dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

lunedì 10 giugno 2019

Gender -Magistero della Chiesa. Idee chiare.


“Maschio e femmina li creò”,
(documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica, 8 giugno,2019; cfr: Aleteia )






I “due diritti fondamentali”
 inerenti alla cellula della società:

la Famiglia

«Il primo è il diritto della famiglia a essere riconosciuta come lo spazio pedagogico primario per la formazione del bambino» (37).

Il secondo «è quello del bambino “a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva […]”» (38).

La scuola

Alla scuola è richiesto un atteggiamento costruttivo e sussidiario, e questo specialmente alla scuola cattolica, la quale
[…] deve farsi comunità educante nella quale la persona esprime se stessa e cresce umanamente in un processo di relazione dialogica, interagendo in modo costruttivo, esercitando la tolleranza, comprendendo i diversi punti di vista, creando fiducia in un ambiente di autentica concordia. Si instaura, così, la vera «comunità educativa, spazio di convivialità delle differenze.
La scuola-comunità è luogo di incontro, promuove la partecipazione, dialoga con la famiglia, prima comunità di appartenenza degli alunni che la frequentano, rispettandone la cultura e ponendosi in profondo ascolto dei bisogni che incontra e delle attese di cui è destinataria ».(46)

In tal modo le ragazze e i ragazzi sono accompagnati da una comunità che «li stimola a superare l’individualismo e a scoprire, alla luce della fede, che sono chiamati a vivere in maniera responsabile, una specifica vocazione in solidarietà con gli altri uomini» (40).

mercoledì 5 giugno 2019

Con Papa Francesco ad Iași

1 giugno 2019

Pioveva a dirotto, ma non ci interessava il brutto tempo. Ci interessava l'incontro con il Papa, atteso e preparato da tanto tempo. E partimmo con i nostri mezzi, fiduciosi che il tempo sarebbe migliorato.
Arrivati ad Iași, abbiamo fatto una pausa al Carrefour, ove un salone era dedicato ai bambini e ai giochi dei bambini; in quello convergevano tutti gli altri saloni pronti ad accogliere i pellegrini per il ristoro ai bar e le compere ai vari locali di smercio di infinite produzioni utili alla vita di ogni giorno.
Il tempo, peggiorando, rovesciò tutta l'acqua che poteva rovesciare. Ma noi eravamo al sicuro ormai.
Dopo un lieto ristoro, siamo ripartiti alla volta del luogo destinato all'incontro con il Papa e precisamente nel settore 2. Fu una bella camminata fin là, dopo la fermata dell'autobus addetto al trasporto dei pellegrini! La pioggia intanto riprese, ma seppimo difenderci da essa. Giunti al palazzo dei Congressi, prendemmo posto per attender il Papa. Alle cinque del pomeriggio il cielo divenne sereno e il sole asciugò le strade e le persone. Arrivò il Papa, e fu festa e preghiera e canto e testimonianze e gioia, tanta gioia!
Tornammo a casa elettrizzati dalla giornata trascorsa con il Papa.
Fu bello, indimenticabile.



































lunedì 29 aprile 2019

Chiesa e rinnovamento



Una riflessione sulla Sinodalità della Chiesa, 
come via di rinnovamento nella Chiesa.

Una ricchezza da non perdere.



***
Chiesa e  riingiovanimento

Chiesa e  riingiovanimento,
vuol dire ritornare alle origini per un rinnovamento,
ricuperando  il metodo sinodale conservato dagli Ortodossi e Cattolici orientali.…

Chiesa sinodale.

Ascoltando Papa Francesco.
(Da intervista a Papa Francesco da parte del settimanale cattolico belga Tertio (7 dicembre 2016) in Retesicomoro venerdi’ 16 dicembre 2016.).

Domanda: - A noi pare che Lei stia indicando il Vaticano II, nei tempi di oggi. 
Ci indica vie di rinnovamento nella Chiesa. La Chiesa sinodale…
Nel Sinodo ha spiegato la sua visione della Chiesa del futuro. 
Potrebbe spiegarlo per i nostri lettori?


Risponde il Papa…:

 La “Chiesa sinodale”, prendo questa parola. La Chiesa nasce dalle comunità, nasce dalla base, dalle comunità, nasce dal Battesimo; e si organizza intorno ad un vescovo, che la raduna, le dà forza; il vescovo che è successore degli Apostoli. Questa è la Chiesa.
Ma in tutto il mondo ci sono molti vescovi, molte Chiese organizzate, e c’è Pietro.

Quindi, o c’è una Chiesa piramidale, dove quello che dice Pietro si fa,

 o c’è una Chiesa sinodale, in cui Pietro è Pietro, ma accompagna la Chiesa, la lascia crescere, la ascolta; di più, impara da questa realtà e va come armonizzando, discernendo quello che viene dalle Chiese e lo restituisce.

L’esperienza più ricca di tutto questo sono stati gli ultimi due Sinodi. Lì si sono ascoltati tutti i vescovi del mondo, con la preparazione; tutte le Chiese del mondo, le diocesi, hanno lavorato.

 Tutto questo materiale è stato lavorato in un primo Sinodo, che portò i risultati alla Chiesa; e poi si è tornati una seconda volta – il secondo Sinodo – per completare tutto questo. 

E da lì è uscita Amoris laetitia. È interessante la ricchezza della varietà di sfumature, che è propria della Chiesa. 

È unità nella diversità. 
Questo è sinodalità. 
Non calare dall’alto in basso, ma ascoltare le Chiese, armonizzarle, discernere.

 E dunque c’è un’Esortazione post-sinodale, che è Amoris Laetitia, che è il risultato di due Sinodi, dove ha lavorato tutta la Chiesa, e che il Papa ha fatto sua. 
Lo esprime in maniera armonica. 
È interessante: 
tutto quello che c’è lì [in Amoris laetitia], nel Sinodo è stato approvato da più dei due terzi dei padri. 
E questo è una garanzia

Una Chiesa sinodale significa che si dà questo movimento dal basso in alto, dall’alto in basso. 
E nelle diocesi lo stesso.


Ma c’è una formula latina che dice che le Chiese sono sempre cum Petro et sub Petro
Pietro è il garante dell’unità della Chiesa. 
È il garante. Questo è il significato.

 E bisogna progredire nella sinodalità; che è una delle cose che gli ortodossi hanno conservato. E anche le Chiese cattoliche orientali. 
È una loro ricchezza, 
e lo riconosco nell’Enciclica.

E dunque Pietro guida e si rende garante del'unità della Chiesa e nella Chiesa attraverso il contribnuto del metodo della sinodalità.

È unità nella diversità. 
Questo è sinodalità. 
Non calare dall’alto in basso, 
ma ascoltare le Chiese, armonizzarle, discernere.






martedì 2 aprile 2019

Aprile mese con la Pasqua


Risorgere con il Signore.

Questo è l'invito che ci dà Don Ferdinando attraverso il suo articolo nella rivista mensile del Sacro Cuore di Bologna "Vivere", articolo che riporto in questo blog .





Vi supplichiamo…
lasciatevi riconciliare con Dio

«Vai e vivi, Ti sono perdonati i tuoi peccati»Quante volte abbiamo fatto esperienza del perdono e della gioia che entra nel nostro cuore dandoci la forza di sperare in un comportamento futuro più ricco d'amore.
Qualche volta abbiamo fatto esperienza di essere talmente freddi e amareggiati da pensare di non meritare il perdono e invece il Signore ci ha raggiunti per mezzo di un amico, di una situazione imprevista, di un incontro.
Il perdono è una libera iniziativa del Padre che ci vuole abbracciare tutti come suoi figli.
Il perdono concretamente è un'apertura di credito sul futuro; Dio si fida che noi cresceremo nell'amore, scommette sulla nostra vittoria contro l'egoismo, ci affida nuove responsabilità.
«Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi l'incarico di portare altri alla riconciliazione con lui».
Oggi il Signore ci chiede di essere i suoi ambasciatori presso le persone che conosciamo e di invitarle all'abbraccio con il Padre, alla fiducia nel Figlio, al bacio dello Spirito Santo.Il Dio Trinità in cui crediamo è desideroso di abbracci, di intimità, di comunione, di amore donato e ricambiato.
«Così Dio ha riconciliato il mondo con sé per mezzo di Cristo: perdona agli uomini i loro peccati e ha affidato a noi l'annunzio della riconciliazione. Quindi, noi siamo ambasciatori inviati da Cristo, ed è come se Dio stesso esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo da parte di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio».
Nel corso della vita, purtroppo facciamo cose ingiuste per noi, per gli altri, per l'ambiente con una gravità che può giungere a distruggere il progetto di Dio. Sono i peccati.
Il nostro passato, i nostri peccati che il Padre conosce benissimo, fanno parte della verità della nostra vita su cui Lui interviene per liberarcene e per darci quelle grazie di Spirito che ci permetteranno di evitare altro male.
Dio, non si è accontentato di perdonare i peccati dell’uomo; ha fatto infinitamente di più; li ha presi su di sé, se li è addossati.
«Cristo non ha mai commesso peccato, ma Dio lo ha caricato del nostro peccato per riabilitarci dinanzi a sé per mezzo di lui».
 San Bernardo diceva: “Non fu la morte del Figlio che piacque a Dio, ma la sua volontà di morire spontaneamente per noi. Non la morte, ma l’amore ci ha salvati!"

Dio è giustonon può approvare il male, perché è una negazione della sua "creatività materna" con cui genera ogni forma di bene per la sua creatura.

Dio è "giusto" e quando agisce "fa cose giuste", rende "giuste" le persone che accolgono il suo amore gratuito. Questa è Misericordia.

Nel momento in cui il male, il peccato è entrato nella vita di una persona il comportamento di questo Dio è di intensificare il suo amore per quella persona.

L'intervento di Dio è "un di più d'amore", un investimento più intenso di amore gratuito, nella speranza che il peccatore si renda conto di essere amato e ritorni a Lui.

L'obiettivo di Dio è di "rendere giustala persona che ha fatto il male: di liberarla dal male, di rimetterla nella "giusta relazione" con sé, con il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.

«Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva».
Questa è Misericordia.

  Ecco, questa è l'ora della misericordia, questo è il giorno della salvezza».




Ringraziando il Signore che ha posto nella Chiesa i mezzi per santificarci, ci incamminiamo su questa linea di santità donataci dal divino Amore. E sarà Pasqua anche per noi!

















martedì 19 febbraio 2019

Le sorprese di Dio

NB: questa riflessione si serve del materiale offerto dal commento al Vangelo
 (Mc 8,22-26)
di mercoledì 20 febbraio 2019 in  La Chiesa.it 




Dio opera ed è in modo sorprendente


Quanto è grande il tuo nome o Signore su tutta la terra!
Oh, quanto grande, santo , imperscrutabile e buono sei TU!...
Che bello cheTu ci sia e ci hai chiamati a partecipare al tuo essere; e ci sei vicino  e condividi con noi la mutevolezza dell’esistenza dell’uomo, pur essendone del tutto al di sopra e immutabile nella tua perfezione esistenza ed azione! 

Conoscendoti ci meravigli e nello stesso tempo ci lasci scioccati non capendo come sei, come vivi o come agisci, pur percependo qualcosa di Te dalle cose create, dalla storia, da tutta la realtà, che parla di Te e di ne porta l’impronta.
...E capiamo che pur capendo, non capiamo di Te ciò che sei!

Tu sei ineffabile e irraggiungibile dalla nostra mente eppure il nostro cuore pulsa per Te!.. e ti sente vicino, pur sapendo la lontananza che ci separa da Te per la tua stessa essenza e grandezza, ma gode e vibra nel tuo abbraccio d’amore di una gioia stellare per la tua magnanimità, che si fa tenerezza di Padre!

Questi sentimenti nascono in me alla lettura della pagina della Genesi, che si riferisce al tempo del diluvio e dal leggere nel Vangelo di Marco come tu agisci  nei giorni della tua vita in Palestina, quando ad esempio guarisci il cieco in disparte e in tempi successivi (Mc 8,22-26).

Quanto alla Genesi, essa asserisce quanto segue:


Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti».

 Ma poi, ancora nella Genesi, si legge:

„Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore”( Gen 6,5-8; 7,1-5.10).

Tu dunque, Dio mio,  hai voluto l’uomo, poi cambi volere: ti addolori e ti adiri, ma  poi ti intenerisci e cambi ancora, come l’uomo e più dell’uomo...Tu il Giusto e l’eterno, l’immutabile?...



 E più avanti dice la Genesi (Gen 8,6-13.20-22):

„Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell’arca e fece uscire un corvo. Esso uscì andando e tornando, finché si prosciugarono le acque sulla terra.
Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca.
Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.
L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco, la superficie del suolo era asciutta. Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali puri e di uccelli puri e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò il profumo gradito e disse in cuor suo:
«Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

Finché durerà la terra,
seme e mèsse,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno».

 ...



Questa semplicità e mutevolezza divina, che può destare il nostro stupore, perché Dio cambia la sua decisione: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato „; ma poco dopo: "Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto", che a noi appare come una contraddizione in Dio.

Sorprese del genere appaiono anche nel Vangelo .
Leggiamo infatti nel Vangelo (Mc 8,22-26) :

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

Questa semplicità ci meraviglia: 
Gesù qui sembra un operaio che fa una cosa e non vuole che sia vista finché non è completata. il Signore sembra limitato nel suo potere…

Mette della saliva sugli occhi del cieco gli impone le mani e gli domanda: "Vedi qualcosa?".
 Si direbbe che il miracolo è compiuto a metà: "Vedo gli uomini; infatti vedo come degli alberi che camminano".
 Di nuovo Gesù gli impone le mani e il miracolo è completo: "Vedeva a distanza ogni cosa".

„C'è qui qualche contraddizione, ma è una contraddizione che deriva dalla nostra limitatezza, che non può comprendere Dio.

Dice sant'Agostino che è una grande felicità poter comprendere qualche cosa di Dio, ma che non è possibile all'uomo comprendere Dio; se l'uomo lo comprendesse, non sarebbe più Dio.

 Se vogliamo fare come i filosofi, e insistere sulla immutabilità di Dio, avremo un'idea di Dio molto molto povera. Dio sarebbe per noi come un mucchio di pietre, che non si muove, non cambia, non ha sentimenti, non vive.

Se invece leggiamo con semplicità la Bibbia, vediamo che Dio pensa, ha dei sentimenti, ama profondamente, va in collera per i peccati del suo popolo, cambia le sue decisioni...
E abbiamo l'idea di un essere vivente, pieno di movimento, di ricchezza, e questo è più vero dell'idea dei filosofi.

Nella Bibbia si parla di Dio piuttosto come di un uomo, che è vivo, che riflette, prova delle emozioni, cambia parere, fa dei progetti... Questo è il modo più usato nella Bibbia.
 Talvolta anche la Bibbia fa delle osservazioni nella direzione dei filosofi, dicendo che Dio è perfetto, non muta, non si pente; generalmente però mostra Dio a nostra immagine, perché questo è più utile.

Dobbiamo sapere che la perfezione divina è una perfezione di pienezza, non una perfezione di immobilità; che questa immutabilità contiene in sé tutti i movimenti; che Dio non ha emozioni umane, ma è al di sopra delle nostre emozioni.
 E vero che Dio non ama come noi, ma egli ama più di noi, in un modo che noi non possiamo comprendere.

La rivelazione di Dio è avvenuta in modo pieno nella umanità di Gesù. Gesù vero uomo, che ha sofferto, ha amato, ha riflettuto, ha fatto dei progetti nella sua vita, che è stato ingannato, tradito, è la rivelazione del modo di essere di Dio” ( Cfr. La Chiesa.it).

Se non è possibile all'uomo comprendere Dio, è  spiegato da questo: 

se l'uomo lo comprendesse, Dio non sarebbe più Dio.

Quanto è grande il tuo nome o Signore su tutta la terra!



martedì 29 gennaio 2019

Don Bosco

31 gennaio 2019


Festa di Don Bosco


                                                            a Valdocco Torino- Italia



”Per guadagnare anime a Dio
io corro avanti fino alla temerarietà.
Sarei disposto, per ottenere questo,
a strisciare con la lingua per terra
di qui fino a Superga”(D. Bosco)


Don Bosco amava i giovani e morendo disse :
"Vi aspetto tutti in Paradiso!"

A tutti indicava una guida sicura per il Cielo in Maria Ausiliatrice



Era inoltre convinto che i due sostegni più forti per camminare
per la strada del Cielo sono i Sacramenti della
CONFESSIONE E COMUNIONE.



Don Bosco considerava come gran nemico dell'anima chi
cercasse di allontanare i giovani da queste due pratiche.

Don Bosco tanto ci teneva  alla Felicità eterna
dei suoi Giovani ! Per questo confessava …anche in sogno!


DON BOSCO CONFESSA IN SOGNO I SUOI RAGAZZI

È lui stesso a raccontarlo la sera del 4 aprile 1869, lasciando una profonda impressione nei suoi uditori.

Tre lacci che conducono alla perdizione

«Sognai - disse - di trovarmi in chiesa, in mezzo a una moltitudine di giovani che si preparavano alla confessione. 
Un numero stragrande assiepava il mio confessionale sotto il pulpito. Cominciai a confessare, ma presto, vedendo tanti giovani, mi alzai e mi avviai verso la sacrestia in cerca di qualche prete che mi aiutasse.
Passando vidi, con enorme sorpresa, giovani che avevano una corda al collo, che stringeva loro la gola.
"Perché tenete quella corda al collo? - domandai -. Levatevela!".
E non mi rispondevano, ma mi guardavano fissamente.
"Orsù - dissi a uno che mi era vicino - togli quella corda! ".
Non posso levarla; c'è uno dietro che la tiene".
Guardai allora con maggior attenzione e mi parve di veder spuntare dietro le spalle di molti ragazzi due lunghissime corna. 
Mi avvicinai per vedere meglio e, dietro le spalle del ragazzo più vicino, scorsi una brutta bestia con un ceffo orribile, somigliante a un gattone, con lunghe corna, che stringeva quel laccio.Volli chiedere a quel mostro chi fosse e cosa facesse, ma esso abbassò il muso cercando di nasconderlo tra le zampe, rannicchiandosi per non lasciarsi vedere.

Prego allora un giovane di correre in sacrestia a prendere il secchiello dell'acqua santa.

Intanto mi accorgo che ogni giovane ha dietro le spalle un così poco grazioso animale.
Prendo l'aspersorio e domando a uno di quei gattoni: 
"Chi sei?".
L'animale mi guarda minaccioso, allarga la bocca, digrigna i denti e fa l'atto di avventarmisi contro.
"Dimmi subito che cosa fai qui, brutta bestia. Non mi fai paura. Vedi? Con quest'acqua ti lavo per bene, se non rispondi".
Il mostro mi guardò rabbrividendo. Si contorse in modo spaventoso e io scoprii che teneva in mano tre lacci.
"Che cosa significano?".

"Non lo sai? Io, stando qui, con questi tre lacci stringo i giovani perché si confessino male".

"E come? In che maniera?".
"Non te lo voglio dire; tu lo sveli ai giovani".
"Voglio sapere che cosa sono questi tre lacci.
Parla altrimenti ti getto addosso l'acqua benedetta".
"Per pietà, mandami all'inferno, ma non gettarmi addosso quell'acqua".
"In nome di Gesù Cristo, parla dunque!".
Il mostro, torcendosi spaventosamente, rispose:
"II primo nodo col quale stringo questo laccio è per far tacere ai giovani i loro peccati in confessione".
"E il secondo? ".
"Il secondo è di spingerli a confessarsi senza dolore".
"Il terzo?".
"Il terzo non tè lo voglio dire".
"Come? Non me lo vuoi dire? Adesso ti getto addosso quest'acqua be-nedetta".
"No, no! Non parlerò, si mise a urlare, ho già detto troppo".
"E io voglio che tu me lo dica ".
E ripetendo la minaccia, alzai il braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, e poi ancora gocce di sangue. Finalmente disse:
"II terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore.


Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni: 
se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si correggono."

"Perché nel tendere i lacci ti nascondi dietro le spalle dei giovani? ".

"Perché non mi vedano e per poterli più facilmente trascinare nel mio regno".

Mentre volevo domandargli altre cose e intimargli di svelarmi in qual modo si potesse render vane le sue arti, tutti gli altri orribili gattoni incominciarono un sordo mormorio, poi ruppero in lamenti e si misero a gridare contro colui che aveva parlato: e fecero una sollevazione generale
Io, vedendo quello scompiglio e pensando che non avrei ricavato più nulla di vantaggioso da quelle bestie, alzai l'aspersorio e gettai l'acqua benedetta da tutte le parti.

Allora, con grandissimo strepito, tutti quei mostri si diedero a precipitosa fuga, chi da una parte e chi dall'altra. A quel rumore mi svegliai».

( dalla posta di D. Eugenio  Salesiano a Trento, che ricava il racconto dalle Memorie Biografiche di D. Bsco: MB IX, 593).

...

E qui ricaviamo un bell'insegnamento datoci da questo sogno di Don Bosco.

Se si vuole dunque far bene la propria Confessione, c'è da seguire questa via indicata da Don Bosco e confermata dalla Chiesa:

Esaminarsi con un umile esame di coscienza,
dire tutti i peccati gravi al Confessore,
pentirsi di ciascuno di essi,
fare un buon proposito di emendarsi, 
eseguire la penitenza data dal Confessore ed ascoltarne i consigli.


La prova che la Confessione fu ben fatta è confermata 
dall'attuare i consigli del confessore ed emendarsi attuando il proponimento fatto...











PREGHIERA A DON BOSCO

O padre e maestro della gioventù,
San Giovanni Bosco,
che hai tanto lavorato per la salvezza dei giovani,
sii nostra guida nel cercare il vero bene della nostra vita
e nel metterci al servizio del prossimo.
Aiutaci a vincere il male, che minaccia la nostra giovinezza,
e a compiere ogni giorno il nostro dovere con onestà e responsabilità.
Insegnaci ad amare Gesù nell’Eucaristia, Maria Ausiliatrice,
e ad essere sempre fedeli alla Chiesa e al Papa,
testimoniando con coerenza la fede cristiana.
E fa che al termine della vita terrena,
possiamo raggiungerti, in Paradiso.
Amen








Un buon insegnamento dalla vita di Don Bosco.

Fare sempre bene la Confessione come se fosse
la prima, 
l'unica 
o quella in punto di morte


DON BOSCO CONFESSA UN RAGAZZO
DOPO AVERLO RICHIAMATO DA MORTE

La confessione spalanca il Paradiso
e salva dalla perdizione eterna

Don Bosco amava immensamente i suoi giovani .
Questo suo amore ai giovani, segno di quello di Gesù Buon Pastore,
traspare in modo speciale da un episodio della sua vita che, pur
conosciuto, non venne divulgato per un sentimento di onore e di
rispetto al giovane interessato e ai suoi familiari.
Si tratta della rianimazione di un quindicenne già morto.

Don Bosco ottenne dal Signore di poter andare a cercarlo quasi alle
porte dell'inferno e, con una confessione fatta bene, introdurlo in
Paradiso.

Anche se abbiamo una relazione molto attendibile della
marchesa Maria Passati De Maistre, che ha dichiarato:
«Ho sentito questo racconto dalla bocca stessa di Don Bosco, e ho
cercato di scriverlo con la massima fedeltà», noi desideriamo riproporlo così come le Memorie Biografiche di Don Bosco, lo presentano.

Su questo episodio ci sono le
numerose testimonianze di Don Rua, di mons. Cagliero, di
Giuseppe Buzzetti, di Pietro Enria, di Don Bonetti, di Don Carino
e di tanti altri salesiani e giovani.
Ecco come ci è stato tramandato.








Lo chiamai per nome: Carlo!

«Un giovanotto sui quindici anni, chiamato Carlo, che era solito
fre-quentare l'Oratorio di san Francesco di Sales, cadde nel 1849
grave-mente ammalato, e in poco tempo si trovò in fin di vita. 
Abitava in una trattoria ed era figlio dell'albergatore. 

Vistolo in pericolo, il medico consigliò i genitori di invitarlo a confessarsi, e questiaddolorati chiesero al figlio quale sacerdote volesse che gli fosse
chiamato. 
Egli mostrò grande desiderio che si andasse a chiamare il
suo confessore ordinario, che era Don Bosco. Si mandò subito a
chiamarlo, ma con grande rincrescimento si ebbe per risposta che era
fuori Torino. Il giovane manifestava un grande accoramento e si chiese
del vice parroco che venne subito. 
Un giorno e mezzo dopo egli moriva domandando spesso di parlare con Don Bosco.
Appena Don Bosco fu di ritorno, gli fu subito detto che erano stati più
volte a cercarlo per quel giovane Carlo, da lui ben conosciuto, che si
trovava in pericolo di morte e aveva chiesto di lui insistentemente.



Egli si affrettò a fare quella visita, caso mai, egli diceva, fosse ancora
in tempo. Giunto là, incontrò per primo un cameriere a cui subito
domandò notizie dell'infermo:

"È venuto troppo tardi - gli rispose -: è morto da una mezza giornata!".

Allora Don Bosco esclamò sorridendo:
"Oh, voi credete che sia morto, ma dorme soltanto!".

Il servo lo guardò stupito e con aria ironica...

In quel mentre gli altri di casa, che erano sopraggiunti a queste sue
parole, scoppiarono in un pianto dirotto, asserendo che purtroppo Carlo
non era più.
 Don Bosco allora:
"Debbo crederlo? Permettete che io vada a vederlo".




E fu subito condotto nella camera mortuaria dove erano la madre e la
zia che pregavano vicino all'estinto.

Il cadavere, rivestito per la sepoltura, era avvolto e cucito, come allora
si usava fare, dentro ad un logoro lenzuolo, e coperto di un velo; vicino
al letto una lucerna accesa.

Don Bosco gli si avvicinò e pensava: 
"Chi sa se avrà fatta bene la sua ultima confessione! Chi sa qual destino avrà incontrato la sua anima!".
E rivoltosi a chi lo aveva introdotto, gli disse: 
"Ritiratevi; lasciatemi solo!".



Fatta quindi una breve, ma fervorosa preghiera,
benedisse, e chiamò due volte il giovane in tono imperativo:
"Carlo, Carlo, alzati!".
 A quella voce il morto cominciò a muoversi.

Don Bosco nascose subito il cero funebre e con un forte strappo di
tutte e due le mani scucì il lenzuolo, perché il giovane restasse libero,
e gli scoperse il volto.
 Quegli, quasi si svegliasse da un sonno profondo, apre gli occhi, li
volge attorno, si alza alquanto e dice: 
"Oh! Come mai mi trovo così?".



Quindi si volta, fissa lo sguardo su Don Bosco, e appena lo riconobbe,
esclamò:

"Oh! Don Bosco! Oh! se sapesse! L'ho sospirato tanto! Io cercavo appunto di Lei... Ho molto bisogno di Lei. È Dio che l'ha mandato... Ha fatto tanto bene venire a svegliarmi!".

E Don Bosco gli rispondeva: 
"Di' pure tutto quello che vuoi; sono qui per te".

E il giovanotto proseguì:
"Oh! Don Bosco; io dovevo essere in luogo di perdizione. L'ultima volta che mi sono confessato, non osai confessare un peccato commesso da qualche settimana. È stato un compagno cattivo con i suoi discorsi...". Sognai di essere sull'orlo di un'immensa fornace. Ho fatto un sogno che mi ha grandemente spaventato. Sognai di essere sull'orlo di un'immensa fornace e di fuggire da molti demoni che mi perseguitavano e volevano prendermi: e già stavano per avventarmisi addosso e precipitarmi in quel fuoco,




quando una signora si frappose tra me e quelle brutte bestie, dicendo:
'Aspettate, non è ancora giudicato!'.
 Dopo alcun tempo d'angoscia udii la sua voce che mi chiamava e mi
sono svegliato; e ora desidero confessarmi".

La madre intanto, spaventata da quello spettacolo e fuori di sé, ad un
cenno di Don Bosco, era uscita colla zia dalla stanza e andava a
chiamare la famiglia.

Il povero figliuolo, incoraggiato a non aver più paura di quei mostri,
incominciò subito la sua confessione con segni di vero pentimento, e
mentre Don Bosco lo assolveva, rientrava la madre colla gente di
casa, che potè così essere testimone del fatto.
Il figlio, rivoltosi allora alla madre le disse:

"Don Bosco mi salva dall'inferno".

Mosaico da un dipinto del Reni Basilica di Loreto

Così stette circa due ore, pienamente padrone della sua mente.
In tutto questo tempo, per quanto egli si muovesse, guardasse,
parlasse, il suo corpo rimase sempre freddo come prima di
risvegliarsi.
Tra le altre cose ripetè a don Bosco di raccomandare
tanto e sempre ai giovani la sincerità in confessione.

Don Bosco infine gli disse:
"Ora sei in grazia di Dio: il cielo è aperto per te. Vuoi andare lassù o rimanere qui con noi?".

"Desidero andare al cielo", rispose il giovane.

"Dunque arrivederci in paradiso!".

E il ragazzo lasciò cadere il capo sul cuscino, chiuse gli occhi,
rimase immobile e si riaddormentò nel Signore»



( dalla posta di D. Eugenio,  Salesiano a Trento; egli ricava il racconto dalle Memorie Biografiche di D. Bsco: MB III, 495; VIII, 93; XV, 5 72).

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Riflettendo su questo racconto

Da questa esperienza di Don Bosco è facile trarre
l'insegnamento che una confessione fatta bene ci
spalanca il Paradiso e ci salva dalla perdizione eterna.
È dunque un sacramento da vivere bene.

Don Bosco sappiamo che proponeva mensilmente ai suoi giovani un
ritiro spirituale chiamato «esercizio della buona morte», durante il
quale li invitava a curare particolarmente la confessione come fosse
l'ultima della loro vita. Questo esercizio non era per loro motivo di spavento o di tristezza, ma uno stimolo a vivere in pienezza la loro adolescenza.

*** 
Tra i fioretti salesiani che si raccontano è ricordato un ragazzo che,
durante i bombardamenti nell'ultima guerra, si era rifugiato con i suoi
compagni sotto la Basilica di Maria Ausiliatrice
e si era avvicinato ad un sacerdote per confessarsi. Il sacerdote,
riconoscendolo, gli disse:
 «Ma ti sei già confessato questa mattina».
«È vero ma non sapevo di dover morire!»…

Ricordiamocelo anche noi ad ogni nostra confessione:
farla bene come se fosse l'ultima della nostra vita.



Ringraziando D. Eugenio del cui scritto mi son  servito.