dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

sabato 23 settembre 2017

Napoli- tra natura e grida di bimbi(poesia)

I bambini ed i ragazzi dei  popolosi rioni di Napoli 

nel 1987.



I bambini ed i ragazzi dei popolosi rioni di Napoli in estate si riversano per le strade ed il loro chiasso si mescola al fruscio delle fronde degli alberi della costa, mentre il colore di un mare tranquillo sembra sgridare chi non si accorge di tanta bellezza.








Tra risa e grida,
come dei pazzi
ebbri di sole,
nei popolosi
stretti rioni
in giochi e spintoni
bimbi e ragazzi
ecco d'estate
lieti apparire,
dal salso intrisa,
nella citta'.


E' un riversarsi
in strade tortuose
nella festosa
Napoli citta'.
Luce e rumore
sole e calore
svelto s'avanza
lungo la costa,
forma un tutt'uno
con la natura
fino alla pianura,
quella lontano,
proprio laggiu'. 

Ma d'altro lato
tutto quel mare
sembra sgridare
il passeggero,
se da straniero
sembri ammaliato
della bellezza
nella pianura,
non nelle acque
tinte di blu'.








sabato 2 settembre 2017

Mese di settembre Ecologia e fede

Ancora una volta ci e' guida in questo mese
il commento   di Don Ferdinando Colombo:



Settembre e l'amore al creato.

In questo mese, ormai da 12 anni la Chiesa ci invita a porre attenzione al creato invitandoci avivere la vocazione di custodi del creato.

Papa Francesco, parlando di cura della casa comune ricorda a ogni persona che abita questo pianeta, che pur dando spazio alla lode: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra», «questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei».

Viviamo nel mondo, ma non siamo i padroni del mondo, bensì i custodi. 

Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo perciò ci ricorda che «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio».

Questa nostra terra è impregnata di Divino

Con l'incarnazione di Cristo, una Persona della Trinità si è inserita nel cosmo creato, condividendone il destino fino alla croce, e quindi il destino dell’intera creazione passa attraverso il mistero di Cristo.

Cristo come Parola del Padre è presente fin dall’origine: «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (Col 1,16), ma in modo particolare a partire dall’incarnazione.

Per circa 33 anni il Gesù terreno è stato in relazione concreta e amorevole con il mondo e ha moltiplicato e trasformato i frutti della terra con il lavoro umano.
Ora, Risorto, è presente in tutto il creato con la sua signoria universale: «È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose» (Col 1,19).
In tal modo, il creato non ci si presenta più come una realtà esclusivamente naturale, perché il Risorto lo avvolge misteriosamente e lo orienta a un destino di pienezza.


Le benedizioni di Dio
Ogni volta che celebriamo un Sacramento valorizziamo e trasfiguriamo uno dei beni della terra: l'acqua per il Battesimo, il grano e l'uva per l'Eucaristia, l'oliva e il suo prezioso olio per consacrare o curare.
 Ma anche la cera delle api, il fuoco, i fiori e soprattutto il nostro corpo:
 la mente e il cuore per pregare, le mani per benedire.

Sono il modo privilegiato in cui la natura viene assunta da Dio e trasformata in strumento di grazia:

quando vogliamo incontrarci con Dio usiamo con sapienza i suoi doni: 
tutto è benedizione, tutto è grazia, 
se l'uomo riconosce il suo compito di vivere rispettando il creato.


Afferma san Giovanni Paolo II: «Il Cristianesimo non rifiuta la materia, la corporeità; al contrario, la valorizza pienamente nell’atto liturgico, nel quale il corpo umano mostra la propria natura intima di tempio dello Spirito e arriva a unirsi al Signore Gesù, anche Lui fatto corpo per la salvezza del mondo». 




Vivere come sacerdoti del creato.

Se questa presenza del divino nella natura ci affascina, pensate con quanta gioia vivremo quando il creato sarà trasfigurato nei cieli nuovi e nella terra nuova.

Cristiani e non, persone di fede e di buona volontà, dobbiamo essere uniti nel dimostrare misericordia verso la nostra casa comune – la terra – vivendo con sapienza e valorizzando pienamente il mondo in cui viviamo come luogo di condivisione e di comunione.

                                 Don Ferdinando Colombo

Grazie don Ferdinando.
Porremo in pratica le tue esortazioni.








. Domenica 3 settembre 2017.

 Lodiamo Dio per il creato, la natura, i fiori i monti, l'atmosfera, il cielo, la terra, il mare, i fiumi, i diversi animali...tutto e' dono. E dobbiamo amare e rispettare Colui che ci ha regalato cosi' tanti doni.

 Quando vogliamo incontrarci con Dio usiamo con sapienza i suoi doni. 

Tutto è benedizione, tutto è grazia,
 se l'uomo riconosce il suo compito 
di vivere rispettando il creato 
come un dono d'amore di Dio 
che volendoci bene, ci fa suoi figli di adozione
e amministratori del creato...














Il pensiero della Chiesa:

Redento, infatti, da Cristo e diventato nuova creatura dello Spirito Santo, l'uomo può e deve amare anche le cose che Dio ha creato. Da Dio le riceve, e le guarda e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio. Di esse rin­grazia il Benefattore e, usando e godendo delle creature in verita’ e libertà di spirito, viene introdotto nel vero possesso del mondo, quasi al tempo stesso niente abbia e tutto possegga: “...tutto, infatti, è vostro; ma voi siete di Cristo, Cristo di Dio”(1 Cor. 3,22-23).
                                   

Gaudium et Spes nr. 37


mercoledì 2 agosto 2017

MESE DI AGOSTO 2017 sui passi di D.Ferdinando...


Agosto  2017
Mi piace presentare la riflessione mensile di Don Colombo Ferdinando all'inizio del mese di agosto.



Il riposo per l'anima


Il periodo estivo, che coincide solitamente con quello delle ferie, ci ricorda che abbiamo bisogno di riposo! Tutti speriamo di trovare riposo andando in vacanza.
Tuttavia, tornati a casa, e alla vita di prima, la tensione, i problemi e lo stress ci aspettano. Il riposo della vacanza è solo un breve riposo superficiale e, poco dopo, tutto torna come prima.
Quello che ci serve è un riposo profondo, che arriva all’anima. Un riposo che non dipenda dalle circostanze esterne, ma che sia profondamente radicato in noi, e che duri non solo qualche giorno, ma giorno dopo giorno, anno dopo anno, per tutta la vita, e per tutta l’eternità.
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace che io vi do non è come quella del mondo: non vi preoccupate, non abbiate paura.”(Vangelo di Giovanni 14,27)

Lo stress è diventato il compagno e lo spauracchio di tutti. Risultato della logica dominante: riuscire, vincere, competere, esaltare, apparire, produrre, consumare. Lottiamo tutta la vita per riuscire: nello sport, a scuola, al lavoro... e siamo stressati.
A fronte di questo prospera l'industria dello svago. Tecniche di rilassamento, viaggi, shopping, luoghi favolosi, discoteche, ginnastiche, esperienze nuove, etc...
Ma riusciamo a trovare riposo? Non di rado ci cacciamo in uno stress addirittura peggiore.
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo."  
È Lui la fonte del riposo. La prima relazione da vivere, per riposare veramente, è quella con Dio, nel Figlio suo Gesù.



"Il settimo giorno si riposò"
Con la sua Parola Dio pone il proprio agire come modello dell’agire umano, e offre il suo messaggio per chi desideri dare maggiore qualità alla propria vita, dentro la vita.
Il riposo di Dio nel settimo giorno non significa mancanza assoluta di attività, ma un modo diverso e qualificato di operare.
Dio non cessa mai di sostenere la sua creazione, anzi proprio nel giorno del riposo l’attività di Dio raggiunge il suo vertice, offrendo a noi le condizioni per la comunione e la pienezza di vita nel culto e nella cura dei valori spirituali.
Nel Vecchio Testamento Dio propone un riposo universale: non solo dell’uomo libero, ma anche dello schiavo, anche dell’animale domestico. Riposo anche della terra e dei vegetali; un riposo inteso anche in senso di solidarietà ed uguaglianza sociale, come sollievo del debitore dai suoi debiti e la ridistribuzione equa delle terre.
Il giorno festivo è perciò ordinato al vero e profondo riposo che è l’esatto contrario del vuoto e della mancanza di attività.
Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Es 20,9-11), cioè appartenente a Dio e segno nel mondo della santità di Dio.



In attesa dell'ottavo giorno
La Chiesa celebra il giorno della risurrezione di Cristo nel primo giorno dopo il sabato, nell'ottavo giorno, che si chiama giustamente giorno del Signore, o domenica che dà inizio alla nuova creazione inaugurata con la risurrezione di Cristo.
Con la speranza che il giorno di festa sia un’immagine della fase definitiva della storia in cui scompariranno malattia, morte ed ogni sorta di ingiustizia.
Il riposo è quindi, nella Scrittura, uno dei motori della speranza cristiana, l’obiettivo della lotta e del travaglio che sta alla fine di questa vita che conduciamo quaggiù.

"E vidi la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono [di Dio]: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio-con-loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate. E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.






Alla Vergine Assunta al cielo

Santa Maria,
Madre tenera e forte,
nostra compagna di viaggio sulle strade della vita,
ogni volta che contempliamo
le cose grandi che l'Onnipotente ha fatto in te,
proviamo una così viva malinconia per le nostre lentezze,
che sentiamo il bisogno di allungare il passo
per camminarti vicino.
Asseconda, pertanto, il nostro desiderio
di prenderti per mano,
e accelera le nostre cadenze di camminatori un po' stanchi.
Divenuti anche noi pellegrini nella fede,
non solo cercheremo il volto del Signore,
ma, contemplandoti quale icona della sollecitudine umana
verso coloro che si trovano nel bisogno,
raggiungeremo in fretta la "città"
recandole gli stessi frutti di gioia
che tu portasti un giorno a Elisabetta lontana.
Ripeti ancora oggi la canzone del Magnifìcat,
e annuncia straripamenti di giustizia
a tutti gli oppressi della terra.
(Mons. Tonino Bello)


                                 Don Ferdinando Colombo

mercoledì 31 maggio 2017

Mese di giugno dedicato al Sacro Cuore di Gesu'

Dal Santuario di Bologna dedicato al Sacro Cuore, ricevo questo messaggio di speranza e fiducia.






Gesù ha sete d'amore,
del nostro amore

Mettiamo al centro della nostra riflessione la devozione al Sacro Cuore di Gesù.
Quando Gesù nel 1675, apparendo a Santa Margherita Maria Alacoque le mostra il Cuore fiammeggiante d'amore le dice: "Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare loro il suo amore". «Guardiamo a Cristo trafitto in Croce! È Lui la rivelazione più sconvolgente dell’amore di Dio»: è l'esortazione di Papa Francesco. 
Lo Spirito Santo, che guida la Chiesa, le ha fatto fare passi da gigante in questa devozione.


1. Con Santa Faustina Kowalska la devozione al Sacro Cuore è fiorita nell'Amore Misericordioso che irradia sul mondo la forza trasformatrice dello Spirito Santo che opera nei Sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia. Di fronte ai due raggi che escono dal costato di Cristo anche noi comprendiamo che la Misericordia di Dio è una fonte zampillante di vita che può dare risposta ai problemi dell'umanità e, accolta con cuore aperto, può trasformarci in persone misericordiose.

2. La decisione di San Giovanni Paolo II, poi, di istituire la festa della Divina Misericordia ha rilanciato la devozione al Sacro Cuore in dimensione ecclesiale, sociale. La preghiera personale deve essere più intensa e il rapporto con Cristo deve cercare l'intimità, ma subito deve aprirsi ad abbracciare l'orizzonte sconfinato del progetto di Cristo che vuole la salvezza eterna di ciascuna delle sue creature.
Il grido dalla croce, “Ho sete” risuona ancora oggi ovunque ci sono poveri, emarginati e soli, persone e famiglie in difficoltà, rifugiati o senza dimora… In loro Gesù ha sete di amore, del nostro amore, e noi siamo invitati a rispondere a questa richiesta amando, amando senza misura, amando tutti con l’intensità di amore di Cristo sulla croce.

3. Così la devozione al Sacro Cuore ci ha guidati a comprendere che il vertice unificante della Vita Cristiana è la Vita Eucaristica vissuta nella Misericordia. Non più una devozione marginale, ma il cuore stesso della vita cristiana.
Per questo:
+ facciamo personalmente esperienza della Misericordia del Padre che scioglie i nostri cuori di pietra per avere il coraggio di portare la logica sconvolgente della Misericordia nei problemi sociali;
++ coltiviamo una profonda intimità personale con Cristo, nutrendoci del Suo corpo risorto, per avere la forza di donarci come lui si è donato;
+++ invochiamo lo Spirito Santo perchè trasformi i nostri cuori fino a poter esclamare con San Paolo: «Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me». 

Si rivela così in noi il volto di Dio-Trinità, un Dio-Famiglia, un Dio-Misericordia, fonte viva di amore. Nel Cuore di Gesù noi facciamo esperienza che Dio ci è alleato,  padre,  madre,  fratello e vive in noi perchè vuole la pienezza della nostra vita, ha sete del nostro amore.

Quel grido “Ho sete” risuoni nel nostro cuore e ci spinga a rispondere con amore sincero al Signore, ma ci dia anche orecchi e cuore per ascoltarlo nel grido delle persone che ci sono vicine e che ci interpellano con la loro situazione di solitudine, di miseria materiale e morale, di povertà.

Gesù, Amore Misericordioso, io confido in Te.
                                 Don Ferdinando Colombo


Condividendo questo messaggio di fiducia e speranza lo meditiamo come Maria conservandolo nel nostro uore. (D.Sergio)

venerdì 28 aprile 2017

Messaggio. Mese di Maria. Fatima luogo della speranza.


Alla scuola di Maria
per salvare l'umanità

Cento anni fa', tre piccoli pastorelli, nell'impensabile logica di Dio, ricevono a Fatima da Maria Santissima, un messaggio cosmico di lotta e di salvezza che ha influenzato la spiritualità cristiana del secolo scorso e ancora oggi sorregge la speranza che possiamo e dobbiamo contribuire alla vittoria del Bene sul male: «Infine il Mio Cuore Immacolato trionferà».

Maria ci parla del suo Cuore Immacolato per farci capire che vuole con noi un rapporto interiore, che coinvolga la nostra vita nell'amore, come anche Lei si è totalmente donata a Dio.

Ci chiede di affidarci fiduciosamente a Lei nella preghiera, nella vita buona, nell'offrire le nostre fatiche e le nostre sofferenze per esserepartecipi del sacrificio di Cristo, che ancora oggi si offre. È l'attualizzazione della Morte e Risurrezione di Cristo che vuole raggiungere tutte e ciascuna delle sue creature, perchè comprendano il suo Amore e siano partecipi della Sua vita divina. Vuole che nessuno vada perduto.

Maria a Fatima si offre come alleata per ciascuno di noi nel liberarci dal male, ma ci chiede di prendere parte come protagonisti, a questa che è la lotta finale per l'umanità, cominciando dalla conversione del nostro cuore.

La lotta tra il Bene e il male è intrecciata con la storia e con la cultura delle nazioni del mondo intero. Si manifesta nella diffusione di ideologie materialiste, di dottrine che negano Dio, di comportamenti sociali gravemente peccaminosi, di una economia ingiusta che uccide le persone più deboli. Le conseguenze planetarie della negazione di Dio sono sotto i nostri occhi: genocidi, terrorismo, guerre, migrazioni, catastrofi sociali, distruzione delle famiglie. Quanti peccati che portano l'umanità all'odio, alla guerra, ad un vero inferno. Quante vittime innocenti dell'egoismo presuntuoso dell'uomo.

La Madonna invitandoci a pregare per scongiurare tutte queste catastrofi ci insegna che la preghiera può cambiare lo svolgersi dei fatti preannunciati, che il Bene è più forte del male, che la sorte di milioni di persone dipende dalla nostra partecipazione cordiale e fedele al progetto di Dio di cui lei è amabile e appassionata ambasciatrice.

Pregare per la conversione non solo personale, ma anche delle Nazioni. Un'intercessione corale di tutte le persone e le comunità cristiane. Il Papa deve chiamare a raccolta tutti i credenti; tutta la Chiesa deve pregare e lui deve consacrare al Cuore immacolato di Maria il mondo e in particolare proprio le nazioni che diffondono il male perchè si convertano.
È la forte richiesta di condividere e realizzare il grande progetto di Gesù: salvare ogni persona di tutti i popoli e di tutti i tempi.

San Giovanni Paolo II convinto che fu la mano della Madonna il 13 maggio 1981 a deviare la pallottola di Ali Ağca e a salvargli la vita, volle che il proiettile fosse incastonato nella corona della statua della Vergine a Fatima e nell'anno 2000 beatificò Giacinta e Francesco.
Papa Francesco il 13 maggio di quest'anno si recherà a Fatima per dichiararli Santi.




Accogliamo l'appello di Maria e affidiamoci al suo Cuore Immacolato:

Atto di affidamento a Maria 
suggerito da papa Francesco


Beata Maria Vergine di Fatima,
con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna
uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni
che ti dicono beata.

Celebriamo in te le grandi opere di Dio,
che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità,
afflitta dal male e ferita dal peccato,
per guarirla e per salvarla.

Accogli con benevolenza di Madre
l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia,

Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi
e che nulla ti è estraneo di tutto ciò che abita nei nostri cuori.
Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo
e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso.

Custodisci la nostra vita fra le tue braccia:
benedici e rafforza ogni desiderio di bene;
ravviva e alimenta la fede;
sostieni e illumina la speranza;
suscita e anima la carità;
guida tutti noi nel cammino della santità.

Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione
per i piccoli e i poveri,
per gli esclusi e i sofferenti,
per i peccatori e gli smarriti di cuore:
raduna tutti sotto la tua protezione
e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù.




( Cosi' ci scrive Don Ferdinando Colombo 
nella rivista del Sacro Cuore di Bologna: 
Vivere)

lunedì 24 aprile 2017

Dio, questo sconosciuto

Dio questo sconosciuto.





(cfr. pag 43 del Bollettino Salesiano- aprile 2017).

Quando non si parla di Dio, si perde il senso della vita e la forza di affrontare serenamente la morte.

Questa lettera fu trovata dall'infermiera dell'ospedale **** sotto il cuscino di un giovane appena deceduto.
«Cara mamma, da alcuni giorni riesco a stare seduto sul letto solo per mezz'ora e per il resto della giornata sono immobilizzato. Il cuore non vuole più battere. Stamattina presto il professore ha detto qualcosa che suonava come "essere pronto". Per che cosa? Certo è diffìcile morire giovani! Devo essere pronto al fatto che all'inizio della settimana sarò un trapassato; e non sono pronto. I dolori scavano in modo quasi insopportabile, ma ciò che mi sembra davvero insopportabile è che non sono pronto. La cosa peggiore è che, quando guardo il cielo, è buio. Diventa notte ma non brilla sopra di me nessuna stella nella quale io possa immergere lo sguardo. Mamma, non ho mai pensato a Dio, ma ora sento che esiste ancora qualcosa che non conosciamo, qualcosa di misterioso, un potere nelle cui mani cadiamo, al quale dobbiamo dare delle risposte. E la mia pena è che non so chi è. Se solo lo conoscissi!... Mamma, ricordi come tu, con noi bambini, camminavi nel bosco, nell'oscurità che stava calando, incontro al papà che tornava dal lavoro? A volte ti correvamo davanti e ci vedevamo improvvisamente soli. Avanzavano dei passi nell'oscurità: che paura dei passi sconosciuti! Che gioia quando riconoscevamo che quel passo era quello del papà che ci amava…. E ora, nella solitudine, sento ancora dei passi che non conosco. Perché non li conosco?...
Mi hai detto come mi devo vestire e come mi devo comportare nella vita, come mangiare, come cavarmela. Ti sei occupata di me e non ti sei stancata di tutta questa preoccupazione.
Ricordo che tu, la notte di Natale, andavi a Messa con noi, i tuoi bambini. Mi ricordo anche della preghiera della sera che qualche volta mi suggerivi. Ci hai sempre indirizzati all'onestà. Ma tutto questo ora per me si scioglie come neve al sole. Perché ci hai parlato di tante cose e non ci hai detto nulla di Gesù Cristo? Perché non mi hai fatto conoscere il suono dei suoi passi, in modo che fossi in grado di accorgermi se è lui che viene da me in quest'ultima notte e nella solitudine della morte?...In modo che io sapessi se quello che mi aspetta è un Padre! Come potrei morire allora in modo diverso...».( B.F.)_







E’ curioso questo che segue…

Posta tra terra e Cielo:             


«Caro Dio, perché non hai salvato la piccola bambina uccisa nella sua classe? Distinti saluti, uno studente preoccupato».
La risposta:
«Caro Studente Preoccupato, nelle scuole non mi è permesso entrare. Distinti saluti, Dio».

***Purtroppo, possiamo dire che
«Vietato l'ingresso ai cani e a Dio»
è il cartello più diffuso oggi.

(cfr. pag 43 del Bollettino Salesiano- aprile 2017).


E prendendo il Vangelo....:         (Lc 24, 13-35)

Nell’episodio di Emmaus, noi vediamo delle persone che hanno il cuore e la mente disorentati e sentono una profonda delusione, ma rimangono nella ricerca e si aprono alla Parola di Dio che viene donata da Colui che in primo momento non e’ riconosciuto, ma e’ il Risorto ed è la stessa Parola del Padre. E proprio perche’ hanno ascoltato la Parola di Dio (..."E cominciando da Mose' e da tutti i Profeti spiego' loro in tutte le Scritture cio' che si riferiva a Lui"), si sono aperti all’attenzione verso l’Altro (" Resta con noi perche' si fa sera e il giorno gia' volge al declino. Egli entro' per rimanere con loro."), così, senza saperlo, hanno potuto incontrare il Risorto.
Essi riscopriranno nello stare con Lui la gioia e la pace  e ritroveranno in Lui la strada di casa, il senso della vita e la forza di affrontare la morte in modo vincente. Hanno capito quello che comprendiamo pure noi: la stessa Vita in Persona, Gesù risorto, sta con noi, ci orienta ad incontrarlo ancora e sempre nella Parola , nella Assemblea Domenicale, nella Celebrazione Eucaristica, nella Comunione e amore fraterno, nella Famiglia che è la Chiesa di Cristo, nella vita e nella morte, sempre!…

Ora infatti aperti all'ascolto della Parola, anche noi come i due discepoli di Emmaus sappiamo riconoscere il suono dei suoi passi!







domenica 16 aprile 2017

Risurrezione 2017

Oggi e' Pasqua 


Pasqua 2017 

( riflettendo con Papa Francesco)



Tutti noi, quando ci lasciamo dominare dal peccato, perdiamo la strada buona e andiamo errando come pecore smarrite.

Ed ecco l’Amore del Padre ci ha donato il suo Figlio che morendo e risorgendo per noi con i segni della Passione – le ferite del suo amore misericordioso – ci attira sulla sua via, la via della vita, ci apre alla nuova realta’ operata in Lui e ci dona la speranza poiche’ Egli ha vinto il peccato il dolore e la morte.

Egli, che ha vinto le tenebre del peccato e della morte, e’ il solo che puo’ donare la pace ai nostri giorni ed infondere la gioia nei nostri cuori…
A noi che possiamo sentire ogni giorno la presenza del Signore Risorto, spetta il compito di condividere con gli altri la gioia e la speranza che Lui ci dona.