dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

venerdì 6 maggio 2011

Pensieri ai giovani

PENSIERI ai Giovani. (Benedetto XVI)- cfr. Zenit 6 maggioo2011-.


Credere- “Credo!”- “Amen!”
Benedetto XVI

“'Credo', 'Amen': sono le due parole con cui inizia e si conclude il 'Credo', la 'Professione di fede' della Chiesa”, ha osservato il Pontefice.

“Che cosa vuol dire credo?”,  la parola “ha vari significati”: “indica accogliere qualcosa tra le proprie convinzioni, prestare fiducia a qualcuno, essere certi”.

“Quando, però, la diciamo nel 'Credo', essa assume un significato più profondo”.
“E' affermare con fiducia il senso vero della realtà che ci sostiene, che sostiene il mondo; significa accogliere questo senso come il solido terreno su cui possiamo stare senza timore; è sapere che il fondamento di tutto, di noi stessi, non può essere fatto da noi, ma può essere solo ricevuto”.
“La fede cristiana non dice 'Io credo in qualcosa', bensì 'Io credo in Qualcuno', nel Dio che si è rivelato in Gesù, in Lui percepisco il vero senso del mondo; e questo credere coinvolge tutta la persona, che è in cammino verso di Lui”.
“La parola 'Amen', poi, che in ebraico ha la stessa radice della parola 'fede', riprende lo stesso concetto: il fiducioso poggiare sulla base solida, Dio”.

Nel mondo di oggi c'è il pericolo di un “saccheggio spirituale”, ha avvertito Papa Benedetto XVI questo venerdì mattina rivolgendosi al Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, ricevuto in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano.

L'udienza si è svolta in occasione del giuramento delle 34 nuove reclute, alle quali il Papa, nel suo discorso in tedesco, francese e italiano, ha ricordato “il senso del servizio disinteressato” che caratterizza i membri del Corpo.

In particolare, il suo pensiero è andato al famoso “Sacco di Roma”, “che vide le guardie svizzere impegnate nella strenua difesa del Papa, fino a dare la vita per lui”. Il 6 maggio 1527, infatti, 147 soldati morirono nell’atto di difendere Clemente VII dall’assalto dei Lanzichenecchi.

“Il ricordo di quel saccheggio terreno deve far riflettere che esiste anche la minaccia di un saccheggio più pericoloso, quello che potremmo definire spirituale”, ha sottolineato il Pontefice.

“Nell’odierno contesto sociale molti giovani rischiano, infatti, di cadere in un impoverimento progressivo dell’anima, poiché inseguono ideali e prospettive di vita superficiali, che colmano solo bisogni ed esigenze materiali”.

“Fate in modo che la vostra permanenza a Roma costituisca un tempo propizio per sfruttare al meglio le molte possibilità che questa città vi offre per dare un senso sempre più solido e profondo alla vostra vita”, ha esortato il Pontefice rivolgendosi ai membri della Guardia Svizzera.

“Il periodo che trascorrerete nella 'Città eterna' sarà un momento eccezionale nella vostra esistenza – ha aggiunto –: vivetelo con spirito di sincera fratellanza, aiutandovi gli uni gli altri a condurre una vita esemplarmente cristiana, che corrisponda alla vostra fede e alla vostra peculiare missione nella Chiesa”.

Guardare a Cristo

“Quando alcuni di voi oggi giureranno di svolgere fedelmente il servizio nella Guardia Svizzera Pontificia e altri rinnoveranno questo giuramento nel loro cuore, pensate al volto luminoso di Cristo, che vi chiama ad essere autentici uomini e veri cristiani, protagonisti della vostra esistenza”, ha chiesto il Papa.

La passione, morte e risurrezione di Gesù “sono un eloquente richiamo ad affrontare con consapevole maturità gli ostacoli e le sfide della vita”, ha sottolineato.

“Lui solo è la Verità, la Via e la Vita. Lui deve diventare ogni giorno di più il parametro della nostra vita e del nostro comportamento, così come Lui ha scelto la piena e totale fedeltà alla missione di salvezza affidatagli dal Padre come misura e fulcro della sua vita”.

“Il Signore, cari giovani, cammina con voi, vi sorregge, vi incoraggia a seguirLo nella stessa fedeltà”, ha ricordato Benedetto XVI, augurando ai presenti “di sentire sempre la gioia e la consolazione della sua presenza luminosa e corroborante”.

“La vostra significativa presenza nel cuore della cristianità, dove folle di fedeli giungono senza sosta per incontrare il Successore di Pietro e per visitare le tombe degli Apostoli, susciti sempre più in ciascuno di voi il proposito di intensificare la dimensione spirituale della vita, come pure l’impegno ad approfondire la vostra fede cristiana, testimoniandola gioiosamente con una coerente condotta di vita”, ha concluso.


Reagire al pericolo di compromessi nella fede.
(Benedetto XVI)
Esiste  la minaccia di un saccheggio pericoloso, quello che potremmo definire spirituale”, ha sottolineato il Pontefice.
“Nell’odierno contesto sociale molti giovani rischiano, infatti, di cadere in un impoverimento progressivo dell’anima, poiché inseguono ideali e prospettive di vita superficiali, che colmano solo bisogni ed esigenze materiali”.
Guardare a Cristo
“Pensate al volto luminoso di Cristo, che vi chiama ad essere autentici uomini e veri cristiani, protagonisti della vostra esistenza”.

La passione, morte e risurrezione di Gesù “sono un eloquente richiamo ad affrontare con consapevole maturità gli ostacoli e le sfide della vita”.

“Lui solo è la Verità, la Via e la Vita. Lui deve diventare ogni giorno di più il parametro della nostra vita e del nostro comportamento, così come Lui ha scelto la piena e totale fedeltà alla missione di salvezza affidatagli dal Padre come misura e fulcro della sua vita”.

“Il Signore, cari giovani, cammina con voi, vi sorregge, vi incoraggia a seguirLo nella stessa fedeltà”. “Sentite sempre la gioia e la consolazione della sua presenza luminosa e corroborante”.

“si approfondisca sempre di più in ciascuno di voi il proposito di intensificare la dimensione spirituale della vita, come pure l’impegno ad approfondire la vostra fede cristiana, testimoniandola gioiosamente con una coerente condotta di vita”.

lunedì 25 aprile 2011

A mio cugino

AM
Bacau 25 aprile 2011

Carissimo "Antonio",
ho ricevuto i tuoi auguri pasquali e la dolorosa notizia di una ulteriore sofferenza che e' caduta su di te. Un piccolo scivolone ti ha causato una rottura alla gamba gia' sofferente. E' come se il male volesse incrudelire ancora di piu' su di te. E QUESTO TI SCONCERTA E TI FA GUARDARE IN SU CON UN  PO' DI AMAREZZA...
Chi ce l'ha con me?...perche' questo ancora a me?...
Non ti ho voluto rispondere subito, perche' anch'io sento il dispiacere del tuo soffrire. Ho cercato di pregare di piu' per te: piu' intensamente. Ho cercato di ascoltare la voce di Dio che parla nella Scrittura e nell'insegnamento della Chiesa. Ho letto qui  e la'...Ho pensato. E ancora non so.Ma tu dici nella tua e-mail e lo scrivi in lettera maiuscola: INSISTI.
E allora mi pare di capire... Vedi, ognuno ha una strada da percorrere nella vita che corrisponde alla fiducia che Dio ripone in lui. Questa strada si puo' accogliere ed accettare nelle sue luci ed ombre o si puo' rifiutare. Si puo' sopportare bestemmiando o si puo' vivere con rassegnazione come un cane bastonato che guarda con paura il Padrone. Si puo' accogliere e viveren intensamente nei suoi vari momenti facendone un si', come Gesu' ha fatto nell'orto degli ulivi...Si puo'. Vedi, io non so perche' il Signore ha voluto che stessi male e arrivassi sulla soglia della fine e poi mi ha ridato la salute. Tu non sai perche' continui a soffrire e non puoi espandere la tua gioia di vivere in altro modo. Non sappiamo. Ma un Figlio che sa che suo Padre e' solo Bonta' ed Amore sicche' non risparmia se' stesso fino a morire nella Persona di Cristo non e' certamente da colpevolizzare, non e' nemmeno da istruire per insegnargli quello che deve fare nei nostri confronti. E' piuttosto da accettare cosi' come si manifesta a noi. A noi sta accogliere i suoi disegni di amore e di dolore certi che sono per il nostro ultimo e definitivo bene ed anche per il bene degli altri, come?...Lui lo sa e lo fa... Sta nel non elevare se stessi all'altezza di Dio, ma nell'umilta' del servizio, essendo se stessi, essere pian piano palsmati secondo la vera immagine di Dio. E' la nostra strada maestra.
 Mi auguro di camminare insieme a te su questa strada,sostenuti dalla Vergine Maria, dietro a Gesu', portando la croce, la nostra croce, con Lui.
Su questa strada INSISTI.
Ciao.
Tuo vecchio cugino  Don.

domenica 24 aprile 2011

Pasqua

Trupul lui Isus e în mormânt.
O piatră imensă e prăvălită la gura locului îngropării.
Pecetea romană e aşezată deasupra.
O gardă stă de veghe, ca nu cumva ucenicii să vină şi să ridice Trupul.
Dintr-o dată, se face mare cutremur, un înger coboară din cer şi aduce vestea învierii. Domnul Isus a biruit moartea şi acum e viu.(Andrei).



Gesu' e' risorto ed e' vivo in mezzo a noi fino alla fine del mondo come aveva promesso.
Egli e' l'unico Figlio del Padre, immagine perfetta di Dio.
Vero uomo nel quale  vediamo il volto di Dio Padre.
 Per chi si schiera contro di Lui non ci puo' essere salvezza.
La nostra confessione di Cristo come unico Figlio, mediante il quale noi stessi vediamo il volto del Padre (cfr. Gv 14, 8), non è arroganza che disprezza le altre religioni, ma gioiosa riconoscenza perché Cristo si è mostrato a noi senza alcun merito da parte nostra.
Non possiamo tacere queste verita' e questi fatti di salvezza.
Egli, nello stesso tempo, ci ha impegnati a continuare a donare ciò che abbiamo ricevuto e anche a comunicare agli altri ciò che ci è stato donato, perché
la Verità donata e l’Amore che è Dio appartengono a tutti gli uomini.










































































































































































domenica 17 aprile 2011

Un Buon Pensiero

Abbiamo bisogno di Dio. E lui infatti che “ci dà il giusto orientamento e la forza interiore che ci solleva in alto. Abbiamo bisogno dell’umiltà della fede che cerca il volto di Dio e si affida alla verità del suo amore”., ha detto il Papa.

( Zenit 17 04 2011)




E per cercare il Volto di Dio, ecco un sussidio: l`Esposizione della Sindone che si fa durante la Settimana Santa a Bacau dai Salesiani in Romania .

sabato 16 aprile 2011

GIOVEDI SANTO

Gesu' lava i piedi ai suoi apostoli

Da allora...
servire diventa, una nuova norma di grandezza.
Martin Luther King esclamava:
“Se vuoi essere importante, bellissimo!
Se vuoi essere grande, straordinario!
Ma dovrai riconoscere che chi è grande in mezzo a voi sarà il vostro servitore.
Questa è la nuova definizione di grandezza...
e con questo significa che ognuno può essere grande.
Ognuno può servire.
Non serve avere un diploma per servire. Basta solo un cuore pieno di grazia e un’anima frutto dell’amore.
E puoi essere questo servitore”.


Ma lo vuoi?....

domenica 3 aprile 2011

Amici



Ho letto sull'amicizia tante cose, ma a me e' parso piu' bello quello che mi e' folgorato in mente.
L'amicizia vera e' un segno, il segno della Fine e cioe' e' il segno della Comunione con Dio a cui giungeremo in Paradiso.
Di qui tutte le prerogative e il valore dell'amicizia.
Un tesoro.

mercoledì 16 marzo 2011

17 marzo 1861 2011


Domani 17 marzo ricorderemo
la proclamazione del Regno d'Italia.
E' l'inizio dello Stato italiano anche se non completo . A questa nascita esultarono i giovani di allora, oggi esultino i giovani di oggi che rispecchiano la formazione cristiana data da un grande Santo Italiano, Don Bosco.

"Don Bosco insegnava un mestiere, insegnava ad essere cittadini – cittadini e cattolici, le due cose sono indissolubili per don Bosco. Non è concepibile un cattolico che non abbia il senso dello Stato nel quale vive. Nella distinzione: date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio."

Ci uniamo all'esultanza di tutti e accompagniamo la festa con la preghiera per l'Italia e per gli Italiani, nell'Europa Unita!.

mercoledì 9 marzo 2011

Fenomeni simili a quello della Sindone.

Ecco una novità letta su Zenit.
La Sindone di Padre Pio



La “sindone” di padre Pio
di Renzo Allegri
ROMA, martedì, 8 marzo 2011 (ZENIT.org).- Nell’autunno del 1998, ricevetti una telefonata. Un figlio spirituale di padre Pio mi chiedeva di andarlo a trovare.

 "Lei è un giornalista che scrive spesso di Padre Pio, io leggo i suoi articoli", disse. "Ho qualche cosa di molto importante da raccontarle".

"La storia iniziò alla fine di febbraio del 1968", cominciò a raccontare Francesco Cavicchi. Volto ieratico, occhi vivacissimi, voce profonda, parlava con una calma serafica, senza riuscire però a nascondere la sua emozione. "Ero andato da padre Pio, che conoscevo e frequentavo da tempo, per chiedergli dei consigli."......

E il racconto continua esponendo il fatto che portò alla scoperta del Commendator Francesco Cavicchi di aver ricevuto un dono da Padre Pio: il fazzoletto che era caduto al sig. Cavicchi di Conegliano Veneto ed era stato raccolto da Padre Pio, gli fu consegnato apparentemente intatto, ma poi rivelò una dupplice immagine: sul verso la faccia di Padre Pio e sul retro il Volto Santo di Gesù.
Il tessuto rivelò due immagini speculari opposte di fattura non umana e fatte con la medesima tecnica della Sindone.

"Nel 2005 Cavicchi morì."- Continua il giornalista-" Il famoso fazzoletto venne consegnato a una comunità di Frati che, ad un certo momento, decisero di far esaminare quell’immagine a un esperto. Si rivolsero al professor Giulio Fanti, professore dell’Università di Padova. Fanti è un matematico, docente di “Misure Meccaniche e Termiche” presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università patavina, uno scienziato di grande fama.

Il professor Fanti ha compiuto le sue ricerche arrivando a conclusioni che hanno veramente dell’incredibile.
 "Le due immagini che si vedono su questo fazzoletto non hanno alcuna spiegazione scientifica e non sono, quindi, opera umana", mi ha detto il professore. "Queste immagini hanno le tipiche caratteristiche della Sindone: non sono state dipinte, non sono state disegnate, sulla tela non si trova nessuna traccia di colore o di altra sostanza. La Scienza deve essere aperta a tutto e se esiste un oggetto strano di cui non si conosce l’origine, la strada giusta è indagarlo". 
 Queste immagini sono frutto non di 'pigmentazione', ma di 'mancanza di pigmentazione'. Mi spiego. Se io dipingo un tessuto e poi lo esamino al microscopio, trovo che le fibre nella zona dell’immagine sono colorate mentre il resto del tessuto non lo è. Nel fazzoletto di Cavicchi, avviene invece il contrario. In corrispondenza dell’immagine, le fibre appaiono 'de-colorate', cioè hanno perduto il colore naturale della loro sostanza. L’immagine, quindi, è data dalla 'perdita' di colore delle fibre in quel preciso punto. E’ veramente arduo pensare che esista qualcuno in grado di 'compiere' un intervento del genere. Ma c’è di più. Anche a livello delle fibrille, i conti non tornano. Le fibrille sono i filamenti di tessuto che costituiscono la fibra ed hanno un diametro di dieci millesimi di millimetro. Nella zona dell’immagine, le fibrille non sono 'de-colorate' per tutta la loro lunghezza, ma solo in alcuni punti, quelli utili a formare l’immagine. Nessuna persona, con nessun mezzo oggi conosciuto, potrebbe eseguire sulle fibrille un intervento del genere".

"Il professor Fanti è una persona riservata, di poche parole, ma la sua fama nel mondo scientifico è grande. Per questo le sue affermazioni riguardanti il fazzoletto di Cavicchi, affermazioni così chiare e decise, pesano come macigni e inducono a serie riflessioni."


Qualunque sia il tuo pensiero possiamo ringraziare il Signore che con la sua Provvidenza amorosa ci sorprende senza soste.
 

domenica 20 febbraio 2011

Dio ti chiama..seguilo!





La vocazione, dialogo fra Dio e l'uomo.

La storia di ogni vocazione è la storia di un ineffabile dialogo tra Dio e l'uomo, tra l'amore di Dio che chiama e la libertà dell'uomo che nell'amore risponde a Dio. È questo il paradigma costante, il dato irrinunciabile di ogni vocazione: dei sacerdoti, dei religiosi, dei fedeli laici, di ogni persona. Ma del tutto prioritario, anzi preveniente e decisivo è l'intervento libero e gratuito di Dio che chiama. Sua è l'iniziativa del chiamare. Tutta l'esistenza umana, pertanto, è risposta a Dio, che fa sentire il suo amore soprattutto in alcuni appuntamenti:
la chiamata alla vita;
l'ingresso nella comunione di grazia della sua Chiesa;
l'invito a rendere nella Comunità ecclesiale la propria testimonianza a Cristo secondo un progetto del tutto personale e irrepetibile;
 la convocazione alla comunione definitiva con lui nell'ora della morte.

(Giovanni Paolo II.)

sabato 19 febbraio 2011

Viaţa este o vocaţia









Voi sunteţi ai Lui Cristos! 1 Cor.3,23.
Viaţa este o vocaţiă
sau un apel de Dumnezeu cu  care El ne cheamă prin iubirea sa la iubirea desavărşită.
‘’Aţi auzit că s-a spus....’’
După prezentarea "discursului de pe munte", Matei a adunat multe învăţături ale lui Isus, care manifestă modul prin care discipolii trebuie să înţeleagă şi să răspundă la apelul lui Dumnezeu. Isus ni dă exemple pentru a ilumina comportamentul practic şi zilnic al discipolilor.
"Ochi pentru ochi, dinte pentru dinte", era legea Vechiului Testament; o formulă  care punea capătul răzbunărilor exagerate. Isus se pune pe un plan diferit. Nu ne cere să ne comportăm în mod superficial şi să acceptăm în mod pasiv nedreptatea şi violenţa, însă afirmă cu hotărâre: ’’ să fiţi în orice situaţie făcători de pace şi de reconciliere, chiar făcând gesturi neobişnuite’’
’’Domnul i-a vorbit lui Moise zicând….’’
Cartea Leviticului interzice ura şi răzbunarea, justificând că trebuie "să fim sfinţi pentru că Domnul este sfânt". Isus este revelaţia supremă a acestei sfinţenii şi a acestei iubiri infinite a lui Dumnezeu. Trimis în lume, El, cel drept, a oferit viaţa proprie pe cruce pentru mântuirea păcătoşilor. Suprema înţelepciune şi puterea lui Dumnezeu, prin iubirea sa, prin răscumpărarea lui Isus  face din noi templul său locuit de Duhul Sfânt. ’’ Fraţilor, nu uitaţi ca sunteţi templul lui Dumnezeu…’’
Noi, sfinţiţi de către Duhul Sfânt, devenim din ce în ce mai asemănători cu Isus, Fii ai lui Dumnezeu. Asemănarea noastră cu Dumnezeu se înfăptuieşte pe deplin când noi nu numai primim pe Isus, ci devenim Isus:’’ nu numai eu trăiesc, ci Isus trăieşte în mine’’ - spune Sf. Paul. . Aşa se întâmplă că fiind Isus Cuvântul Lui Dumnezeu care a creat lumea, şi fiind noi în El şi El în noi toate devin ale noastre şi noi ne unim şi între noi într-o comuniune vitală, Trupul mistic al lui Isus.
Totul este al nostru , noi aparţinem lui Cristos şi Cristos lui Dumnezeu. Din pricina
acestui plan minunat de iubire a Lui Dumnezeu, noi nu putem să nu ne îndreptăm la
sfinţenie. Pentru aceasta Dumnezeu ne spune în prima lectură: "Eu sunt Domnul fiţi
sfinţi pentru că eu, Domnul şi Dumnezeul vostru, sunt sfânt!".
Şi Dumnezeu ne oferă poruncile sale să le respectăm şi să participăm astfel la
sfinţenia lui.
Ce înseamnă pentru noi tot acesta?
Semnifică că viaţa de fiecare om este o Vocaţia un apel, sau un dialog între Dumnezeu şi omul.
Spune de fapt Sf. Scriptura:
‘’Iată, eu stau la uşa şi bat. Dacă cineva ascultă glasul meu şi-mi deschide uşa voi intra la el şi voi sta la masă cu el şi el cu mine.’’ (Apoc. 3,20)
Istoria fiecărei vieţii "este povestea unui dialog inexprimabil între Dumnezeu şi om, între dragostea lui Dumnezeu care cheamă şi libertatea indivizilor care răspund la Dumnezeu
Aceasta este valid pentru fiecare persoană: preoţi, religioase, credincioşi laici.
Către orice persoană Dumnezeu începe un dialog personal plin de iubire şi tăndreze; pentru El noi suntem o valoare mare.
Dar începutul  dialogului vine de la Dumnezeu, care ne solicită, adică iniţiativa este a Lui.
Atunci  toate existenţele umane, trebuiesă dău un răspuns la Dumnezeu. Şi  El se face simţit cu toata iubirea sa către fiecare persoană în câteva ocazii particulare: când dăruieşte omului  darul vieţii, când  omul primeşte Botezul şi devine membru viu al Biserici, când Isus îi se dă ca hrană spirituală, când  Dumnezeu arată îngrijirea să de Tata  prin Providenţa sa, şi înca in diferite alte situaţii ale vieţii personale pe care numai fiecare om cunoaşte, şi ultim  Dumneyeu se face simţit când, în ceasul morţii, îi dă omului apelul final  de a intra în comuniune cu Sine .
Toata viaţa este atunci un dialog plin de iubire de Dumnezeu cu fiecare om.
Dacă Dumnezeu ne iubeşte, nu putem să nu-l iubim şi noi pe EL.
Şi dacă noi suntem din Familia Lui Dumnezeu, nu putem să nu încercam în fiecare zi să devenim şi noi sfinţi că Tatăl nostru ceresc..
Aceasta este şi va deveni fericirea noastră.
În fiecare zi aminteştete atunci că   Isus îţi spune:
‘’Iată, eu stau la uşa şi bat. Dacă cineva ascultă glasul meu şi-mi deschide uşa voi intra la el şi voi sta la masă cu el şi el cu mine.’’ (Apoc. 3,20)
Şi atunci deschide Lui uşa inimi tale.
Maria, Maica lui Isus şi noastră ne ajute în acest drum.

martedì 15 febbraio 2011

Noi suntem o mare valoare pentru Dumnezeu.

Ce valorăm noi ?

Un băiat dezamăgit a mers la profesorul său:    „Nu  mă înţeleg nimic! Îmi pare că nu reuşesc în nimic. Sunt demoralizat… Ce să fac?
-          „Acum n-am posibilitate să îţi răspund. Mergi la piaza şi încearcă sa vinzi inelul acesta  pentru un denar de aur şi după aceea aduci-mie bani.’’
Băiatul trist a plecat. A mers la piaţa şi a început să cere cine vrea inelul acela pentru un denar de aur.
Niciunu  l-a vrut pentru că  îl considerau de valoare mai mic.
Băiatul s-a întors a casa amar.
„ N-ai reuşit să-l vinzi?’’
„ Nu! ’’
„ Bine! . Acum mergi la bijuterie şi cere la aurar cât este valoare de inelul. Dar nu-l vinde!”
Băiatul a mers acolo şi a arătat inelul şi a cerut cât valoare avea în bani.
Specialistul îi a spus:
„ Pentru inelul acesta sunt dispus să îţi dau 58 denari de aur dacă vrei să-l vinzi imediat, pentru că am puţini bani acum. Mai târziu poate ca să ţi-l cumpăr cu 70 denari de aur.
Băiatul nu l-a  vândut  şi s-a întors la profesorul şi a spus cum a fost la giuvaergiu.
Profesorul îi spusese:
„ Pentru a declara valoare de lucruri preţioase nu putem să întrebăm oarecare, trebuie să întrebăm pe cel care este priceput în domeniu acesta, nu pe oarecare.’’
Aşa este pentru noi înşine. Numai Dumnezeu care ne a creat  şi răscumpărat ştie valoare noastră”.


Scriptura vorbind despre omul ne arată şi mare valoarea sa.
Gen 1,27
Gen 2, 18-24 ;
 Mt 11,11.
Şi ne spune ca bogăţia aceasta este păstrata între vase de lut.
2 Cor 4,27
     Adică avem nevoie de Dumnezeu şi de ceilalţi.
Şi omul nu a fost răscumpărat singur ci ca o Familie, un Popor de Dumnezeu.
De fapt omul nu există singur: omul a fost creat Bărbat şi Femeie.
(Adam LDC filmine)


Şi ne cheamă să  realizăm măreţia noastră într-o socializare.
In 1, 35-42,
Evr 11,32-39.
Avem nevoie uni de alţii, şi cel mai bun lucru este a avea un prieten.
Aşa noi, din cauza naturii noastre care este socială avem nevoie
de familia, de societate, de Biserica şi de a aparţine la diferite grupuri umane care se preocupă de  a desăvârşi persoana omenească cu diferite scopuri.
Pentru Omenirea progresul omenesc material şi spiritual are accentuaţii diferite, şi chiar ţinte imediate diferite. Grupuri umane se formează pentru a potoli aceste diferite scopuri care perfecţionează persoana.
Dar care este regla fondamentală a grupului uman?
Că sa fie unit prin un scop de bază.
Fără aceasta motivaţie sau mijlocul al grupului , fiecare grup se destrama, se destruge.
 Pentru exemplu, motoul de fiecare fondator de ordini religioşi arată scopul al grupului sau de  Familia  religioasă sa. Aşa pentru Don Bosco a fost "Dă mihi animas ;i coetera tolle….’’.
Dar pentru realizarea suprema a persoanei mijlocul grupului nu poate să fie decât Isus în Persoană sa.

Toate scopurile ale grupurilor trebuie să aibă legătura cu Isus?
Da. Adică, trebuie că scopurile să fie bune.
Mai mult, aşa cum fiecare grup trebuie să aibă un mijloc, un scop bun, care îl uneşte şi îl întăreşte, are nevoie de regulile care îl disciplinează.
Acestea sunt: 
Inimă curată,căci din cauza inimii vin toate lucrurile rele.


Iubire


Disponibilitatea, colaborarea ajutor reciproc


Responsabilitatea şi libertatea

Daruirea de sine.

Isus,! Fără care niciuna realitate are valoare.
Dumnezeune a dăruit demnitatea de asemănare cu El între - o socializare.

Un po' di entusiasmo...!

Rettor Maggiore al MGS 2011
Vorrei farvi conoscere, Cari Giovani, ciò che mi ha fatto capire, in maniera ogni giorno più profonda, il senso della mia vita. Questo, per me, è scaturito ed ha trovato sviluppo attraverso l’incontro con una persona “viva”...
Carissimi giovani,

            vi saluto e vi confido la mia immensa gioia nell’inviarvi questo  messaggio. Sono parole e sentimenti che raccolgo davanti al Signore Gesù, Buon Pastore. Al suo cuore misericordioso chiedo che illumini la vostra mente, riscaldi il vostro cuore e riempia di senso e dinamismo la vostra vita.
Ogni giorno vi porto nel cuore e prego incessantemente per voi; sì, prego per voi, perché rimanere unito a Cristo e donarmi totalmente a voi è l’orientamento profondo della mia vita. In questo senso prego sempre per voi e quando, visitando le case salesiane sparse nel mondo, incontro i vostri volti, gioisco e benedico il Signore. Nei vostri occhi luminosi e gioiosi leggo una grande voglia di vivere e un desiderio nascosto di fare della vostra vita qualcosa di bello. Naturalmente vi ponete la domanda: che cosa e come fare? Mi colpisce come molti di voi siano ancora incerti e confusi; e so molto bene che non vi aspettate certo qualcosa da teorie e programmi. Per rispondere alla vostra domanda, allora, non posso fare altro che parlarvi con il cuore del nostro padre Don Bosco. È lui che ora vi parla attraverso di me, è lui che si prende cura della vostra vita presente e di quella futura, perché vi vuole felici su questa terra e per sempre.

Vorrei farvi conoscere, Cari Giovani, ciò che mi ha fatto capire, in maniera ogni giorno più profonda, il senso della mia vita. Questo, per me, è scaturito ed ha trovato sviluppo attraverso l’incontro con una persona “viva”.
Questa è stata per me, anzitutto, mia mamma Margherita. Quando contemplavamo insieme un bel campo di grano maturo, ella mi diceva: «Ringraziamo il Signore, Giovannino. Egli è stato buono con noi. Ci ha dato il pane quotidiano». Dopo aver raccontato a lei il sogno che avrebbe segnato la mia vita, con l’intuizione che solo il cuore di una madre può percepire, esclamò: «Chissà che non abbia a diventare prete». Parole semplici, che mi facevano capire che Dio mi aveva sognato, che Dio aveva per me un sogno da realizzare, un disegno, un progetto meraviglioso, una storia d’amore che misteriosamente e silenziosamente stava tessendo dentro di me: consegnare la mia vita ai giovani, per loro e con loro. Tutto questo mi faceva sognare in grande.
Il senso religioso della vita mia mamma non me lo insegnava soltanto a parole, ma anche e soprattutto con i suoi esempi, come quando, svegliata dai vicini in piena notte, per soccorrere un malato grave, si alzava e in tutta fretta correva a portare il suo aiuto. La stessa prontezza e lo stesso amore mostrava quando al mendicante che bussava alla porta, non negava mai un pezzo di pane o una minestra calda. Ho appreso così che non basta sognare, ma che bisogna pagare un prezzo perché i sogni diventino realtà. Da lei ho imparato i gesti della religiosità semplice, l’abitudine alla preghiera, al compimento del dovere, al sacrificio. La sua presenza amorosa mi ricordava che la vita è il dono più prezioso che Dio ci ha donato e che dobbiamo ridargliela ricca di frutti e di opere buone.

Lungo la mia vita, soprattutto quando dovevo prendere decisioni importanti, ho incontrato altre persone, illuminate dallo Spirito, che mi hanno aiutato a capire che la vita è vocazione e impegno di donazione, e mi hanno guidato nell’ascolto della chiamata del Signore e nell’accoglienza della missione che Egli mi affidava. Questa esperienza personale mi ha fortemente convinto dell’importanza, per i giovani, di trovare un ambiente dove si respirano e si vivono i grandi valori umani e cristiani, come pure l’importanza di incontrare adulti significativi, delle guide spirituali capaci di incarnare i valori che proclamano, presentandosi come testimoni credibili e modelli di vita. All’oratorio di Valdocco, il clima di famiglia che avevo creato non era quello di una serra calda, di un nido, dove i timidi e i freddolosi potessero sentirsi a loro agio, senza liberarsi della loro visione ristretta della vita. No! Valdocco era un laboratorio dove si elaborava cultura vocazionale. Io guidavo i miei figli alla loro reale maturazione di uomini e di cristiani secondo lo spirito di libertà del vangelo, facendo in modo che diventassero “persone-per-gli-altri”. Le vigorose personalità cresciute a Valdocco ne sono la prova: da Domenico Savio a Michele Magone fino ai pionieri missionari: Cagliero, Lasagna, Costamagna, Fagnano; e poi Rua, Albera e Rinaldi, miei primi successori, e tante altre figure di alto rilievo, sacerdoti e salesiani coadiutori, religiosi e laici impegnati nella società e nella Chiesa. Si respirava un’aria vocazionale, un desiderio di fare della vita un dono grande alla Chiesa e alla società. Dopo di me molti altri salesiani e laici della Famiglia Salesiana hanno fatto questa stessa esperienza nelle loro case.

Anche voi, giovani, potete incontrare persone di riferimento in famiglia o nell’ambiente che vi circonda. Ci sono persone stupende, ricche umanamente e capaci di vivere e testimoniare una profonda spiritualità. Ad esse voi potete guardare come modelli concreti per la vostra vita. Sono sacerdoti, persone consacrate, laici e laiche che vivono con gioia la pienezza del battesimo. Guidati dallo Spirito e in ascolto della Parola di Dio, sono stati capaci di sviluppare la loro vita cristiana fino a fare delle scelte di vita coraggiose ed impegnative. Sono diventati così testimoni autentici di Cristo nella Chiesa e nella società.
Queste persone sono, per voi, un po’ come Giovanni Battista, testimoni e mediatori dell’incontro con Gesù. Il Battista infatti additò Gesù di Nazareth ai suoi discepoli come Colui che poteva appagare i desideri più profondi del loro cuore, Colui che poteva riempire di senso e di gioia la loro vita, colui che era veramente “la via, la verità e la vita”. I testimoni di oggi, quelli che incontriamo nel nostro cammino, sono “i nostri Giovanni Battista”. Coloro che, ancora una volta, ci indicano il Signore della Vita!
Accade così che non solo il cammino dei credenti, ma la vita di ogni uomo incrocia in un preciso momento il volto e lo sguardo di Gesù e questo incontro può essere decisivo. Dall’incontro con Gesù di quei primi discepoli sino ad oggi, l’invito ha “catturato” molti giovani, uomini  e donne. «Abbiamo trovato il Messia» testimonierà Andrea a suo fratello Simone. «Abbiamo trovato Colui del quale hanno scritto Mosè e i profeti, Gesù di Nazareth», confesserà Filippo a Natanaele. «Da chi andremo? Solo Tu hai parole di vita eterna» gli dirà Pietro. Per tutti è stato, è e sarà un incontro che segna tutta la vita. Uno dei discepoli di Giovanni ricorda addirittura l’istante preciso dell’incontro con Gesù: «Erano circa le quattro del pomeriggio».
A voi, come a loro, Gesù rivolge la domanda di fondo: «Che cercate?», o ancora meglio «Chi cercate?». Si rimane vincolati da questa domanda che, penetrando il cuore, va a scandagliare le profondità della nostra esistenza: non si può sfuggire o rimanere indifferenti. Il mistero della grazia, poi, muove i nostri atteggiamenti facendoci mendicanti di risposta: «Maestro, dove abiti?». «Venite e vedrete», è la risposta di Gesù. Ed essi andarono, videro dove abitava e quel giorno rimasero con lui. Un incontro, un rapporto personale di amicizia che riempie il cuore e trasforma la vita, oggi come allora. Tutti coloro che lo incontrano, che lo seguono vengono fortemente colpiti dalla profondità e dalla pienezza della sua vita. Una vita che è stata e rimane per sempre il modello di una vocazione vissuta con assoluta fedeltà a Dio e agli uomini.

Quando vi chiedete, cari giovani, «cosa fare per dare un senso pieno alla vita?», guardate a quell’Uomo che ci ha amati fino a consegnare totalmente se stesso per noi. È Lui il modello di ogni progetto di vita e la risposta fedele e piena ad ogni vocazione, perché è un Uomo intensamente unificato attorno ad un punto focale. In Lui tutto – ogni energia fisica, psichica, intellettuale, affettiva, volitiva – è concentrato attorno ad un nucleo che attira ed armonizza tutto ciò che Egli ha e tutto ciò che Egli è. Non è un “uomo farfalla” che si muove costantemente da un fiore all’altro nella ricerca di una bellezza effimera, ma è un “uomo roccia”, solidamente ancorato a un punto centrale di radicamento che unifica e armonizza la sua vita con la volontà del Padre, che orienta ogni suo gesto e ogni sua parola, che riempie la sua azione e la sua preghiera. Questo punto unificante attorno al quale si concentra tutta la sua persona è il suo grande sogno, un progetto di vasto respiro, la sua vocazione.
Una delle parabole da lui raccontate, quella dell’uomo che, mentre sta arando un campo, trova un tesoro e vende tutto ciò che ha per potersene impadronire, descrive molto bene la sua condizione personale: davvero quel sogno gli ha rapito il cuore perché, come egli stesso dice: “là dove è il tuo tesoro ivi è il cuore”.
Gesù vive con autentica passione la sua dedizione al sogno che porta nel cuore: la predicazione e la costruzione del Regno di suo Padre, che vuole che tutti gli uomini siano salvi e raggiungano la pienezza di vita. La sua non è un’esistenza vissuta nel qualunquismo o nell’indolenza. È invece un’esistenza vissuta con intensità incontenibile. È una vita piena di slancio e di dinamismo. Le sue parole non lasciano dubbi: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!».
 L’immagine del fuoco è molto espressiva, e dice dell’ardore con cui Egli persegue la causa che ha abbracciato.
Questo fuoco è lo Spirito Santo che ci fa nuovi, prima di tutto nella preghiera. Il frutto dello Spirito Santo è l’amore che si manifesta nella pace dentro di noi, nella gioia del nostro ambiente e nel dinamismo della nostra vita. Rinnovati dallo Spirito, diventiamo persone realizzate: pazienti, fedeli, impegnate.

Questo stesso fuoco, cari giovani, deve riscaldare il vostro cuore, oggi.
Non potete rassegnarvi a vivere la vostra vita come se fosse un semplice ciclo biologico (nascere, crescere, riprodursi e morire); non potete impostare la vostra esistenza come una vita priva di energia, anemica, senza passione nei riguardi di Dio e del prossimo. Non potete sprecare la vostra vita riducendovi al ruolo di consumatori e spettatori. Voi siete chiamati a diventare protagonisti nella società e nella Chiesa: «voi siete il sale della terra e la luce del mondo», direbbe Gesù.
La decisione di seguire Gesù in modo radicale si gioca tutta sulla scommessa di potersi innamorare di Dio e spendersi per l’uomo, specialmente il più povero e abbandonato.
 Sì, cari giovani! “Oggi” Dio ha bisogno di voi per “rifare” il mondo. Ogni uomo, ogni donna ha un sogno per cui vivere e di cui parlare. Io, mosso dallo Spirito di Gesù, ho sempre coltivato ed ancor oggi coltivo il mio sogno: un vasto movimento di adulti e giovani che sia profezia di questo nuovo mondo. Un mondo in cui ogni uomo possa ottenere giustizia. Un mondo in cui al centro ci siano i “piccoli”, gli ultimi. Un mondo in cui le persone siano, fra loro, fratelli e sorelle. Questo nuovo mondo può prendere forma, farsi reale, se seguite Gesù, se prendete a cuore le sue parole e realizzate così il sogno di Dio. 

Tutti insieme possiamo dare vita ad un grande Movimento Salesiano teso ad aiutare i giovani, soprattutto i più poveri ed in difficoltà, progettando il presente e il futuro, puntando ad obiettivi importanti per il rinnovamento di noi stessi e degli altri, contribuendo in maniera significativa al cambiamento del mondo e della storia. La Famiglia Salesiana vuole assumere questo impegno come una vocazione e una missione speciale. E voi, cari giovani, in questa Famiglia dovete sentirvi a casa vostra, sapendo che siete la gioia e il frutto più maturo del nostro lavoro.

Nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana ci sono diverse vocazioni, ma sempre l’opera educatrice ed evangelizzatrice, alla quale siamo chiamati, affonda le sue radici nella profondità e nella tenerezza dell’amore di Dio, giunge a noi attraverso l’amore di dedizione di Cristo e si trasmette all’umanità attraverso la totale dedizione ad altri uomini e donne. La vocazione non è mai una fuga da una realtà ostile, percepita come difficile o deludente, e neppure una scelta che abbia come primo obiettivo l’efficacia apostolica, ma è piuttosto un cammino d’amore che porta verso l’Amore. E dall’esperienza fondamentale di un amore che si pone come unico ed esclusivo, scaturisce un modo nuovo di vedere ed affrontare la realtà. Il cuore purificato dalla donazione a Dio e dallo Spirito Santo, diventa capace di leggere l’interna bellezza di ogni creatura e di amarla disinteressatamente. È la misericordia stessa di Dio che si impadronisce del cuore umano e si prende cura di ogni dolore, di ogni debolezza.

Io prego per voi, Cari Giovani, perché ancora oggi molti di voi si lascino sedurre, affascinare da Dio a tal punto da donarsi totalmente a Lui. Se vi mettete a servizio dell’Amore non vi mancheranno gioie profonde. Sono le gioie della fecondità che viene dalla intimità con Dio e dalla fatica dell’operaio che vive solo per la causa del Regno.
Prego anche per i miei figli diletti, i Salesiani, perché possano vivere con gioia e fedeltà la grande avventura della paternità spirituale. Possano essere le vostre guide competenti nella ricerca di senso e nell’elaborazione del vostro progetto di vita; fratelli sinceri che si fanno vostri compagni di viaggio e vi spezzano la Parola di Dio che dà vita, illumina, conforta nel faticoso cammino. La Parola che apre alla preghiera e riaccende il fuoco segreto che portiamo nel cuore. Senza questa capacità contemplativa la nostra vita spirituale e apostolica non regge. Siate, Cari Salesiani, guide illuminate per coloro che chiedono una direzione spirituale e che praticano la vita sacramentale ed ecclesiale; maestri sapienti e pazienti per chi si impegna nella ricerca della propria vocazione.

Prego, in particolare, perché lo Spirito Santo susciti operai zelanti, creativi, capaci di andare incontro a tutti quei giovani che oggi non bussano più alle porte della Chiesa. Si tratta di giovani che, sulla loro strada verso la stella, vorrebbero incontrare dei magi piuttosto che gli scribi di Gerusalemme; giovani che non ci chiedono ancora che cosa bisogna credere, ma piuttosto che cosa significa credere. Per tutto questo è necessario un vero cambio di prospettiva pastorale.

Carissimi Giovani e amatissimi Salesiani, poniamo sotto lo sguardo materno di Maria la nostra vita come vocazione e la nostra missione educativa. Maria è stata Colei che si è fatta discepola del Signore, in ascolto continuo, nel cuore e nella vita, della Parola di Dio. È stata Colei che ha risposto alla chiamata di Dio con il dono totale, coraggioso e libero, di se stessa: «Ecco la serva del Signore». Da Lei, donna nuova, maestra di fede e di stupore, la Famiglia Salesiana impara ad essere discepola del Signore e “Madre”, che, nell’amore, genera ed educa i giovani alla donazione generosa della propria vita per raggiungerne la pienezza.

 Torino, 31 gennaio 2011
(Pascual Chávez ) 2011 - autore: don Pascual Chavez

lunedì 31 gennaio 2011

31 gennaio festa di Don Bosco

La nuova preghiera a Don Bosco(D.Pascual Chavez RM)


Padre e Maestro della gioventù,
San Giovanni Bosco,
docile ai doni dello Spirito e aperto alle realtà del tuo tempo
sei stato per i giovani, soprattutto per i piccoli e i poveri,
segno dell’amore e della predilezione di Dio.

Sii nostra guida nel cammino di amicizia con il Signore Gesù,
in modo che scopriamo in Lui e nel suo Vangelo
il senso della nostra vita
e la fonte della vera felicità.

Aiutaci a rispondere con generosità
alla vocazione che abbiamo ricevuta da Dio,
per essere nella vita quotidiana
costruttori di comunione,
e collaborare con entusiasmo,
in comunione con tutta la Chiesa, 
all’edificazione della civiltà dell’amore.

Ottienici la grazia della perseveranza
nel vivere una misura alta di vita cristiana,
secondo lo spirito delle beatitudini;
e fa’  che, guidati da Maria Ausiliatrice,
possiamo trovarci un giorno con te
nella grande famiglia del cielo. Amen

Sărbătoare lui Don Bosco 31 gennaio 2011

 Viaţa şi Operele lui

 Don Bosco


1815  -  1888


Anii căminului din Bechi
  1815-1827

(anii lui Don Bosco de la 0-12)
Ioan Bosco s-a născut la 16 august 1815, la Bechi, câteva case pe o înălţime la 5 Km de Castelnuovo, făcea parte din ruptura lui Morialdo. Are un frate mai mare Anton, un al doilea Iosif.
În 1817 îi moare Tatăl.
Margareta, muncitoare tenace şi mamă afectivă, cu încredere în Dumnezeu creşte fii săi. Ea taie iarba, ară pământul, semănă, pune grâul, el treieră…, este de neobosit.
miticul Ioan munceşte, participă la muncă familiară, strânge lemne, aprinde focul, încălzeşte apa, coace pâinea, duce vacile la păscut, se joacă. Trăieşte o viaţă sănătoasă în aer proaspăt. De la mama învaşă sensul religios al vieţii.
Domnul era prezent în familia Bosco.
La 9 ani face visul fundamental pentru viaţa sa:
Nu cu lovituri, dar cu răbdare şi dragoste va trebui să câştigi pe aceşti  prieteni ai tăi.
            



În casa Moglia  - La şcoala publică – În seminar la Chieri.
  1827-1830               1830-1835                     1835-1841   

Manifestă intenţia de a se face preot, şi pentru aceasta se ceartă cu Anton şi va fi constrâns şi trimis de chiar mama  sa, să plece de acasă.
Într-o zi ceţoasă de februarie, Ioan soseşte la stână lui Luigi Moglia care îl acceptă că slugă.
La 16 ani este in clasă a şasea. Este tot timpul primul clasei. Demonstrează un mare talent. Este pios şi studios.
Fondează Societatea Veseliei. Toată veselia se termină cu rugăciune.
Sfârşeşte studiile de gramatică, de umanitate, de retorică. Este totdeauna un elev excelent, doarme puţin. În 1833 face şi barmanul
în cafeneaua lui L. Pianta . Este acceptat de Franciscani. Don Cafasso îl sfătuieşte să intre în Seminar.
25  octombrie Îmbrăcarea clericală la Castelnuovo. 30 octombrie  în Seminar la Chieri. În 1837 începe teologia. Se plânge că nu poate să frecventeze cât mai des împărtăşania: ”Cea mai eficace hrană a vocaţiei mele”. La 26 de ani este consacrat preot.
Celebrând prima liturghie cere Domnului ”Eficacitatea cuvântului” pentru a salva şi a face bine sufletelor.
Mama îi aminteşte că sa spune liturghia înseamnă a începe să suferi.
”Nu te preocupa pentru mine, gândeşte-te numai la mântuirea sufletelor.”

În colegiu eclesiastic la Torino         
 1841- 1844                                                
Don Bosco, după sfatul lui don Cafasso, întră  în Institutul pentru preoţi chemat Convitto, dirijat de către don Cafasso.


            LA     VALDOCCO
               1844 – 1888.

Prima perioadă:1841-1851.

 În aceasta perioadă don Bosco   trăieşte de la 26 ani   până la 36 de ani..
                                               
La 8 decembrie 1841 îl întâlneşte pe Bartolomeo Garelli. Este începutul Oratoriului. Don Bosco este convins că trebuie să facă ”imediat” ceva pentru adolescenţii fără ocupaţie întristaţi şi gata tot timpul pentru a fi răi. În anul 1842 începe Oratoriul cu 200 băieţi.
În casa Pinardi în anul 1846 ia naşterea Oratoriul pentru asistenţă materială şi spirituală a orfanilor şi ale celor abandonaţi. Sunt 300 de băieţi care îl urmează pe don Bosco. Prima întâlnire cu Michele Rua.
În 1846 don Bosco stă 8 zile între viaţă şi moarte, astfel încât face ca mama Margareta să vină în casa Pinardi.
1848 se simte aproape revoluţia. Don Bosco e lovit de o împuşcătură.
În Oratoriu sunt 500 băieţi. Don Bosco deschide un colegiu pentru studenţi. Cumpără casa Pinardi; construieşte biserica S. Francisc de Sales.Merge să-l găsească în puşcărie pe Arhiepiscopul Franzoni.
Apără Oratoriul de bandele anticlericale dezlănţuite împotriva tuturor religioşilor.
Primeşte primii animatori: Giovanni Cagliero,Buzzetti, Gastini, Bellia, Reviglio.
1851 La Valdocco sunt 30 de elevi.
 Don Bosco ziuă lucrează cu elevii săi, spovedeşte, se roagă şi predică în multe părţi ale oraşului. Noaptea, rupând multe ore ale somnului, coase haine şi papuci, citeşte sau scrie cărţi.            
Scrie pentru băieţii săi: Istoria eclesiastică, Istoria sacră. Enologia italiană, Sistemul metric şi decimal.



                  LA     VALDOCCO(…Continuă)
                                                          1844 – 1888                             

A două perioadă:1851-1867.
 În aceasta perioadă don Bosco   trăieşte de la 37 ani   până la 53 ani..

FONDAREA  SALEZIENILOR
1853 Introduce ateliere interne de cizmărie şi croitorie.
La Torino se răspândeşte holera.
Întâlnirea cu Dominic Savio, care va muri pe 9 martie 1857.
Mama Margareta moare  la trei dimineaţă de pe 25 noiembrie 1856.
Primii salezieni laici 1860.
Elevii la Valdocco sunt 470, până la 1861 devin 600.
Don Pestarino se face salezian.
1864 Prima aprobarea a Congregaţiei Salezienilor.
Don Rua este sfinţit preot.
Moare don Giuseppe Cafasso.
Se construieşte un nou braţ casei Pinardi.
Începutul atelierelor: atelier de tâmplărie, tipografia.
Ia naştere colegiul salezian fondat pe Raţiune, Religie şi
Amabilitate. Constituie  o curbă fundamentală în legătură cu Oratoriul. Don Bosco vrea şcoli serioase şi calificate cu o instruire şi creştină. Din 1852 până în 1883, don Bosco eşte protejat de Grigio,
un câine misterios.

Scrie Viaţa Papilor şi începe publicarea ”Lecturilor Catolice!”



                   LA  VALDOCCO(Continuă)       
                                                     1844 – 1888

A treia perioadă 1867-1877
 În aceasta perioadă don Bosco trăieşte de la 53 ani până la 63 de  ani.

FONDAREA FIICELOR MARIEI AJUTĂTOARE 1872.
În 1867 începe dificultăţile cu Arhiepiscopul Mons. Riccardi care nu acceptă să consacre preoţi ce nu au fost în Seminar.
D. Bosco obţine aprobarea definitivă a societăţii saleziene.
Visează o mare câmpie (Patagona) cu o mulţime de oameni, într-o regiune sălbatică, ce aşteptau misionari.
Moare   Mons. Riccardi.
Don Bosco urmăreşte Conciliul Vatican I. (1870) Îl susţine şi îl difuzează prin tipărirea de Lecturi Catolice, tezele fundamentale. Obţine scrisorile demisorii pentru a consacra preoţii, clericii săi.
Proiectul ”Salezieni externi” nu este acceptat.
Încep contrastele cu arhiepiscopul Gastaldi.
Don Rua la Valdocco, Don Bosco îi încredinţează tot. Se îmbolnăveşte şi spune:- Nu-mi pare şu să mor… Don Bosco îi răspunde:
-         Nu pot să stau fără tine…
Consacrarea bisericii Mariei Ajutătoare 1868.
Acceptă cu neplăcere colegiul din Valsalice pentru tinerii nobili.
Deschide un azil la Genova-Marassi (director este don Albera)
şi un colegiu la Varazze.  Printr-un ordin al Papei scrie ”Memoriile Oratoriului”, în 180 de pagini.
1874 aprobarea definitivă a regulei Congregaţiei.
Prima expediţie misionara în America Latina, 1875. Don Bosco trimite 6 preoţi şi 4 ajutători la Buenos Aires . Expediţie condusă de Don Cagliero . ” Căutaţi sufletele, nu bani nici onoruri, aveţi grijă de bolnavi, copii, bătrânii şi săraci!” . În total vor fi 11 expediţii.
Continuă contrastele cu arhiepiscopul Gastaldi.
Don Bosco scrie Istoria Italiei. Lecturile Catolice au 12.000 abonaţi




        LA     VALDOCCO(…Continuă)
                                                   1844 – 1888

A patra perioadă:1877-1888.
 În aceasta perioadă don Bosco trăieşte de la 63 ani  până la 73 de ani.

FONDAREA COOPERATORILOR 1876…
Deschide o casă  pentru vocaţiile adulte la Sampierdarena 1875
1877 Începe publicarea Buletin Salezian.
D. Bosco scrie Sistemul preventiv în educarea celor tineri (1877).
În total don Bosco a publicat 150 de volume tipărite în tipografia sa.
Moare sora Maria Duminica Mazzarello 14 mai 1881.
La Roma Construire bisericii Preasfântei Inimi lui Isus.
Mari călătorii în Franţa, Spania pentru a aduna fonduri pentru Biserica Preasfânta Inimă a lui Isus.
Cum a putut fonda atâtea case…? ”Sfânta Fecioară, care cunoaşte nevoile timpurilor noastre, ne ajută.”
Din 1884 don Bosco nu mai era decât umbra de sine însuşi.
Din divergenţa  cu Arhiepiscopul şi construirea Bisericii a Preasfântei Inimii iese senin, dar distrus; cu suferinţa purifică spiritualitatea sa.
Don Rua devine Vicarul al lui.
Luigi Orione intră în Valdocco.
Don Bosco moare pe 31 ianuarie 1888.
                                                                                                                                                                                                                              



 ÎNTINDERE MARE A TUTUROR OPERELOR SALEZIENE.
FAMILIA SALEZIANA

 

Cu mai mult de 100 de ani de la moartea lui don Bosco, Mişcarea saleziană este încă în răspândire în lumea întreagă .
Opera apostolică în serviciu celor tineri este încă vie şi actuală.
O mare forţă de iubire constituită de aproape    

Salezieni 17.000
(dintre care circa 100 Episcopi, 7 cardinali)
in 118 Naţiuni ale lumii cu    2.030 case

Fiicele Mariei Ajutătoare 16.500
in 86 de Naţiuni cu 1.580 case

Voluntare lui Don Bosco 1.200
în 25 Naţiuni.

Cooperatori şi Cooperatoare.

Ex-elevi şi ex-eleve.

30 alte Congregaţii, Asociaţii şi grupuri care  împreună cu precedentele formează Familia Saleziană.



Legătură de unitate dintre diferitele grupuri este Buletinul Salezian, fondat de Don Bosco în 1877. Iese în 19 limbi în 45 de Naţiuni cu 10 milioane de copii.




ACTUALITATEA lui Don Bosco este demonstrată şi de continua răspândire a oratoriilor, centrelor de tineri, scoli, centre profesionale, colegii, parohii şi rezidenţe misionare, centre catehetice şi pedagogice, case editoriale şi centre de comunicare socială, case pentru exerciţii spirituale.


Obiectivele Salezienilor
"Educăm şi evanghelizăm după un proiect de promovare integrală al omului orientat spre Cristos omul perfect.
Hotărâţi intenţiilor fondatorului nostru să formăm BUNI CREŞTINI şi ONEŞTI CETĂŢENI. "(din Proiectul  de Oratoriul din Bacau - Romania)


Gândurile ale Lui Don Bosco.

DĂ-MI SUFLETELE, IA-ŢI ŞI CHIAR RESTUL


ÎN LUCRURILE CE SE ÎNDREAPTĂ SPRE AVANTAJUL  ŞUBREDEI TINEREŢI SAU SERVESC SPRE A CÂŞTIGA SUFLETE LUI DUMNEZEU, EU ALERG ÎNAINTE PÂNĂ
LA CUTEZANŢĂ.


ÎMI  AJUNGE CĂ SĂ FIŢI TINERI PENTRU CĂ EU VĂ IUBESC DESTUL.
AICI CU VOI MĂ SIMT BINE: ESTE CHIAR VIAŢA MEA SĂ LOCUIESC CU VOI.



EU PENTRU VOI STUDIEZ, PENTRU VOI LUCREZ, PENTRU VOI TRĂIESC ŞI PENTRU VOI SUNT DISPUS ŞI SĂ-MI DAU VIAŢA.



VREAU SĂ-ŢI DAI FORMULA SFINŢENIEI:
PRIMUL, VESELIA
AL DOILEA, ÎNDATORIRI DE STUDIU ŞI RUGĂCIUNE
AL TREILEA,  A FACE BINE ALTORA.



ÎNCREDINŢAŢI ORICE LUCRU LUI ISUS EUHARISTICUL ŞI MARIEI AJUTĂTOARE ŞI VEŢI VEDEA CE SUNT MINUNILE.






NAŢIUNI CU  PREZENŢĂ SALEZIENĂ









ALBANIA
ANDORA
ANGOLA
ANTILE OLANDEZE
ARGENTINA
AUSTRALIA
AUSTRIA
AZERBAIGIAN
BAHAMAS
BELGIA
BENIN
BIELORUSIA
BOLIVIA
BRAZILIA
BULGARIA
BURKINA FAZO
BURMA-MYANMAR(Birmania)
BURUNDI
CAMBOGIA
CAMERUN
CANADA
CAPOVERDE
CECA REPUBLICA
CHINA
CIAD
CILE
COLOMBIA
CONGO
COREEA
COSTA DE FILDEŞ
COSTARICA
CROAŢIA
CUBA
EGIPT
EL SALVADOR
ELVEŢIA
EQUADOR
ERITREA
ETIOPIA
FIJI INSULELE
FILIPINE
FRANZA
GABON
GANA
GEORGIA
GERMANIA
GUATEMALA
GUINEA CONAKRY
GUINEA ECUAT.
HAITI
HONDURAS
HONG KONG
INDIA
INDONESIA
IRAN
IRLANDA
ISRAEL
ITALIA
JAPONIA
KENIA
LEZOTHO
LIBAN
LIBERIA
LITUANIA
MACAO
MADAGASCAR
MALAWI
MALI
MALTA
MAREA BRITANIA
MAROCO
MESSICO
MONGOLIA
MONTENEGRU
MOZAMBICO
NAMIBIA
NICARAGUA
NIGERIA
OLANDA
PANAMA
PAPUA N.GUINEA
PARAGUAY
PERU
POLONIA
PORTUGALIA
PUERTORICO
REPUBLICA CENTRU-AFRICA
REPUBLICA DOMINICANA
REPUBLICA MOLDOVA
ROMÂNIA
RUANDA
RUSIA
SALOMONE INSULE
SAMOA
SFÂNT MARINO
SENEGAL
SERBIA
SIERA DE LEU
SIRIA
SLOVACIA
SLOVENIA
SPANIA
SRI LANKA
STATELE UNITE ALE AMERICII
SUDAFRICA
SUDAN
SUEDIA
TAINLANDIA
TAIWAN
TANZANIA
THAILANDIA
TIMOR EST
TOGO
TUNISIA
TURCIA
UCRAINA
UNGARIA
UGANDA
URUGUAY
VATICANO
VENEZUELA
VIETNAM
YEMEN
ZAIRE
ZAMBIA
ZWANZILAND
















                             AU SPUS DESPRE EL



”Pentru a găsi o altă figură cu aceleaşi proporţii ca ale lui don Bosco este necesar că se refacă istoria Biserici de multe secole”
Cardinalul Schuster

”Genialitatea Oratoriului este că ea prescrie participanţilor săi un cod moral şi religios, dar apoi reuneşte şi pe cei ce nu-l urmează”
Umberto Eco.

”Pioasă Societate Saleziană transmite activitatea sa în diecezele din aproape toată lumea.”
Benedict al XV.lea.

”Don Bosco avea o inimă măreaţă pentru săraci, vedea pe Isus în ei…, ştia că ceea ce făcea pentru acei ştrengari, o făcea pentru însuşi Isus”.
Maica Tereza de Calcuta( 17 aprilie 1984)

”Sfântul Ioan Bosco este părintele şi maestrul tinerimii, secretul său particular a fost acela de a nu dezamăgi aspiraţiile profunde ale tinerilor”
Ioan Paul al II.lea (31 ianuarie 1988)