dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

giovedì 3 marzo 2016

La tenerezza

 TENEREZZA



A tutti piace questa parola perche' richiama l'amore di una mamma verso il suo figlio.
Una volta era cosi'...
Adesso forse bisogna distinguere perche' ci sono mamme in affitto.. e non sempre sono mamme che amano i loro figli, perche' poi li vendono per 8.000 euro o piu'..
Ma una volta la tenerezza era di tutte le mamme verso il loro figliolo.




Ebbene, quella tenerezza di mamma di una volta e' sempre presente a noi,  che viviamo su questo pianeta azurro, bellissimo, che e' la terra, ma che noi possiamo far diventare "opaco"...
Quella tenerezza-vera di mamma-vera vive allora e sempre in Colui che noi abbiamo conosciuto come il Padre di Gesu' e Padre anche nostro che sta nei cieli; Egli ci ama di una tenerezza indicibile, un amore sviscerato e indistruttibile, una tenerezza di mamma.



Noi lo vediamo nel vangelo e nella testimonianza delle persone buone, i Santi, che popolano la terra; noi lo incontriamo nella fede della Chiesa di Gesu', la Chiesa cattolica, una santa apostolica che risiede in Roma; nella sua Fede che il Papa Francesco testimonia quotidianamente per noi.




Noi preghiamo questa tenerezza nella preghiera come la seguente:





Tu ci ami di vero cuore.
Ci doni la forza di ritornare a te.
Rinnovi continuamente la tua alleanza con noi.
Ci prepari il cammino di salvezza.
Hai mandato il tuo Figlio per amore.
Hai fatto di noi un popolo nuovo.
Ci fai ascoltare la tua Parola.
Ci fai camminare gli uni accanto agli altri.
In ogni prossimo hai impresso il tuo volto.
Hai scelto i poveri come prediletti.
Alla fine dei tempi il tuo giudizio sarà sull'amore.
Ci dai la forza per conoscerti e amarti.

Sei l'unico Signore dei vivi e dei morti.
Tu sei la Tenerezza che riempie i cuori e da' senso alla vita di ognuno di noi...!




mercoledì 10 febbraio 2016

Un esempio di radicalita' in Cristo - Pistoni Luigi servo di Dio


Dire di si' a Cristo che ti passa accanto.





Siamo entrati ormai nel periodo di preparazione alla Pasqua quale e' la Quaresima.
E' cosa bella allora vedere gli esempi che ci illuminano nel "fare sul serio seguendo Cristo Gesu' sulla via della croce' che conduce alla gioia vera...Per divenire uomini veri che sono un Paradiso sulla terra.

(Dal libro di Silvano Gianduzzo, Exallievi Don Bosco,2014, Fed. Exallievi )





PISTONI Luigi
Un testamento scritto con il sangue


Partigiano (1924-1944), servo di Dio


 - Luigi Pistoni, in famiglia detto Gino, nasce il 25 febbraio 1924 a Ivrea, in 
provincia di Torino. Inizia gli studi presso le scuole elemen­tari dell'Opera Pia 
Morena, gestita dalle suore di Carità dell'Immacolata Concezione. 
Frequenta poi le prime classi del ginnasio al Collegio salesiano 
"Giusto Morgando" di Cuorgnè, in provincia di Torino. 
Termina quindi gli studi al Collegio "San Giuseppe" di Torino, diretto dai Fratell delle Scuole Cristiane, diplomandosi ragioniere. 
Il 1942 segna una svolta decisiva per la sua vita: 
entra in­fatti nelle file dell'Azione Cattolica di Ivrea. Nell'associa­zione ha modo di conoscere figure eminenti nella formazione della gioventù, sacerdoti e laici, che gli sono gui­de e assistenti nella sua attività di giovane impegnato a met­tere in pratica il triplice motto "Preghiera, Azione, Sacrificio". L'8 febbraio 1944 scrive a un socio dell'Azione Cattolica: «Se il Signore ti ha chiamato, non rigettare la sua Grazia, ma rispondi generoso all'appello divino».
In occasione del suo ingresso nella "Società Operaia del Getsemani", movimento spirituale di dedizione all'aposto­lato fondato da Luigi Gedda all'interno dell'A.C, Gino scri­ve questa preghiera: «Il mio cuore oggi eleva a Te, o Signore, un inno di lode e di ringraziamento per le molteplici e sublimi grazie che visibilmente mi hai elargito in abbon­danza in questi ultimi anni. Ti ringrazio di avermi chiamato, due anni fa, a far parte dell'Azione Cattolica e di aver dato alla mia vita, prima di allora veramente vuota, uno scopo che la rendesse degna di essere vissuta... Ti chiedo la grazia di dividere con Te le sofferenze del Getsemani; accettale be­nigno e dammi la forza di sopportarle in espiazione dei pec­cati miei e dell'umanità intera. Concedimi inoltre la grazia necessaria per vivere una vita interamente e profondamente cristiana, tutta dedita al Tuo servizio e alla salvezza delle anime. Amen».

All'inizio del 1944 gli perviene la chiamata alle armi del­la Repubblica di Salò. Pistoni si presenta al Distretto di Ivrea  e presta servizio militare dal 30 aprile al 26 giugno 1944. Il 20 giugno 1944 entra a far parte della Resistenza, col nome di battaglia di "Ginas", e si dà alla macchia.
Il 25 luglio seguente, durante un attacco tedesco delle SS, nentre gli altri partigiani fuggono, egli si attarda a soccor­rere un soldato tedesco ferito, ma viene colpito da una scheggia di mortaio che gli recide l'arteria femorale. Resta nella più completa solitudine a dissanguarsi e a consumare la sua agonia, compiendo con le residue forze, prima di spi­rare, un vero atto di fede: con le dita intrise di sangue, scrive sulla tela del tascapane un messaggio-testamento rimasto unico nella storia della Resistenza: «Offro la mia vita per l'Azione Cattolica e per l'Italia. W Cristo Re». Muore così presso Gressoney la Trinité, in provincia di Aosta. Il cadavere viene ritrovato quattro giorni dopo con accanto, macchiato di sangue, il "Piccolo Ufficio della Madonna".
Il funerale si tiene in forma privata a causa della guerra e il corpo è sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Ivrea. Ma la fama della sua santità si estende subito e il suo testamento di sangue diviene oggetto di scritti di dirigenti di Azione Cattolica dell'epoca.
Il cippo funebre posto nel luogo della morte così ricorda il sacrificio di Gino Pistoni: «Su queste rocce, dove oggi è gioia e libertà, nel tragico mattino del 25 luglio 1944, recisi dal lampo di colpi mortali, reclinavano nella morte i venti anni di Gino Pistoni. Fedele al precetto divino che non esiste amore più grande di chi dà la vita per un amico, egli donava la sua per il nemico e, sull'umile sacco testimone di nobile lotta, col sangue ardente scrisse ITALIA, e come fuoco in­cise VIVA CRISTO RE».
Il Comune di Ivrea gli ha intitolato lo Stadio comunale e una piazza della città e la Diocesi di Ivrea gli ha dedicato una casa alpina a Gressoney Saint Jean.
Nel 1994, a cinquant'anni dalla morte, il vescovo di Ivrea monsignor Luigi Bettazzi ha avviato la causa di bea­tificazione di Gino Pistoni.
Un sacerdote che lo conosceva bene ha scritto di lui: «E un giovane che ha saputo rispondere generosamente al pri­mo impulso della Grazia: dire di sì a Cristo che gli passava accanto».




domenica 31 gennaio 2016

31 gennaio FESTA di DON BOSCO



Oggi nella festa di Don Bosco,
ricordiamo i suoi pensieri scritti prima di morire.



Le ultime 28 frasi scritte da Don Bosco
(Dalle Memorie Biografiche di Don Bosco
volume 18°, pag 481-483)

Il 19 dicembre 1887 (43 giorni prima della sua morte) Don Bo-sco ebbe una ripresa nella sua lunga malattia, e il segretario don Viglietti lo pregò di scrivere sul retro bianco di alcune immagini alcune frasi.
Sarebbero state mandate, con gli auguri natalizi, ad alcuni Cooperatori salesiani che le avrebbero particolarmente gradite. E Don Bosco scrisse, sul bianco di quelle immagini, le ultime 28 frasi della sua vita.
Eccole:
.- O Maria, otteneteci da Gesù la sanità del corpo, se essa è bene per l'anima, ma assicurateci la salute eterna.
.- Fate presto opere buone, perché può mancarve-ne il tempo, e così restare ingannati.
.- Beati coloro che si danno a Dio per sempre nel-la gioventù.
.- Quanti volevano darsi a Dio e restarono ingan-nati, perché loro mancò il tempo!
.- Chi ritarda di darsi a Dio, è in gran pericolo di perdere l'anima.
.- Figliuoli miei, conservate il tempo e il tempo conserverà voi in eterno.
.- Chi semina opere buone, raccoglie buon frutto.
.- Se facciamo bene, troveremo bene in questa vita e nell'altra.
.- In fine della vita si raccoglie il frutto delle buo-ne opere.
.- Dio ci benedica e ci scampi da ogni male.
.- O Maria, proteggete la Francia e tutti i Francesi.
.- Date molto ai poveri, se volete divenir ricchi.
.- Date et dabitur vobis (Date e vi sarà dato).
.- Che Dio ci benedica e la Santa Vergine sia nostra guida in tutti i pericoli della vita.
.- I giovanetti sono la delizia di Gesù e di Maria.
.- - Dio benedica e compensi largamente tutti i nostri benefattori.
.-  Sacro Cuore del mio Gesù, fate che io vi ami sempre più.
.- II più gran nemico di Dio è il peccato.
.- O Maria, siate la salvezza mia.
.- In fine della vita si raccoglie il frutto delle opere buone.
.-  Chi salva l'anima, salva tutto; chi perde l'anima, perde tutto.
.- Chi protegge i poveri, sarà largamente ricom-pensato al divin Tribunale.
.- - Chi protegge gli orfanelli sarà benedetto da Dio nei pericoli della vita e protetto da Maria in morte.
.- - Che grande ricompensa avremo di tutto il bene che facciamo in vita!
.-  Chi fa bene in vita, trova bene in morte. Qualis vita, finis ita (Come è la vita, così sarà la morte).
.- - Io prego ogni giorno per voi e voi pregate per la salvezza dell'anima mia.
.- - O Vergine pia, l'aiuto tuo forte dà all'anima mia in punto di morte.
.- - In Paradiso si godono tutti i beni in eterno.

Narrano le MB che dopo la frase: «In fine della vita si raccoglie il frutto delle buone opere», don Viglietti lo interruppe dicendo: «Ma Don Bosco, scriva qualche cosa di più allegro! Queste cose fanno soffrire».
Allora D. Bosco fissò intenerito i suoi occhi in quelli del segretario, e vistolo piangere gli disse con un sorriso indescrivibile:
«Ma che ragazzo sei!... Non piangere... Te l'ho già detto che sono le ultime immagini che scrivo».
Quindi, per compiacerlo, cambiò tema:
Ma dopo la frase «O Maria siate la salvezza mia», ritornò ai pensieri che sanno di eternità.

Dopo l'ultima frase depose la penna, disse che aveva la mano molto stanca (cf MB 18,482s).



Vivendo l'anno giubilare della Misericordia del Padre riflettiamo 
inoltre sui pensieri che ci invia Don Ferdinando:

 Misericordia, Peccato e ancora Misericordia

Misericordia è Dio stesso.

Misericordia è il "nome" di Dio, la sua essenza, la sua identità.
Misericordia è Gesù che rivela il volto di Dio: un Dio-famiglia di tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, che sono in relazione d'amore tra loro e con l'uomo.

Misericordia è il grande progetto di Dio che chiama all'esistenza noi, fragili creature umane, per farci vivere in eterno inseriti nel flusso d'Amore del Dio-Famiglia-Trinità-Misericordia.

Misericordia è averci creato a "immagine e somiglianza" della libera relazione d'amore che esiste tra le tre persone divine.
Ci ha dato la libertà perché potessimo decidere di accogliere il Suo amore e vivere in relazione con Lui e con i fratelli.


Il massimo dono di Dio, la libertà, ha inebriato l'uomo fino a presumere di poter fare a meno della "sorgente della libertà", fino ad entrare in competizione con Dio, a pretendere di essere Dio.
Questo è "il peccato"!

Quando l'uomo con la sua presunzione ha tagliato il cordone ombelicale che lo legava a Dio si è ritrovato nudo, impoverito, incapace di amare, capace di uccidere, mortale, senza futuro, senza senso.
Questo è "il peccato"!

Un abisso invalicabile separava la creatura umana dalle realtà eterne, dalla vita divina a cui il Dio-Famiglia l'aveva destinata. Nessuna realtà di questo mondo terreno, nessuna religione, rito, sacrificio...  poteva "costruire un ponte" di collegamento con la vita d'amore del Dio-Famiglia.
Questo è "il peccato"!

Ma, "quando giunse la pienezza dei tempi..." avviene un fatto imprevedibile.
Questo Dio-Famiglia-Trinità-Misericordia decide di entrare direttamente nella storia dell'uomo.
Il Verbo eterno ha unito la sua natura divina alla natura umana:
 "si è fatto carne e ha posto la sua tenda tra noi".

«Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth.» (Papa Francesco, Il volto della misericordia 1)

«Ecco l'Agnello di Dio che toglie "il peccato" del mondo»

Gesù è il Ponte-fice: ri-congiungendo in sé l'umanità e la divinità, è Lui il ponte che, distruggendo "il peccato", permette alle creature di superare l'abisso invalicabile, e di entrare nella "giusta relazione con Dio".

Misericordia è Gesù "amore che si dona fino a morire in croce" per essere totalmente fedele all'amore del Padre e all'amore per noi, persone umane, che lui vuole come fratelli.

Misericordia è tutta la nostra vita personale ormai liberata definitivamente da "il peccato" e quindi unita sostanzialmente alla vita del Dio-Famiglia-Trinità-Misericordia, nonostante che la nostra fragilità terrena ci fa inciampare "in tanti peccati", da cui veniamo liberati ogni volta che, per mezzo dei sacramenti della Chiesa, accogliamo l'amore gratuito del Dio-Famiglia e lo lasciamo lavorare in noi.

Misericordia è Gesù che ci ha rivelato la vera dignità dell'uomo: quando accoglie gratuitamente l'amore del suo creatore e redentore, diventa figlio di Dio Padre, fratello di Cristo e sposo dello  Spirito Santo; 
così è inserito nella Misericordia
ora e per sempre.

                                 Don Ferdinando Colombo


Ed in fine  una mia riflessione su Don Bosco e la Confessione 
(in rumeno)


Don Bosco crăinicul Milostivirii.

În acest an în care Biserica esperimentează milostivirea lui Isus, anul jubilar de milostivirea a Tatălui, noi ne convertim, trăind aceasta milostivire a lui Dumnezeu prin faptele de milostenie şi prin iertarea păcătelor cu Sacramentul Spovezii.
Don Bosco recomanda Salezienilor că în predicile lor îndreptate tinerilor şi copii să vorbească des de milostivirea Lui Dumnezeu şi despre spovadă.
Ştia ca spovadă  este cu Euharistia şi împărtăşanie mijlocul extraordinar de eficace în educarea tineretului.




El însuşi a fost extrem de milostiv şi prompt să primească pe toţi cu milostivirea prin spovadă.   La sărbătoarea Imaculatei, 8 decembrie 1841, în sacristia Bisericii Sfântului Francisc de Sales, Don Bosco îl întrebă pe un băiat cu care s-a întâlnit, Bartolomeu Garelli:  -Te mai spovedeşti din când în când? Era în primul său an de preoţie, la începutul apostolatului său. Tot în decembrie, în ziua 17 de anul 1887, dar cu 46 de ani mai târziu pe când el era extenuat de boala care peste puţin îl va şi doborî, vreo treizeci de băieţi din clasele superioare îi cerură să-i mai mărturisească o dată. Secretarul s-a opus, văzându-l epuizat şi aproape sfârşit, dar Sfântul îi chemă: -Lasă-i să intre, şi aşa e pentru ultima oară când îi mai pot mărturisi. Şi-i mărturisi.
Toată viaţa Sfântului este cuprinsă între aceste scene semnificative în care Don Bosco spovedeşte.(Iată un alt  exemplu). Don Bosco era găzduit de Giuseppe, fratele său.Într-o zi, în timp ce se întorcea spre casă printr-o pădurice, aude o voce aspră, răstită: -Banii sau viaţa! 
îl cuprinse teama. Răspunse:  -Sunt don Bosco şi bani nu am. Un om a ieşit dintre tufişuri, ţinea în mână o secere.Don Bosco îl recunoaşte şi adăugă pe un alt ton:
-Cortese, chiar tu vrei să mă omori?...Descoperise în chipul acela, acoperit de barbă, un tânăr cu care se împrietenise vizitând pe prizonieri în închisorile din Torino. Celălalt îl recunoscu şi el pe don Bosco şi-ar intra în pământ de ruşine.
Şi spune: -Don Bosco, iertaţi-mă. Sunt un ticălos...Îi povesteşte, apoi, pe nerăsuflate, o poveste amară. Eliberat din închisoare, a casă nu mai voiră să-l primească: „Până şi mama mi-a întors spatele - spunea - că sunt ruşinea familiei. Serviciu? Nici pomeneală”. Îndată ce aflau că trecuse prin închisoare, îi închideau uşa în nas.  Până ajunseră la Becchi, don Bosco îl spovedi şi-i zise: „Vino cu mine!" Şi-l prezentă rudelor lui:  - M-am întâlnit pe drum cu acest bun prieten. În seara asta rămâne la noi.A doua zi dimineaţă, după liturghie, îi dădu o scrisoare de recomandare către un paroh şi către unii patroni mai de treabă din Torino, apoi îl îmbrăţişa.   Aceasta poveste este una dintre cele multe fapte din viaţa lui Don Bosco care arată milostivirea lui Don Bosco. Dar centrul povestei sunt acele cuvinte: „ Până ajunseră la cătun Becchi, don Bosco îl spovedi”. Arată de fapt ca Don Bosco a fost slujitorul milostivirii Lui Dumnezeu prin spovadă şi virtutea milostivirii a lui Don Bosco se afla mai mult în maxima disponibilitatea sa de a se dărui pentru a spovedi cu mare milostivire. Deşi era un gigant în multe, nicăieri nu este el atât de mare şi de milostiv ca în scaunul mărturisirii. Despre Don Bosco s-ar putea spune că el a fost, pentru timpurile sale, cel mai mare mărturisitor al tineretului.


1872. În Oratoriu copii şi tineri ieş din sălii de şcoală şi se năpustesc în curte strigând: „Gustarea, gustarea!!” Era ora 16 şi Don Bosco dedea fiecărui o pâine pentru a potoli FAMEA. Doi Băieţi împărţeau pâinii: una fiecăruia. Dar cineva trecea de duă ori pentru că vrea mai mult.   Un băieţel, Francesco Piccollo de 11 ani a văzut smecheria aceea şi dat fiind că îi era foame, a făcut şi el a două tură din ascuns. Dar, după că a mâncat-o a simţit remuşcare de conştiinţă. La seară a vrut să se spovedească şi a mers îm Biserică lângă Oratoriul. De obicei se spovedea la Oratoriu de la Don Bosco. Dar nu ar fi vrut că Don Bosco să ştie că el, prietenul său, a furat a două pâine. Şi a mers la Biserica, acolo, lângă Oratoriul. A văzut un confesional unde mergeau credinciosi şi s-a pus la rând şi el pentru a se spovedi. Când a fost rândul său, s-a spovedit: „Am furat două pâini!” Şi confesorul îi spusese: „Ţi au făcut rău”.... „Nu!” ...” Atunci, nu te chinui!” În acel moment, copilul s-a dat seamă că cel pe care spovedea era Don Bosco însuşi. S-a simţit cam să leşine. Dar Don Bosco îi ia zis: „ Uită-te! Când vei avea nevoie de pâine, cere-o la Don Bosco. El îţi va da toată pâine pe care ai fi vrut!” Şi a adăugat: „ Şi aminteşte-te bine; Don Bosco preferă confidenţa ta decât să te creadă nevinovat. Confidenţa, te va ajuta, nevinovaţia făurită prin aparenţa şi prefacatorie te va duce la cadere şi nu vei avea nimeni care să te ajute!” Şi Don Bosco a terminat aşa:
„Bogaţia lui Don Bosco este confidenţa şi sinceritatea a fiilor săi. Nu-l uita niciodată Francisc!”
Don Bosco a fost un mare educator, dar oricât de amplă şi amănunţită ar fi expunerea principiilor sale pedagogice, ea ar fi totuşi lipsită de ceva esenţial, dacă nu ne-amintim de activitatea sa ca ministru al Sacramentului iertării, al spovedaniei.
Tot succesul său pedagogic acolo se naşte şi de acolo porneşte. Prin Spovadă, conform cu spiritualitatea sfântului Francisc de Sales, Don Bosco  facea chiar aşa că şi păcatele şi gravitatea pacatelor să devină punct de sprijin către înălţimi, o putere ascensională, de a se ameliora. Ai fost rău?...Trebuie să devii sfânt!
În desfăşurarea apostolatului milostivirii prin spovada Don Bosco prefacea în prilej de mântuire toate împrejurările. Când călătorea cu diligenta, lângă vizitiu, îl spovedea, spovedea în gară de tren,în biserică, în cameră sa, lângă patul bolnavilor, în spital, în închisoare: pretutindeni unde era cerut său unde se afla pentru a mântui sufletele oamenilor şi tinerilor săi, el -i spovedea.



A spovedi, aceasta i-a fost, de fapt, ocupaţia predilectă. Toate celelalte trebuiau să cedeze în fata ei. Era convins ca nici un botezat nu e iremediabil corupt până mai este pe pământ, şi acolo unde ceilalţi şi-au pierdut ultima licărire de speranţă, Don Bosco păstra nu nădejdea, şi chiar siguranţa ca acela se va întoarce la mântuire. Şi în acest mod la câte numeroase persone nu le-a schimbat totodată prin spovada, pornindu-le spre înălţimi!  Don Bosco a fost slujitor al milostivirii prin spovadă.
Dar amintirea milostivirii a lui Don Bosco, este amintirea de milostivirea neîncetată a Lui Dumnezeu.   Anul acesta est în fiecare moment ocaziă şi prilej de a ne converti, de a fi milostivi şi de a ne mărturisi pentru a primi pacea lui Dumnezeu o chezaşie de mântuirea veşnică.  Maria Maica lui Isus a fost maestra şi ghidul pentru Don Bosco, cerem de la ea Ajutorul Creştinilor că ne ajute să fim şi noi ca Don Bosco milostivi în operele noastre şi să fim dispuşi să ne spovedim des pentru a creşte în asemânărea cu Isus milostiv.


Cfr. Liviu Pandrea, Don Bosco Crainicul Bucuriei, Ed Unitas, Cluj Napoca, 1999, vol2, pp. 91 ssgg.
Cfr. Teresio Boasco, Don Bosco, o nouă biografie pentru copii, Galaxia Gutemberg, 2008, p.170.

mercoledì 13 gennaio 2016

poesie poesie poesie...








Paura e tristezza.


Sembrava, nella credenza,
tremassero i piatti
alla luce del fuoco
guizzante nel caminetto.

Al comignolo, il vento
la bocca applicando
un'arietta fischio',
triste lamento:
alla paura
ed alla tristezza
incitamento.






Liberta'


Liberta'! Liberta'
cosi' si diceva
qualsiasi cosa
egli faceva.

Liberta'! Liberta'!
lui proclamava
in alto o in basso
ovunque 
egli andava.-

Ma infine s'accorse
che forse in realta'
era meglio
pensarla cosi':

Libero non e' 
il cuore
che senza legami
se ne sta;

libero invece
e' quel cuore
che ha vincoli
infiniti
d'amore.



       
  La sera.
Brutta
settembrina
giornata
si strugge
nel resto
del giorno
silente 
e dolente.

Sussurra 
un canto
lontano.
la sera,
e quieta
nel dolce
riposo
del sonno
un bimbo.




                                          

martedì 29 dicembre 2015

Poesie



NOTA INTRODUTTIVA

Anche se il clima di questi giorni e' piuttosto propenso alla neve ed una prima nevicata oggi c'e' stata,  la poesia che segue si intona alla festa della famiglia, vissuta due giorni fa, in quanto i due simbolici fiori possono ben rappresentare la solidarieta' e l'amore provvidente che si alimenta in ogni famiglia.




SIMBOLO


E' piovuto;

e' piovuto tanto.
Furono tre giorni,
tre lunghi giorni
di pianto.


Ma la pioggia

fredda cadente,
... e' cessata, 
e'cessata!
ecco, finalmente.


E nel cielo sereno

di fresca mattina
il sole splendente
discioglie ogni brina
e di uccelli e' il canto.


Ed ecco, un miracolo

io vedo stupendo:
un papavero rosso
e una spiga di grano
piegati si sono,



cosi', piano piano,

stringendosi forte,
in abbraccio fraterno
per meglio resister
al vento e alla morte.




Sta fermo quell'uno
nell'altra sicura,
alla pioggia, al tempo
di freddo o calura;
e sembrano dirsi:

coraggio! son qui;
diverso, ma forte,
sostegno a te ora
e in ogni sorte:
io proprio, io si'.



BOLLE DI SAPONE

Tre fanciulli sul balcone,
fanno il gioco delle bolle
di sapone.

Sembra un gioco divertente
mentre s'alza un riso folle...
per niente.

- La piu' bella e' questa qui!
- Luminosa e' la mia!
... e via cosi'!

Vanno lente su nel cielo
tante sfere luminose
come un velo.

Son le bolle di sapone
d'una lieta giovinezza,
...che se ne va.