurăm de ea acum, 
şi pentru a ne putea bucura în veşnicie  
şi atunci 
când vom fi
părtaşi 
la Bucuria veşnică.


venerdì 2 marzo 2012

Polepole

AM




Pensieri del Papa Benedetto XVI.mo.

Il silenzio è “capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare Dio, perché la sua Parola rimanga in noi, perché l’amore per Lui si radichi nella nostra mente e nel nostro cuore, e animi la nostra vita”.


Scusi, dove corre?
Non ho tempo!
Ho fretta!
Sono molto occupato!
Lasciami in pace! ho da fare!
Ma, che vuoi!?


E lo stress corre anche lui veloce dall'uno all'altro!...Perche'?
Perche' si sorride poco.E si sorride poco perche' si fa tutto di fretta.

Guarda un po'...nelle Bermude nella citta' di Hamilton  si fa un monumento all'uomo della strada. E' quell'uomo che si ferma al crocicchio e invita tutti a stare sereni a ridere a rallegrarsi, a dare un abbraccio a lanciare un bacio di stima e di affetto, ad avere il cuore allegro!...E' l'uomo - dice lui -.che sente  un invito divino nel cuore a farlo. Si chiama  Johnny Barnes, ha ora 88 anni e fa questo da piu' di 20 anni.
Ma e' matto!... o e' proprio saggio?... Fa bene o e' segno di squilibrio?...
Che ne dici?...

Vedo che hai il tuo parere.
Anch'io ho il mio..Ma, secondo me, serve anche a te..
E' questione di..." Polepole".

Ma io non so cosa sia Polepole e tu mi prendi in giro!..O no?
No! non ti prendo in giro. Ascolta...

Quand'ero piccolo ho sentito questo adagio: " Chi va piano, va sano e va lontano..."
In Romania si dice :"Graba strica treaba!" (La fretta guasta il lavoro che fai!)
C'e' una parola nel linguaggio swahili (Africa Orientale), che dice: Polepole! Vuol dire "adagio, piano, con calma, pazientemente".
Polepole: ci si affretta lentamente,
Polepole: cosi' hai la certezza di non rimanere a meta' strada.
Polepole: la calma fa la vita lunga, (A. Pronzato)
Polepole: eviti cioe' lo stress che consuma.
Polepole: Se hai molto da fare, fermati a pregare di piu' (Lutero )
Polepole: proprio perche' non c'e' tempo da perdere, e' necessario avere il coraggio di ascoltare.
Polepole: proprio perche' non c'e' tempo da perdere, e' necessario avere il coraggio di pensare.
Polepole: proprio perche' non c'e' tempo da perdere, e' necessario avere il coraggio di meditare.
Polepole: troppo attivismo indurisce il cuore.
Polepole: "Oltre alla nobile arte di compiere le cose, esiste la nobile arte di lasciarle incompiute"(Lin Yutang).
Polepole!...
"Recuperiamo la gioia della lentezza e, polepole, arriveremo lontani". (Religioso rogazionista,Casa Pontificia).

....
Che ne pensi, ora? Se anche tu  con "POLEPOLE"!?
Allora, apri il Vangelo e leggi Marco 9,2-10.
A tutti quelli che si agitano tanto, Dio ripete ancora oggi:
"Ascoltatelo!
" Chi?...
Lui! Gesu'.

martedì 28 febbraio 2012

La Croce . Un tesoro da riscoprire e riaccogliere.


Se noi guardiamo una Croce, possiamo pensare: " E' il segno di Cristo e del suo sconfinato amore per gli uomini. Eppure essa e' stata divelta dal cuore degli uomini. Oggi infatti molti che provengono da famiglie cristiane non ne sanno il vero significato e il suo profondo valore. "
Se noi guardiamo una croce, sentiamo la necessita' di vedervi colui che vi fu appeso, l'Uomo della Croce, Gesu'. E' allora che pensiamo: "Ecco la Porta della fede, ecco la Porta della Salvezza!"
Ma questo pensiero non e' condiviso da molti. Se lo sentono, non acoltano. Se lo leggono, passano ad altro!...perche'?
Falsi profeti hanno fatto balenare altri pseudo-valori nel cuore degli uomini che vanno pensando confusamente ad altre realta' o ripongono altrove la loro speranza.
Va ri portato il Crocifisso nel cuore dell'Uomo.
La Quaresima, e' tempo propizio per ritornare sui propri passi e riprendere la strada della Liberta', ritrovare la Porta della Salvezza.

Ecco un aiuto, la meditazione sulla Santa Sindone di Torino.
Lo faceva Don Bosco con i suoi giovani dell'Oratorio di Torino allora, lo facciamo anche noi, ora...


Il telo sindonico.


Ormai in tutto il mondo il termine “la  Sindone”, sta ad indicare un lenzuolo di lino lungo in media circa 4 metri e 37cm…..e largo 1 metro e 11 cm. conservato  a Torino (Italia) dal 1578 fino ad oggi.
Sul telo di colore giallo ocra  chiaro, sono visibili impronte che riproducono l’immagine frontale a sinistra e quella dorsale a destra di una figura umana.
Appaiono inoltre numerosi altri segni e tracce, lasciate dalle vicissitudini subite dalla Sindone durante la sua storia.

Nell’immagine anteriore si vedono il volto incorniciato da lunghi capelli e da una folta barba, il torace e le braccia incrociate sul pube, le gambe distese.

Nell’immagine posteriore si vedono la nuca, la schiena, le gambe distese e le piante dei piedi.

Si notano in particolare due righe nere parallele al lato maggiore e delle bruciature; sono dovute all’incendio scoppiato nella chiesa di Chambery nell’anno 1532, dove si trovava collocata la Sindone, conservata ripiegata in una cassetta d’argento.

Le due line nere strinate, sono dovute al contatto del lenzuolo con le pareti  della cassetta d’argento surriscaldata dalle fiamme dell’ incendio.
                    
Durante l’incendio una goccia di metallo fuso caduta sul lenzuolo  ne trapasso’ tutti gli strati, distruggendone il tessuto.
Questo spiega il  ripetersi simmetrico lungo le due line nere di numerosi fori a forma di triangolo.

Tali fori furono riparati nel 1534 dalle Clarisse di Chambery, che provvidero a coprirle con delle toppe. Per rinforzare la struttura  del lenzuolo danneggiato dall‘incendio, le suore cucirono inoltre alla Sindone e alle toppe un tessuto di lino detto “telo d’Olanda”.

Per motivi di conservazione del telo sindonico, tali toppe sono state rimosse nel 2002 ed il telo d’Olanda sostituito con un nuovo tessuto di supporto riconoscibile, sotto le bruciature, per
il diverso colore e la differente trama rispetto alla Sindone stessa.

Nella zona centrale del lenzuolo, si ripetono piu’ volte delle grandi macchie dal margine frastagliato a forma di rombo.
Si tratta di aloni formati dall’acqua, che ha bagnato il tessuto della Sindone in qualche momento della sua storia.

Vi sono poi quattro gruppi simmetrici di bruciature tondeggianti di dimensioni piu’ piccole delle precedenti. Essi sono certamente anteriori all’incendio di Chambery.

Anche in questo caso, sotto i fori, compare il nuovo tessuto di supporto riconoscibile per colore e trama differenti.


Lungo il margine superiore e’ stata anticamente cucita una striscia dello stesso tessuto della Sindone larga 8 centimetri. Presenta ai due bordi estremi delle vistose lacune sotto le quali compare il nuovo tessuto di supporto.

Lungo il margine inferiore della lacuna di sinistra vi e’ la zona nella quale vennero effettuati per motivi di studio due prelievi di tessuto piu’ recenti: nel 1973 e nel 1988.

Il telo della Sindone e’ fatto con un lino pregiato e appare tessuto a mano con un caratteristico tipo di tessitura detto „a spina di pesce „.
Le strisce longitudinali, larghe circa 1 centimetro , appaiono molto evidenti quando il lenzuolo viene illuminato con luce radente. Con un ingrandimento, si riconosce facilmente la tessitura a spina di pesce.

Il Volto dell’Uomo della Sindone presenta molte lesioni contusive che i medici legali hanno studiato attentamente. Sono state individuate delle tumefazioni che sembra si possano identificare come ematomi, particolarmente visibili sulla parte destra del Volto cvhe si presenta piu’ gonfia di quella sinistra. Si riscontrano inoltre altri segni preferibilmente riferibili a ferite lacero contuse.

Il setto nasale e’ deviato a causa di una frattura.
Nel complesso l’Uomo della Sindone risulta esser stato selvaggiamente percosso nelle ore precedenti la sua morte.

Sulla fronte e sulla nuca e lungo i capelli si presentano numerose colature di sangue che sgorgano da ferite da punta di piccolo diametro.
Sono disposte a raggera intorno al capo e sembrano provocate dall’imposizione sul capo stesso di un casco di aculei acuminati.

Le caratteristiche della colatura di sangue che fuoriesce dalle ferite permettono di distinguere tra lesioni di vasi arteriosi  e di vasi venosi.
Particolarmente singolare e’ la colatura in centro della fronte sgorgata dalla ferita della vena frontale che assume la forma caratteristica di un tre rovesciato perche’ segue l’andamento delle rughe della fronte stessa.

Sulla parte destra del petto si vede una grande chiazza di sangue che fuoresce da una ferita di forma ovale provocata da un oggetto appuntito e tagliente che ha colpito tra la quinta e la sesta costola e che e’ penetrato in pofondita’.

Le caratteristiche di questa ferita sono importanti  in quanto mostrano che essa e’ stata inferta dopo la morte del soggetto. Anche il sangue che ne sgorga si presenta circondato da un alone sieroso come avviene per il sangue uscito da un cadavere in cui si sia gia’ separata la parte sierosa da quella corpuscolata.

Sull’immagine anteriore della Sindone sono bene identificabili le impronte lasciate dagli arti superiori. Le braccia sono distese, mentre le mani si incrociano al livello del pube.
Su entrabi gli avambrtacci sono visibili lunghe colature di sangue che partono dai polsi per risalire fino all’altezza dei gomiti. Il loro andamento appare innaturale in quanto sembrano correre verso l’alto. Bisogna invece pensare che si tratta di colature di sangue formatesi quando il corpo erra appeso alla croce, e pertanto i polsi si trovavano piu’ in alto dei gomiti.

Sul polso sinistro e’ ben visibile una caratteristica chiazza di sangue formata da due colature divergenti riferibili alle diverse posizioni assunte dal condannato sulla Croce: quella accasciata e quella sollevata.
Il sangue fuoresce da una ferita di forma ovale provocata da uno strumento a punta quale puo’ essere un chiodo.
Di particolare, e’ la localizzazione di tale ferita che non si presenta nel palmo della mano come viene raffigurata nella tradizione iconografica della crocifissione, ma nel polso.
Da rilevare l’assenza dell’immagine dei pollici sulla Sindone, che potrebbe essere dovuta al ferimento del nervo mediano della mano o ad una contrazione tetanica.

La forma del torace e del dorso presenta circa un centinaio di echimosi escoriate consistenti in figure tondeggianti e abbinate, lunghe circa due centimetri, visibili anche sugli arti inferiori.
Sembrano lesioni provocate dal flagello, strumento romano di tortura costituito da un manico di legno da cui si dipartono delle corde al termine delle quali sono fissati dei piccoli piombi a forma di manubrio.

E difficile stabilire il numero dei colpi di flagello inflitti, poiche’ non si conosce il numero di corde del flagello, e’ invece certo chei l supplizio venne inflitto a schiena curva e a corpo nudo.

All’altezza della zona scapolare sinistra  e sovrascapolare destra si osservano delle echimosi a forma quadrangolare riferibili ad un oggetto pesante e ruvido che puo’ essere identificato come il patibulum: l’asse orizzontale della croce che a volte il condannato sopportava su di se’ fino al luogo dell’esecuzione.

Ed infine, all’altezza delle reni si osserva una colatura di sangue trasversale che attraversa tutto il dorso.Si tratta del sangue sgorgato dalla ferita al costato, qui defluito quando il cadavere, una volta deposto dalla croce, e’ stato messo in posizione orizzontale.

Gli arti inferiori dell’uomo della Sindone sono ben individualbili sia nella figura anteriore che in quella posteriore. Entrambe le ginocchia presentano delle escoriazioni molto probabilmente dovute a cadute, perche’ in queste zone, come sulle piante dei piedi sono state individuate tracce di terriccio.
Da notare ancora che il ginocchio sinistro e’ stato fissato dalla rigidita’ cadaverica in posizione piu’ flessa  rispetto al destro e percio’ l’arto sinistro risulta nell’immagine piu’ corto.
La pianta del piede destro e’ nitidamente impressa, mentre del piede sinistro e’ visibile solo la parte posteriore in prossimita’ del tallone, cio’ suggerisce che la crocifissione e’ stata effettuata servendosi di un solo chiodo e sovrapponendo il piede sinistro sul destro. Sulla pianta di quest’ultimo si nota il foro di uscita del chiodo, da cui si dipartono dei rivoli di sangue che scendono verso le dita.

Le zone corporee, che si vedono sulla Sindone, sono scure in corrispondenza a zone  in rilievo mentre sono chiare nelle altre. L’immagine si presenta quindi con una distribuzione della luminosita’ opposta a quella che percepiamo nella realta’. L’impronta si comporta pertanto come un negativo fotografico. Trasformando l’immagine della Sindone nel suo negativo fotografico, invece, i chiaroscuri sono ovviamente invertiti e pertanto in esso appare il vero aspetto dell’Uomo della Sindone, come potremmo osservarlo se si trovasse di fronte a noi.

mercoledì 15 febbraio 2012

Quaresima- Postul Mare





C’è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr Lc 22,61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi( Benedetto XVI.mo).


Quando un cristiano scorge nell'altro l'azione dello Spirito Santo, non può che gioirne e dare gloria al Padre celeste (cfr Mt 5,16).

E'  sempre attuale l'invito a tendere alla «misura alta della vita cristiana» 
(Beato Giovanni Paolo II).

In questo approssimarsi del periodo Quaresimale ci sentiamo spinti dal Magistero della Chiesa a conquiste sempre piu' alte; per questo siamo invitati a conseguire tre mete di crescita spirituale  con la forza dello Spirito Santo che ci guida e sorregge.
Le mete, come aspetti della carita' cristiana, sono:
- Attenzione all'altro.
- Reciprocita' nella crescita verso la santita'.
- Santita' personale.
E' come dire: 
                        " Occhio attento"
                        " Mano nella mano"
                        " Cuore ardente"
Occhio, mano e cuore: tre simboli per ricordare tre tappe di un cammino impegnativo ove si fa sul serio con Gesu".
Un cammino alla luce della Parola : 
"Facciamo attenzione gli uni agli altri a stimolo di carita' e di buone opere" (Ebrei 10, 24), mentre ci poniamo alla scuola di Maria.