dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

venerdì 24 marzo 2017

Preghiera della serenita'


Oggi viviamo le 24 ore per il Signore, come volle Papa Francesco. Una giornata di grazia nella quale le Chiese parlano del perdono e della misericordia di Dio per mezzo del Sacramento della Penitenza. Per questo ti offro una preghiera che mi piace molto, perche' mi mette in pace con me stesso e gli altri e mi fa amare Dio  con tutto il cuore e il prossimo come me stesso. Una preghiera di riconciliazione e di felicita' o di serenita' interiore, di pace. Spero ti sia utile...

Preghiera della gioia.

Gesu',
io amo cio' che sono
io amo l'ambiente in cui vivo.
io amo coloro con i quali vivo
io amo quello che faccio per obbedienza.
io mi trovo bene con Te, Gesu'
e cammino verso di te,
con Maria, la Mamma tua
e San Giuseppe,
che tanto Ti amo'.




Azi noi trăim 24 ore pentru Dumnezeu, cum a vrut Papa Francisc. O zi de har în care Bisericile deschise vorbesc de iertare şi milostivire a Lui Dumnezeu prin Sacramentul Pocăinței. Pentru aceasta iți ofer o rugăciune care îmi place mult; nu este făcută de mine dar este numai finisată de către mine. Se poate intitula:





RUGĂCIUNE A FERICIRII.
Iisuse,
eu iubesc pe mine, pe cel care sunt.
eu iubesc ambiantul în care trăiesc.
eu iubesc pe cei cu care locuiesc.
eu iubesc ceea pe care fac din ascultare.
eu mă găsesc bine cu Tine, Iisuse.
Şi merg cu Tine,
cu Maria, Mama ta, şi cu sfântul Iosif,
care așa de mult pe tine te a iubit.

sabato 18 marzo 2017

POESIE




Ai monti...


Vivide
chiazze
di sole.
ristretti 
anfratti
di ombra.

Un giorno 
nuovo
inizia
ai monti.

E' come
godere
or ora
del mondo
la bellezza.




Monte Santo Lussari



Come luce
di cristallo
forte e pura
sulla vetta
di Maria
il santuario
fermo sta.

Sale ardente
la preghiera
di tre genti:
l'italiana
la tedesca
e la slovena.

Mentre intanto
su l'attonite
espressioni
di piante
numerate
e scheletriche,

tra chiare
estensioni
d'estatica
e limpida
gaiezza,
immobile
e nitido

il suo nome
il tempo
incide
e va.



mercoledì 15 marzo 2017

Lo stupore della poesia




C'e' una preghiera che possiamo chiamare

 la preghiera della felicita'.


Essa dice così:


Io amo ciò che sono.
Io amo l'ambiente in cui vivo.
Io amo coloro con i quali vivo.
Io amo quello che faccio.
Io mi trovo bene con Te, Gesù.
E cammino verso di Te.

(b.f.)






...Ripeterla verso per verso finché entra nel proprio cuore, fa riscoprire la gioia e la serenità.







:

mercoledì 22 febbraio 2017

Don Bosco inedito



I pennini e Don Bosco





Erano nello studio 

In cattedra l'assistente. Era un chierico. Nei banchi un bel numero di ragazzi stavano studiando. Uno di loro avendo terminato i compiti e non sapendo che fare si occupava con dei pennini. Giocava con loro. L'assistente lo guarda. Lo richiama al dovere più volte. Scende dalla cattedra e gli si avvicina. "Perché invece di studiare giochi con i pennini?"
" Ho finito i compiti e non so cosa fare!"
"Beh, non ti accorgi che disturbi giocando con i pennini!?..Mettili via e fai qualche lettura."
Il chierico torna verso la cattedra. Ma il ragazzo continua a giocare con i pennini. Di nuovo ammonisce il ragazzo, ma appena si volta il ragazzo che aveva rimesso in tasca i pennini inizia di nuovo a giocare con quelli...
L'assistente prende una decisione severa. Chiama il ragazzo e lo accompagna alla camera di Don Bosco al secondo piano. Bussa. Don Bosco li fa entrare e chiede benevolmente che cosa sia successo. Il chierico spiega che con quel ragazzo non si può continuare a studiare, perché fa rumore con dei pennini e disturba tutti gli studenti. Richiamato continua a giocare e non la smette. Per questo l'ha condotto da Don Bosco.
Don Bosco lo invita a tornare ad assistere nello studio, perché lui avrebbe parlato con il ragazzo.
Quando il giovane chierico se ne è andato Don Bosco parla amabilmente con il ragazzo:
- Che è successo?..Cosa facevi?
Il ragazzo non risponde.
 Allora Don Bosco gli dice:
 -Sai che ti voglio bene. Rispondimi e dimmi un po' cosa facevi con i pennini? perché non studiavi?...Parlami, sai che so mettere le cose a posto. Non aver paura!..
Il ragazzo finalmente apre la bocca:
-Suonavo una musichetta con i pennini?!
- Ma bravo!... E come facevi?!...
-...
-Su', mostrami come facevi?..Come potevi fare una musichetta...!?
-Ecco...!
Il ragazzo tira fuori i pennini dalla tasca e li infila chi più, chi meno nel legno del bordo della scrivania di Don Bosco. Poi li tocca leggermente e.. suona una musichetta!
- Ma bravo!..- dice Don Bosco - Ho capito....Però adesso metti i pennini in tasca e vai nello studio. E leggi tranquillo qualche cosa finché sarà tempo di andare in cortile. Comportati bene d'ora in poi.
- Sì, Don Bosco!.
E quello se ne va.
Don Bosco tira fuori il borsellino dei soldi e guarda...Vuoto!...
Apre un cassetto della scrivania per cercare dei soldi e non ne trova. Vuoto!..
Non aveva soldi quel giorno, come in tanti altri. Ma...
Don Bosco si alza dalla sedia della scrivania e prende il cappotto. Lo mette sul braccio, anche se fuori faceva fresco ed esce. Va al mercato. Lì c'era un rigattiere che comperava di tutto.
Don Bosco gli vende il soprabito. Con i soldi che ha, va da uno che vendeva strumenti musicali e compra una modesta spinetta da pochi soldi. Torna a casa e pone lo strumento musicale vicino allo studio, ma sotto le scale, di modo che, se qualcuno suonava lo strumento musicale non disturbasse lo studio.
Poi va nello studio e si avvicina al ragazzo irrequieto di prima.:
- Vieni con me!...
... Vedi questo strumento musicale? D'ora in poi potrai suonarlo tu, quando, finiti i compiti, avrai ancora spazio per fare altro. Potrai uscire dallo studio con il permesso dell'assistente e verrai qui ad esercitarti.
Quel ragazzo era Giovanni Cagliero, che diverrà musico, sacerdote, Vescovo missionario e Cardinale. E l'assistente era Don Rua, il primo successore di Don Bosco, ora Beato.

In questo episodio si vede il tatto di Don Bosco nel trattare con i ragazzi, nel cogliere le loro doti e nell'aiutarli a farle crescere per il bene di tutti.
Il rigattiere intanto, avendo saputo che colui che gli aveva venduto il cappotto era Don Bosco, andò all'Oratorio e diede indietro il cappotto a Don Bosco.



Bello!

Lo racconta un coadiutore salesiano di Valdocco, Torino

mercoledì 18 gennaio 2017

Italia bel paese


Si puo' migliorare...chiediamolo ai giovani... e ritorniamo giovani.
Una riflessione da fare...

Le Missioni e il sociale


Un amico mi scrive a proposito della situazione in Italia:



Lo sapevi che ben 2720 cittadini del "giardino della Madonna" (ROMANIA)
tra le centinaia di migliaia di altri loro simili presenti da noi,sono "alloggiati confortevolmente" nelle nostre carceri (dopo essere stati condannati per gravi reati) e ci costano 339.891,20 euro al giorno,equivalenti a 120.060.288 euro all'anno????
Beati loro!!!!
Stanno al caldo,mangiano e bevono ed il nostro stupido governo,invece di ritornarli al mittente e rispedirli nel "Giardino" ad espiare le giuste pene,preferisce tenerli in casa:
Sappi che i detenuti stranieri sono 18.621 e ci costano 850.000.000 annui!!!!
Non trovi che ci sia da vergognarsi ad essere facenti parte di un popolo così stupido come quello italico che non vuole liberarsi di codeste "abitudini" ???



Gli ho risposto cosi’:


AM

E' triste quel che dici ...Ed e' pure triste che non sia stata capita la nostra presenza nei paesi da cui vengono queste persone, aiutando a sufficienza per contenere almeno il danno con la nostra opera missionaria di educazione e formazione...Tuttavia guardiamo avanti e continuiamo sperando ... Che il Signore vi benedica e apra gli occhi a tutti!
Grazie invece a te ( a voi) per quello che fin dall'inizio hai fatto e donato e continui a fare. Cordiali saluti e auguri di ogni bene. Con amicizia e speranza.
……..



Che ne dici tu?!...




martedì 10 gennaio 2017

Qualche cosa di bello su cui pensare...

Riflettendo con Papa Francesco
elaborazione da  Aleteia






Gesu’


Preghiamo lo Spirito Santo perché svegli in noi la voglia di conoscere Gesù, di adorare Gesù e di seguire Gesù”.





Per essere cristiani non sono necessarie cose strane, cose difficili, cose superflue”, basta invocare “la grazia di conoscere Gesù, di adorare Gesù e di seguire Gesù”.








Perdono
“il perdono è la via maestra per la riconciliazione”.

Nei rapporti fra le persone il perdono sconvolge la logica del “do ut des” e svuota di senso ogni sopraffazione e violenza.

Nelle relazioni sociali e politiche, il perdono guarda alle persone che sono in gioco accogliendole e desiderandone il bene al di là di ogni merito o di possibile contraccambio.

IL perdono è pieno, autentico e fecondo solo quando nasce da una scelta libera, gratuita e senza ritorno.
Solo chi sa amare sa perdonare, e solo l’amore ricevuto e donato rende capaci di domandare perdono e di offrirlo a chi ce lo chiede.

Perdonare, però, è spesso tutt’altro che facile: il perdono richiede una forza interiore e un’audacia nell’amare, che abitano in cuori aperti, in spiriti grandi.

Sulla via del perdono non è difficile perciò incontrare Dio, avvertendo il bisogno della forza che il Suo amore può darci.

Solo chi si riconosce perdonato nel modo più profondo e ricco d’amore, saprà anche perdonare.

Solo il perdono cambierà il mondo e renderà abitabile e godibile per tutti la casa comune e l’ambiente.








Il Male

Alla radice di tutti i mali odierni il Papa vede – e denuncia – “le ambizioni economiche di pochi e l’avida ingordigia del dio denaro che porta alla schiavitù”


lunedì 12 dicembre 2016

Maturita'

Esempi di Papa Francesco


Sono esempi che rimandano alla formazione umana che tutti noi dovremmo curare nella sua pienezza.





Dal monastero dei Carmelitani scalzi di Snagov Bucarest


(da Vatican Va: ALLA COMUNITÀ DEL PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE PUGLIESE “PIO XI”)

1
Quando io, come maestro dei novizi e anche come superiore provinciale, avevo qualche problema con qualcuno, lo mandavo a parlare con suor Bernadetta.
 E lei, due “schiaffi spirituali”, e la cosa si sistemava. Quella saggezza delle donne di Dio, delle mamme. E’ una grazia crescere nella vocazione sacerdotale avendo vicino queste donne, queste mamme, che sanno dire le cose che il Signore vuole che siano dette. Lei poi è stata trasferita a Roma, e io sempre quando venivo la andavo a trovare. Ricordo che l’ultima volta che l’ho vista le ho telefonato, e lei: “Prima di andarsene, venga un’altra volta” – “Ma perché?” – “Voglio che mi dia la santa Unzione [degli infermi], perché non ci vedremo più”. Quel senso della donna, 85 anni già… 

E un giorno di Tutti i Santi le ho dato l’Unzione dei malati e lei 
se n’è andata a metà dicembre.

Questo lo voglio dire per rendere omaggio a questa donna e a tante come lei, che consacrano la vita al Signore e sono vicine all’apostolato dei preti, sono vicine alla formazione dei preti nei seminari; hanno quella saggezza, quella saggezza delle mamme; sanno dire quello che il Signore vuole che sia detto. 
E per me è un dovere fare il nome di Suor Bernadetta oggi. 
E ringrazio la vostra terra per averci dato una donna così.





(da Vatican Va: ALLA COMUNITÀ DEL PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE PUGLIESE “PIO XI”)
2

Padri che ricevono la paternità degli altri e la danno ad altri. 
E’ bello essere sacerdote così. 
Una volta ho trovato un parroco di un paese piccolo, un bravo parroco: 
“Tu cosa fai?” 
 “Io conosco il nome di ognuno dei miei parrocchiani, della gente” 
 “Dimmi, ogni persona?” 
“Tutti! Anche il nome dei cani!”. 

Era vicino alla gente.





a Snagov





3                       da Zenit 16 dic.2016.

All'Ospedale Gesù Bambino


il Papa ha ricordato la sua operazione a 21 anni per una grave polmonite. “Non si sapeva cosa fosse, pensavano fosse un’influenza, poi tanta febbre… Mi hanno portato in ospedale e subito mi hanno tolto tanto liquido dal polmone. Il dottore ha detto: ‘Gli dia un milione (per fare un esempio) di penicillina e 500mila grammi di streptomicina’. E se n’è andato. E la suora che era infermiera ha detto: ‘No, 3 milioni e 1milione. Perché aveva il fiuto della malattia”.
“Io non sparlo contro i medici, sono bravi eh!”, ha aggiunto Francesco con ironia, ma “voi ( Infermiere )avete il fiuto della malattia.




Papa Francesco - da facebook




4

Da retesicomoro 17 dicembre 2016

Messa e telefonino…
Dice Papa Francesco all’intervistatore belga:
- Mi fa ricordare quel sacerdote che avevo a Buenos Aires – che continua a celebrare la Messa e a lavorare, e ha 92 anni! –, e all’inizio della Messa dà sempre alcuni avvisi. È molto energico, 92 anni, predica molto bene, la gente lo va ad ascoltare…:
“Per favore, spegnete il telefonino”…
E durante la Messa, cominciava l’Offertorio, si sente un telefono…
Si fermò e disse: “Per favore, spengete il telefono cellulare”.
E il chierichetto, che stava accanto a lui, gli disse:
 “Padre, è il suo”.
…E lui lo tirò fuori e disse: “Pronto!” …

Da Intervista a Papa Francesco da parte del settimanale cattolico belga Tertio (7 dicembre 2016) in Retesicomoro venerdi’ 16 dicembre 2016.





Angelus 26 dicembre

Testimoni di Cristo.

 Ieri, giorno di Natale, i cristiani perseguitati nell’Iraq hanno celebrato il Natale nella loro cattedrale distrutta: è un esempio di fedeltà al Vangelo. Nonostante le prove e i pericoli, essi testimoniano con coraggio la loro appartenenza a Cristo e vivono il Vangelo impegnandosi a favore degli ultimi, dei più trascurati, facendo del bene a tutti senza distinzione; testimoniano così la carità nella verità.
( da Vatican.va)




lunedì 28 novembre 2016

Auguri di un buon Natale









Dal libro del profeta Isaìa/ 11, 1-10.
In quel giorno,
un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e d’intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,
con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi
e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello;
il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l’orsa pascoleranno insieme;
i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera;
il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la conoscenza del Signore riempirà la terra
come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà
che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli.
Le nazioni la cercheranno con ansia.
La sua dimora sarà gloriosa.


Noi… farsi piccoli, accantonando per un momento tutta la nostra scienza ed esperienza di vita, per metterci all’ascolto del Signore, e vivere la sua parola.
Gesu’ e’ venuto, Gesu’ viene, … E’ nato Gesu’.


BUON NATALE! CRĂCIUN FERICIT!

venerdì 18 novembre 2016

Poesie

Baldanza


Ecco un pensiero,
tenue compagno
al torcersi le mani,
la sera:

"Ieri come ieri
oggi come oggi,
ma ne' ieri,
ne' oggi
come domani"

Resta il ricordo
dei fatti di ieri,
e la vicenda
di oggi.

Sono speranze
per il domani...
Accettando il passato
e il presente portando,
si vive.

Ma la speranza
mi resta, 
forte e sincera,
profonda baldanza
nell'ora di sera.
...E presto sara' giorno.





E' lunedi'






Lieto e' il gioco
senza una pena;
gentile il volto
forte la lena.

Ecco una biglia
e' tra le dita,
ma pur di polvere
spesso condita.

Forte si fa il gioco,
e' festa l'insieme,
che sempre ripiglia
mentre si "scicca"
la tonda biglia.

Ecco un sorriso!
e un complimento,
un buon saluto
si ricomincia,
e' lunedi'.



Gorgheggio


Minuta calandra
in volo azzurro
lieta e' di strilli,
sola e' nell'aria.
Discende rapida
nel vivido specchio
dell'acqua brillante
di chiari riflessi.
E' il mezzodi'


D'incanto s'innalza
solenne un gorgheggio:
si leva d'intorno,
e subito tace,
morendo poi li'.
Si sveglia di nuovo,
vigoroso ed alto
in mille rimbombi,
che rimbalzano
ebbri ovunque.
...
Si spengono quindi,
come un sogno infranto
d'un tratto, cosi'...



domenica 30 ottobre 2016

Bettinzoli Mario -Figure esemplari


Exallievo salesiano.
Esempio di morte cristiana e di fede in Dio.
Dio e' misericordioso.


BETTINZOLI Mario
(cfr.: Silvano Gianduzzo, Exallievi Don Bosco. 120 profili biografici).



Martire della Resistenza col crocifisso e la reliquia di don Bosco in mano.

Partigiano (1921-1944) - Nasce a Brescia il 21 novembre 1921 e viene educato in una famiglia di profonda fede cristiana. Un fratello diventerà salesiano sacerdote e per quattordici anni sarà parroco del rione cittadino che in seguito assumerà il nome di "Quartiere don Bosco".
Mario frequenta assiduamente l'oratorio salesiano ed è delegato degli aspiranti di Azione Cattolica. Si prepara alla vita ottenendo il diploma di perito industriale.

Chiamato alle armi nel dicembre 1941, frequenta il corso allievi ufficiali a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, e ottiene il grado di sottotenente di complemento dell'Arti-glieria.





Assegnato alla caserma della Cecchignola, a Roma, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 combatte contro i Tedeschi per la difesa della capitale. Catturato, è rinchiuso nella sua stessa caserma. Accusato di resistenza armata, è condannato a morte. Tuttavia il 15 settembre riesce a fuggire e raggiunge, in modo avventuroso, Brescia.
Giunto nella città natale, invece di precipitarsi a casa, passa dai Salesiani e rimane sino a tarda notte con gli amici, che erano riuniti nel piccolo teatro dell'oratorio a preparare una recita.





Nell'ottobre 1943 si rifugia in Val Sabbia, dove organizza la resistenza nel Bresciano assieme a Giacomo Perlasca.


Adriano Grossi - questo il suo nome di copertura -divenuto vicecomandante del battaglione Fiamme Verdi (da lui stesso fondato) e comandante della 3a Compagnia, si incarica principalmente di programmare e allestire i campi di lancio.

Il 18 gennaio 1944 si reca a Brescia in compagnia del diretto superiore Perlasca, allo scopo di fare rapporto al Comando provinciale partigiano. Sorpresi dalla polizia federale fascista, i due sono arrestati e consegnati alle autorità germaniche. Interrogati e torturati per tre giorni nella Caserma "Arsenale", il 21 gennaio sono trasferiti nelle carceri cittadine. Dopo quasi un mese di detenzione, il tribunale militare tedesco li processa e li condanna a morte quali organizzatori di bande armate.
Entrambi scrivono una lettera d'addio. Esse entrano a fare parte del patrimonio della Resistenza e restano tra le più pure, le più distaccate dalla terra.
 La lettera di Mario Bettinzoli, redatta il 23 febbraio 1944, è indirizzata a tutti i familiari:




 « Miei carissimi genitori, fratello, sorelle, nonna, zii, zie e cugini. Il Signore ha deciso, con i suoi imperscrutabili disegni, che io mi staccassi da tutti voi, quando avrei potuto essere di aiuto alla famiglia. Sia fatta la Sua Volontà. Non disperatevi, pregate piuttosto per me affinché Lo raggiunga presto, e per voi affinché possiate sopportare il distacco. Tutta la vita è una prova, io sono giunto alla fine; ora ci sarà l'esame, purtroppo ho fatto poco di buono, ma almeno muoio cristianamente e questo deve essere per voi un gran conforto. Vi chiedo scusa se mi sono messo sulla pericolosa via che mi ha portato alla morte senza chiedervi il consenso, ma spero mi perdonerete, come il Signore mi ha perdonato pochi minuti fa per mezzo del suo Ministro. Domattina prima della esecuzione della condanna farò la santa Comunione e poi...Ricordatemi ai rev. Salesiani e ai giovani di A.C. affinché preghino per me. Ancora vi esorto a rassegnarvi alla volontà di Dio; che il pensiero della mia morte preceduta dai Santi Sacramenti vi sia di conforto per sempre. Immagino già le lacrime di tutti quando leggerete questa mia; fate invece che dalle vostre labbra, anziché singhiozzi, escano preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto io dall'alto pregherò per voi.Ora, carissimi, vi saluto tutti per l'ultima volta, vi abbraccio con affetto filiale e fraterno: questo abbraccio spirituale è superiore alla morte e ci unisce tutti nel Signore. Pregate! Vostro per sempre, Mario ».





Il giorno seguente, verso le 8 del mattino, Perlasca e Bettinzoli sono fatti salire su un camion e portati a quella che oggi si chiama Caserma "Ottaviani". Vorrebbero togliersi il cappotto per lasciarlo ai poveri. Bettinzoli, sapendo che Perlasca era febbricitante, lo esorta a tenerlo per non tremare di freddo e per non dare ai loro carnefici l'impressione di avere paura di morire. I due recitano ancora una preghiera, assistiti dal cappellano, mentre si schierano i dodici militi che compongono il plotone di esecuzione. Bettinzoli stringe in mano una reliquia di don Bosco e un piccolo Crocifisso. Il cappellano, dopo l'ultima assoluzione, gli chiede il crocifisso e la reliquia che tiene stretti nelle mani: «No, dopo - risponde -e li consegnerà alla mia famiglia».


La sentenza è eseguita mediante fucilazione, alle ore 8,27 del 24 febbraio 1944, presso la caserma del 30° Reggimento di Artiglieria di Brescia.





Alla memoria di Mario Bettinzoli è stata conferita la medaglia di bronzo al Valor Militare. La città di Brescia ha voluto additarne l'esempio alle generazioni future dedicandogli la Scuola Media del quartiere in cui risiedeva.



 Anche varie squadre sportive dell'oratorio salesiano portano il suo nome.