dituttounpoco

Benvenuto a salire
con me il Monte del Signore.

mercoledì 24 luglio 2013

Per gli uomini di scienza e di pensiero...


Per gli uomini che approfondiscono le conoscenze con la scienza, la filosofia e la ricerca  la fede puo' sembrare qualcosa di inutile o di fuori luogo. 
In realta' leggiamo cosa ci dice  Papa Francesco nella LumenFidei...

Il dialogo tra fede e ragione(Papa Francesco, Lumen Fidei nn.32-34)
32. L’incontro del messaggio evangelico con il pensiero filosofico del mondo antico costituì un passaggio decisivo affinché il Vangelo arrivasse a tutti i popoli, e favorì una feconda interazione tra fede e ragionefino ai nostri giorni (Giovanni Paolo II nella Fides et ratio.)

Punti forza dell'incontro tra fede e ragione possono essere questi:

...32...La fede cristiana, annuncia la verità dell’amore totale di Dio e apre alla potenza di questo amore, centro più profondo dell’esperienza di ogni uomo, che viene al mondo grazie all’amore ed è chiamato ad amare.

Quando troviamo la luce piena dell’amore di Gesù, scopriamo che in ogni nostro amore era presente un barlume di quella luce e capiamo qual era il suo traguardo ultimo.

La luce della fede illumina tutti i nostri rapporti umani, che possono essere vissuti in unione con l’amore e la tenerezza di Cristo.

 Un esempio di incontro tra fede e ragione e' S. Agostino:

33. Nella vita di sant’Agostino,  la ricerca della ragione e’ stata integrata nell’orizzonte della fede, da cui ha ricevuto nuova comprensione.
Con il neoplatonismo ha capito la trascendenza divina e ha scoperto che tutte le cose hanno in sé una trasparenza, che potevano cioè riflettere la bontà di Dio, il Bene. Capire che Dio è luce gli ha dato un orientamento nuovo per volgersi verso il bene.
Il momento decisivo fu quello dell’ascolto, nel giardino sentì una voce... Appariva così il Dio personale della Bibbia, capace di parlare all’uomo, di scendere a vivere con lui e di accompagnare il suo cammino nella storia, manifestandosi nel tempo dell’ascolto e della risposta.

Come alla parola corrisponde una risposta libera, così la luce trova come risposta un’immagine che la riflette: la parola, che risplende all’interno dell’uomo: diventa luce, la luce di un Volto personale, che, illuminandoci, ci chiama per risplendere dal di dentro di noi.

 Il desiderio della visione del tutto, rimane e si compirà alla fine, quando l’uomo vedrà e amerà,  perché entrerà, tutto intero, nella luce.




34. La luce dell’amore, propria della fede, può illuminare gli interrogativi del nostro tempo sulla verità.

La verità è la verità dell’amore, che si schiude nell’incontro personale con l’Altro e con gli altri, non è verità che schiaccia il singolo.La fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro; è essa che ci abbraccia e ci possiede.
Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti.


L’amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede è luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Gesù. 

La fede risveglia il senso critico, in quanto aiuta a capire che la natura è sempre più grande, allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza.


Questi pensieri della Lumen Fidei possono aiutare a capire l'accordo profondo tra fede e ragione, tra fede e scienza.
Inducono a convincersi che la fede porta a pienezza il modo umano di comprendere perche' lo avvalora attraverso gli elementi della parola, dell'ascolto e della comprensione che comportano una relazione nuova che e' l'amore e portano alla luce-visione. La potenzialita' di conoscenza raggiunge cosi' il vertice di capacita' ed esclude ogni opposizione.

mercoledì 26 giugno 2013

Chiesa

Oggi 26 giugno 2013, ho raccolto il messaggio dell'Udienza del Papa Francesco.
Mi e' piacciuto molto.
Te lo voglio far leggere e darti le linee di lettura, alla fine.
E' bello.
Questa frase e' caratteristica di Papa Francesco: "E questo e' bello! " oppure " E' una cosa bella!"
Leggi e rifletti, ti dara' tanta forza anche se sei scoraggiato... Forse proprio per quello. E ti accorgerai quanto e' bello!


La Chiesa.

Papa Francesco 26 giugno 2013. Udienza generale.(cfr.:Vatican.va)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
oggi vorrei fare un breve cenno ad un’ulteriore immagine che ci aiuta ad illustrare il mistero della Chiesa: quella del tempio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 6).
Che cosa ci fa pensare la parola tempio? Ci fa pensare ad un edificio, ad una costruzione. In modo particolare, la mente di molti va alla storia del Popolo di Israele narrata nell’Antico Testamento. A Gerusalemme, il grande Tempio di Salomone era il luogo dell’incontro con Dio nella preghiera; all’interno del Tempio c’era l’Arca dell’alleanza, segno della presenza di Dio in mezzo al popolo; e nell’Arca c’erano le Tavole della Legge, la manna e la verga di Aronne: un richiamo al fatto che Dio era stato sempre dentro la storia del suo popolo, ne aveva accompagnato il cammino, ne aveva guidato i passi. Il tempio ricorda questa storia: anche noi quando andiamo al tempio dobbiamo ricordare questa storia, ciascuno di noi la nostra storia, come Gesù mi ha incontrato, come Gesù ha camminato con me, come Gesù mi ama e mi benedice.
Ecco, ciò che era prefigurato nell’antico Tempio, è realizzato, dalla potenza dello Spirito Santo, nella Chiesa: la Chiesa è la “casa di Dio”, il luogo della sua presenza, dove possiamo trovare e incontrare il Signore; la Chiesa è il Tempio in cui abita lo Spirito Santo che la anima, la guida e la sorregge. Se ci chiediamo: dove possiamo incontrare Dio? Dove possiamo entrare in comunione con Lui attraverso Cristo? Dove possiamo trovare la luce dello Spirito Santo che illumini la nostra vita? La risposta è: nel popolo di Dio, fra noi, che siamo Chiesa. Qui incontreremo Gesù, lo Spirito Santo e il Padre.
L’antico Tempio era edificato dalle mani degli uomini: si voleva “dare una casa” a Dio, per avere un segno visibile della sua presenza in mezzo al popolo. Con l’Incarnazione del Figlio di Dio, si compie la profezia di Natan al Re Davide (cfr 2 Sam 7,1-29): non è il re, non siamo noi a “dare una casa a Dio”, ma è Dio stesso che “costruisce la sua casa” per venire ad abitare in mezzo a noi, come scrive san Giovanni nel suo Vangelo (cfr 1,14). Cristo è il Tempio vivente del Padre, e Cristo stesso edifica la sua “casa spirituale”, la Chiesa, fatta non di pietre materiali, ma di “pietre viventi”, che siamo noi. L’Apostolo Paolo dice ai cristiani di Efeso: voi siete «edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo del Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,20-22). Questa è una cosa bella! Noi siamo le pietre vive dell’edificio di Dio, unite profondamente a Cristo, che è la pietra di sostegno, e anche di sostegno tra noi. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il tempio siamo noi, noi siamo la Chiesa vivente, il tempio vivente e quando siamo insieme tra di noi c’è anche lo Spirito Santo, che ci aiuta a crescere come Chiesa. Noi non siamo isolati, ma siamo popolo di Dio: questa è la Chiesa!
Ed è lo Spirito Santo, con i suoi doni, che disegna la varietà. Questo è importante: cosa fa lo Spirito Santo fra noi? Egli disegna la varietà che è la ricchezza nella Chiesa e unisce tutto e tutti, così da costituire un tempio spirituale, in cui non offriamo sacrifici materiali, ma noi stessi, la nostra vita (cfr 1Pt 2,4-5). La Chiesa non è un intreccio di cose e di interessi, ma è il Tempio dello Spirito Santo, il Tempio in cui Dio opera, il Tempio dello Spirito Santo, il Tempio in cui Dio opera, il Tempio in cui ognuno di noi con il dono del Battesimo è pietra viva. Questo ci dice che nessuno è inutile nella Chiesa e se qualcuno a volte dice ad un altro: ‘Vai a casa, tu sei inutile’, questo non è vero, perché nessuno è inutile nella Chiesa, tutti siamo necessari per costruire questo Tempio! Nessuno è secondario. Nessuno è il più importante nella Chiesa, tutti siamo uguali agli occhi di Dio. Qualcuno di voi potrebbe dire: ‘Senta Signor Papa, Lei non è uguale a noi’. Sì, sono come ognuno di voi, tutti siamo uguali, siamo fratelli! Nessuno è anonimo: tutti formiamo e costruiamo la Chiesa. Questo ci invita anche a riflettere sul fatto che se manca il mattone della nostra vita cristiana, manca qualcosa alla bellezza della Chiesa. Alcuni dicono: ‘Io con la Chiesa non c’entro’, ma così salta il mattone di una vita in questo bel Tempio. Nessuno può andarsene, tutti dobbiamo portare alla Chiesa la nostra vita, il nostro cuore, il nostro amore, il nostro pensiero, il nostro lavoro: tutti insieme.
Vorrei allora che ci domandassimo: come viviamo il nostro essere Chiesa? Siamo pietre vive o siamo, per così dire, pietre stanche, annoiate, indifferenti? Avete visto quanto è brutto vedere un cristiano stanco, annoiato, indifferente? Un cristiano così non va bene, il cristiano deve essere vivo, gioioso di essere cristiano; deve vivere questa bellezza di far parte del popolo di Dio che è la Chiesa. Ci apriamo noi all’azione dello Spirito Santo per essere parte attiva nelle nostre comunità, o ci chiudiamo in noi stessi, dicendo: ‘ho tante cose da fare, non è compito mio’?
Il Signore doni a tutti noi la sua grazia, la sua forza, affinché possiamo essere profondamente uniti a Cristo, che è la pietra angolare, il pilastro, la pietra di sostegno della nostra vita e di tutta la vita della Chiesa. Preghiamo perché, animati dal suo Spirito, siamo sempre pietre vive della sua Chiesa.

Contenuto:
La Chiesa tempio di Dio
La Chiesa il tempio che si e’ costruito Dio
La chiesa e’ viva, siamo noi
Nella Chiesa tutti sono uguali e necessari.
Una Chiesa priva di qualcuno e’ un tempio rovinato.
La Chiesa  viva a causa dello Spirito Santo ha Gesu’ come fondamento e chiave di volta.
La Chiesa vive e quindi ciascuno non puo’ non esser vivo e gioioso in essa, non puo’ non esserei apostolo e costruttore donando il semplice o appariscente  dono ricevuto.

...Non ti si e' aperto il cuore?...
E' veramente bello! perche' e' semplicemente chiaro e profondamente vero.




domenica 23 giugno 2013

Scoraggiamento

Scoraggiarsi...
Capita.
Non ne vale la pena.
Speranza
e' invece continuare
ricominciare
con ottimismo
sapendo
che ad ognuno
Dio
ha dato un dono
irinunciabile
per gli altri.

Esempio.
Scriveva un amico che non venne all'inaugurazione della casa nuova, perche'...perche' trovava che non avrebbe avuto il coraggio di edificare quello che era stato costruito e non aveva posto le premesse forti alla futura costruzione, che si realizzo' piu' tardi e che si inaugurava allora.
Non mi convinse... Mi parve scoraggiamento quello e gli risposi cosi'...:

AM
Bacau 23 giugno 2013.
Carissimo ,
....
Tempo fa mi scrivevi con bonta' che non hai potuto venire all' inaugurazione del nuovo fabbricato. 
Non mi sono ancora convinto.
Un uomo semino' un seme. Nacque un germoglio, che si fece tronco che sosteneva dei rami, che fecero fiori e foglie. Sui rami a suo tempo spuntarono i frutti, buoni, gustosi, belli a vedersi e portatori di vita. In autunno il contadino che pose il seme e gode' dei frutti dell'albero poto' i rami e ne taglio' anche qualcuno, sicuro che in primavera l'albero sarebbe diventato rigoglioso e fecondo come prima, meglio di prima...
Don Bosco e' la radice dell'albero. Il tronco siamo noi ormai rugosi e vecchi come la scorza di un tronco. I rami sono i giovani salesiani che sono venuti con noi e dopo di noi. Essi sono uniti alla radice, al tronco e fanno i bei frutti di cui il contadino si rallegra. Ma quando pota l'albero, si guarda bene, quel contadino, dal tagliare anche il tronco.
E' cosi' che sembra che i salesiani che sono venuti prima e non avevano frutti copiosi non fossero utili e non siano utili a niente, ma in realta' sono la causa permanente della gioia del contadino. Nella festa degli alberi , tutto l'albero e' in festa e gioisce insieme. 
...Mi e' parsa una bella storiella questa...Che ne dici?...


.

lunedì 17 giugno 2013

I fioretti di Papa Francesco 3


I fioretti di Papa Francesco

si tingono di teologia della speranza.






Scrive una fonte cristiana sufficientemente attendibile di Bacau  Romania (1):
Il Papa Francesco ha cominciato a celebrare la Santa Messa nella Casa “Santa Marta" alla presenza di gruppi impegnati nel Vaticano. I messaggi appassionati sono divenuti un segno caratteristico del suo Pontificato. Tuttavia queste sue prediche non ufficiali hanno generato una certa confusione nel modo di pensare dei funzionari del Vaticano, che non sono sono rassicurati nel loro modo di rapportarsi con le candide denunzie che Egli fa al trionfalismo, al carrierismo e all’orgoglio nella Chiesa.
Ed ecco che una affermazione recente, che riguarda il fatto che gli atei possono trovar salvezza per mezzo delle opere buone, ha suscitato numerose controversie nel settore cattolico, generando sospetti circa la teologia del nuovo Papa.
Un Vaticanista avrebbe chiarificato in proposito che la Chiesa afferma chiaramente che gli atei non si salvano e che i non Battezzati pure non possono salvarsi...
Non e’ sufficiente per salvarsi fare opere buone e chi non accetta la Chiesa conoscendola, non puo’ salvarsi.(2)



A parte che il calore carismatico del Santo Padre e l’afflato ascetico del Padre che ama i suoi figli anche lontani da’ una carica inusitata alle sue parole ed un afflato mistico al suo discorso, difficilmente inquadrabile negli schemi consueti della norma..., pur tuttavia  e’ bello leggere i documenti del Concilio Vaticano secondo, per capire il senso delle parole del Papa, che certamente non pecca di Teologia!..

Nella Gaudium et spes , nr. 19-21 si parla espressamente dell’ateismo e si distinguono diverse situazioni di atei e diverse cauze dell’ateismo, tra le quali quella della mancata testimonianza dei Cristiani.

Si dice tra l’altro che ci sono atei “ che si creano una tale rappresentazione di Dio, che cio’ che essi rifiutano non e’ affatto il Dio del Vangelo “...Si dice anche che “perfino la civilta’ moderna...in quanto troppo irretita nella realta’ terrena, puo’ rendere spesso piu’ difficile l’accesso a Dio.” E ancora si aggiunge; “ Senza dubbio coloro che volontariamente cercano di tenere lontano Dio dal proprio cuore e di evitarte i problemi religiosi, non seguendo l’imperativo morale della loro coscienza, non sono esenti da colpa”. Il Concilio afferma in tal modo il valore della coscienza e della responsabilita’ umana.

E allora?... Se i primi, di cui si parla, non hanno coscienza del loro male, ma compiono opere buone, e’ chiaro che in essi opera quel Dio nascosto che essi non conoscono e non conoscendo non rifiutano... Quegli “atei” sono tali solo di nome; e noi possiamo o no sperare che si salvino?...
Il cuore del Papa si riferiva certamente a loro e a tutti i Cristiani di desiderio che la Provvidenza accoglie nel suo Paterno amore redentore.

Dice infatti la Lumen Gentium al nr. 16:

“ Ne’ la Divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio e si sforzano, non senza la Grazia divina, di raggiungere la vita retta. Poiche’ tutto cio’ che di buono e di vero si trova in loro, e’ ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo”(3).

Non possiamo allora se non dichiarare al Santo Padre il nostro grazie per la chiarezza sempre piu’ profonda che egli suscita nel nostro cuore circa la Bonta’ del Signore e per la speranza suscitata in tanti cuori ancora “lontani”, degli atei appunto!






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(1) Semnele Timpului , 15 giugno 2013:” La Casa Sfânta Marta, Francisc a început să oficieze zilnic mesa, în prezența a diferite grupuri de angajați ai Vaticanului. Mesajele provocatoare și pline de culoare au devenit un semn distinctiv al pontificatului său. Cu toate acestea, predicile informale ale lui Francisc au generat o oarecare confuzie în rândul oficialilor Vaticanului, care nu sunt încă siguri cum să se raporteze la denunțările candide ale acestuia la adresa triumfalismului, carierismului și mândriei Bisericii. În plus, o afirmație recentă privind faptul că ateii pot fi mântuiți prin fapte bune a stârnit numeroase controverse în cadrul catolicismului, generând suspiciuni cu privire la teologia sa.”
(2)Semnele timpului, 28 maggio 2013: „ x.. a corectat afirmaţia Papei - care spusese în timpul slujbei că şi ateii sunt capabili să facă bine şi, prin urmare, pot fi mântuiţi - şi a afirmat că cei care nu cred în Dumnezeu „tot ajung în iad". Preotul a explicat că „a face bine nu este suficient pentru ca cineva să fie mântuit". În plus, x.. a afirmat că toţi cei care ştiu de existenţa Bisericii Catolice, dar refuză să facă parte din ea, nu pot fi mântuiţi. “

(3) Ecco le opere buone degli „atei”…!

domenica 9 giugno 2013

Abbiamo bisogno...

Abbiamo bisogno di una Madre



Abbiamo bisogno di una Madre.
Abbiamo bisogno di una Madre forte e fedele . E Maria lo fu fino alla Croce di Gesu'.
"E la Madre stava vicino alla Croce..."
Abbiamo bisogno di una Madre che si interessi di noi e sia dolce e prudente, provvida e saggia, attenta e sollecita, con profonda amorevolezza. E Maria lo fu a Cana, quando mancando il vino nella festa dello sposalizio degli amati coniugi novelli, chiese a Gesu' con semplicita' : "Non hano piu' vino..".
E non si scoraggio' di fronte alla nuova realta' a cui Gesu' la richiamava, quella realta' da lui gia' scelta a dodici anni quando il Padre Celeste Lo rivendico' come attore del suo Piano di salvezza. Per questoa Cana la sua espressione difficile a capirsi: "Donna che c'e' tra Te e me?...Ho un legame molto piu' profondo e nuovo a cui mi richiama il vino buono che tu mi  richiedi!...Non e' giunta la mia ora". Ma la Madre crescendo nella fede e purificandola, partecipa al nuovo modo di rapportarsi del suo Figlio ed entra in pieno nel piano della Salvezza del Padre dicendo: " Fate quello che vi dira'"!
Noi abbiamo bisogno di questa Madre cosi' grande nelle sue scelte e cosi' coraggiosa nelle sue richieste, ma nello stesso tempo cosi' saldamente partecipe del progetto divino per il Bene di tutti gli uomini.
Abbiamo bisogno di una Madre che interceda per noi presso Dio, ma abbiamo anche bisogno di una Madre che dialoghi con noi, con ciascuno di noi, come avviene nella recita meditata e partecipe del Santo Rosario, nelle tre Ave Maria della sera prima di coricarci...
Abbiamo bisogno di una Madre che ci scusi e supplichi per noi, alzando il suo grido di dolore  al Figlio per noi. Come avvenne dopo i tre giorni di ricerca di Gesu': " Figlio mio, perche' ci hai fatto questo...?" 
Una Madre che conservi nel suo cuore la risposta  da parte del Figlio al suo lamento, per spezzettarla e farla capire a noi...
Abbiamo bisogno di una Madre potente e forte come un esercito schierato a battaglia, cosi' come ce la descrive la Genesi quando dice: " Porro' inimicizia tra te e la donna, tra il seme tuo e il seme di Lei, esso ti schiaccera' il capo e tu cercherai di morderle il calcagno!".
E questa Madre si chiama Maria Ausiliatrice Aiuto dei Cristiani.

Abbiamo bisogno di una Madre.

lunedì 3 giugno 2013

Fioretti di Papa Francesco 2-

Un atteggiamento libero di papa Francesco
Eduardo Gonzalo Dimet  (1)

Scrive Eduardo Gonzalo nella sua e-mail a Don Giuseppe Ghiggini:
“Il motivo della mia e-mail è quello di raccontare una storia meravigliosa che abbiamo vissuto con l'allora cardinale Bergoglio, oggi PAPA Francesco.”

“Tre anni fa, mia moglie, il figlio Edoardo, la figlia Emilie vivevamo in Canada per motivi di lavoro. Sei mesi fa abbiamo deciso di andare a far battezzare la nostra figlia in Argentina e abbiamo voluto come padrino chi ritenevo l'uomo migliore: il fratello di mia moglie  Federico Abalsamo.
Federico ci ha detto che gli sarebbe piaciuto, ma disse di aver bisogno di essere battezzato a sua volta per far da padrino.
La famiglia di mia moglie è una famiglia di religione mista: ebraico-cattolica, perché la madre di mia moglie è ebrea mentre suo padre e’ cattolico ...
I genitori hanno sempre dato la possibilità ai figli di scegliere la propria religione. Mia moglie ha scelto il cattolicesimo, la sorella Caroline la religione ebraica e il fratello, Federico, da sempre vicino al cattolicesimo, ha scelto di essere cattolico, ma non è mai stato battezzato.
Questo invito sarebbe stato per lui una buona occasione per ricevere il battesimo.
Chiese il battesimo presso varie parrocchie, ma tutti i parroci mettevano un serio ostacolo per accoglierlo: volevano una lunga preparazione prima di conferire il battesimo.
 Per questo motivo Federico ci ha chiamati e ha ringraziato poiché l’avevamo scelto come il miglior padrino di Battesimo, ma lui non era battezzato, e c’era poco tempo per prepararsi al battesimo, percio’ - diceva - era impossibile accettare.
Mia moglie non si arrese e decise di chiamare l'Arcidiocesi di Buenos Aires per cercare di parlare con Bergoglio, il Cardinale. Pote’ conferire con il segretario dell'arcivescovo, che ascoltò con attenzione tutta la storia e disse che avrebbe parlato con il Cardinale.
Un quarto d’ora più tardi il nostro telefono squillò.
Bergoglio ci stava chiamando per chiedere come avrebbe potuto aiutarci ...!
Mia moglie gli disse di nuovo che cosa era successo, e tutta la storia familiare.
Il cardinale Bergoglio disse tuttavia che avrebbe volentieri battezzato Federico. Era il sabato precedente ai battesimi che lui avrebbe amministrato nella cattedrale e Federico sarebbe stato batezzato il giorno dopo...!
Dopo aver battezzato  Federico, Bergoglio complimentandosi con lui gli disse tuttavia di non dimenticare mai le sue radici ebraiche…! Persona incredibile ...!

Ma come se questo non fosse abbastanza, il Cardinal Bergoglio si offrì di battezzare proprio lui mia figlia ...Non potevamo crederci...:lo stesso cardinale Bergoglio voleva battezzare nostra figlia ...! Ma cosi’ fu. Un pomeriggio di un sabato il Cardinale si prese la briga di venire dalla sua casa alla chiesa di San Martino di Tours, per battezzare nostra figlia, e lo fece con l'umiltà di un grande ...!

Ho avuto la gioia di conoscerlo e parlare con lui. E’ una persona straordinaria.
Mi piacerebbe pubblicare questa storia, dato che si parla molto dell’umiltà del Papa e di come interagisce con le religioni sorelle ...!
Il suo e’davvero un esempio incredibile.
Eduardo Gonzalo Dimet

(1) Il fatto e’ trascritto dall’email che mi ha inviato Don Beppe. Mi parve che meritasse di assecondare il desiderio dello scrittore e attore del fatto: di pubblicarlo.
La narrazione e’ lievemente corretta in un italiano piu’ adatto in quei punti dalla forma italiana imprecisa.

Spero che l’autore sia contento della mia scelta di render cioe' pubblico il fatto nel mio blog. D. S.

lunedì 27 maggio 2013

Sogni di Don Bosco. ( Spiritualita')



Il Padre e maestro della Gioventu' San Giovanni Bosco, nella Basilica di San Pietro a Roma e' rappresentato da una statua con la sua figura  attorniata da due ragazzi. La statua e' posta sopra quella di San Pietro  e sta subito sotto la cupola. Egli ci ammaestra con le vive immagini dei suoi vecchi sogni sempre attuali e fecondi di bene, stimolo per i giovani e non giovani a migliorare la propria vita.

I sogni di Don Bosco.
(ne vediamo due...)


DON BOSCO RACCONTA IL SOGNO DELLA ZATTERA

L’inondazione e la zattera salvatrice

Questo sogno fu narrato da Don Bosco ai suoi giovani la sera del 1° gennaio 1866. 

È stato intitolato:
 Avvenire della Congregazione Salesiana
e sua missione salvatrice in mezzo alla gioventù. 
In esso Don Bosco presenta alla rapita e commossa fantasia dei suoi figliuoli il vasto panorama delle vicende della vita dello spirito colorando, con tocchi potentemente drammatici, la sorte alla quale Maria Ausiliatrice guida infallibilmente i suoi, e i tragici disastri ai quali vanno fatalmente incontro quelli che a Maria volgono stoltamente le spalle.
E' un sogno suggestivo e rivelatore, capace di tonificare l’anima
e di richiamarla ai suoi veri destini.

In esso Don Bosco descrive un viaggio fatto in compagnia dei suoi giovani durante una improvvisa e furiosa tempesta e attraverso le acque burrascose di una spaventosa inondazione. 
Lo riferiamo con qualche riduzione, ma con fedeltà









Don Bosco sognò di trovarsi tra i giovani del suo Oratorio, che si ricreavano allegramente in una immensa prateria; quand’ecco, all’improvviso, si videro da ogni parte circondati da una inondazione, la quale cresceva a misura che si avanzava verso di loro. Sopraffatti dal terrore, corsero a rifugiarsi in un grande mulino isolato, con le mura grosse come quelle di una fortezza. 
Dalle finestre si vedeva l’estensione del disastro: invece di prati, campi coltivati, orti, boschi, cascine, non si scorgeva più altro che la superficie di un lago immenso.
A misura che l’acqua cresceva, essi salivano da un piano all’altro. 
Perduta ogni speranza umana di salvarsi, Don Bosco prese a incoraggiare i suoi cari giovani, invitandoli a mettersi tutti con piena fiducia nelle mani di Dio e tra le braccia della loro cara Madre Maria. 
Quando l’acqua giunse al livello dell’ultimo piano, il terrore s’impossessò di tutti, enon videro altro scampo che quello di rifugiarsi in una grandissima zattera in forma di nave, apparsa in quel l’istante, che galleggiava vicino a loro.
Ognuno voleva rifugiarvisi per primo, ma c’era un muro che emergeva un po’ più alto del livello delle acque. C’era un solo mezzo: servirsi di un lungo e stretto tronco d’albero; ma rendeva difficile il passaggio il fatto che il tronco poggiava sul barcone e si muoveva seguendo il beccheggio della barca stessa, agitata dalle onde.
Fattosi coraggio, Don Bosco vi passò per primo; e per facilitare il trasbordo ai giovani, stabilì preti e chierici che, dal mulino, sorreggessero chi partiva e, dal barcone, dessero mano a chi arrivava.
Frattanto molti giovani impazienti, trovato un pezzo di asse abbastanza lungo e un po’ più largo del tronco, ne fecero un secondo ponte e, senza aspettare l’aiuto dei preti e dei chierici e non dando ascolto alle grida di Don Bosco, vi si slanciarono, ma perdendo l’equilibrio, caddero e, ingoiati da quelle torbide e putride acque, più non si videro.
Anche il fragile ponte si era sprofondato con quanti vi stavano sopra. 
E sì grande fu il numero di quegli infelici, che un quarto dei giovani restò vittima del loro capriccio.
Quelli che si erano rifugiati sulla zattera vi trovarono una grande quantità di pani, custoditi in molti canestri.
«Quando tutti furono sulla barca — continua Don Bosco — presi il comando di capitano e dissi ai giovani:
— Maria è la Stella del mare. Essa non abbandona chi in Lei confida: mettiamoci tutti sotto il suo manto; Ella ci scamperà dai pericoli e ci guiderà a porto tranquillo.
Quindi abbandonammo ai flutti la nave, che galleggiava ottimamente, mentre l’impeto delle onde, agitate dal vento, la spingeva con tale velocità, che noi, abbracciati l’un l’altro, facemmo un sol corpo per non cadere.
Percorso molto spazio in brevissimo tempo, a un tratto la barca si fermò e si mise a girare attorno a se stessa con straordinaria rapidità, sicché pareva dovesse affondare. Ma un soffio violentissimo la spinse fuori del vortice. Prese quindi un corso più regolare e, ripetendosi ogni tanto qualche mulinello e il soffio del vento salvatore, andò a fermarsi vicino a una terra che si ergeva come una collina in mezzo a quel mare.
Molti giovani se ne invaghirono e, dicendo che il Signore aveva posto l’uomo sulla terra e non sulle acque, senza chiedere il permesso, uscirono dalla barca giubilando. Ma breve fu la loro gioia perché per un improvviso infuriare della tempesta, crebbero le acque, la collina fu inondata, ed essi scomparvero travolti dalle onde.
Io esclamai:
— È proprio vero che chi fa di sua testa, paga di sua borsa.
La zattera intanto, in balia di quel turbine, minacciava di nuovo di andare a fondo. Vidi allora i miei giovani pallidi in volto e tremanti: — Fatevi coraggio — gridai loro —, Maria non ci abbandonerà.
E unanimi e di cuore ci mettemmo a pregare in ginocchio, tenendoci per mano gli uni con gli altri. Però ci furono parecchi insensati che, indifferenti a quel pericolo, alzatisi in piedi, si aggiravano qua e là sghignazzando tra di loro e burlandosi degli atteggiamenti supplichevoli dei loro compagni.
Ed ecco che la nave si arresta all’improvviso, gira con rapidità su se stessa e un vento furioso sbatte nelle onde quei disgraziati. Erano trenta, ed essendo l’acqua profonda e melmosa, appena vi furono dentro, più nulla si vide di loro.
Noi intonammo la Salve Regina e più che mai invocammo di cuore la protezione della Stella del mare. Sopravvenne la calma, ma la nave continuava ad avanzare senza che sapessimo dove ci avrebbe condotti.
A bordo intanto ferveva l’opera di salvataggio. Si faceva di tutto per impedire ai giovani di cadere nelle acque e per salvare i caduti.
Poiché vi erano di quelli che sporgendosi incautamente dalle basse sponde della zattera, cadevano nel lago; e ve ne erano anche altri che, sfacciati e crudeli, chiamando qualche compagno vicino alle sponde, con un urtone, lo gettavano giù.
Perciò vari preti preparavano canne robuste, grosse lenze e ami di varie specie. Appena cadeva un giovane, le canne si abbassavano e il naufrago si aggrappava alla lenza, oppure con l’amo restava uncinato alla cintura o nelle vesti, e così veniva tratto in salvo. Io stavo ai piedi di un alto pennone piantato nel centro, circondato da moltissimi giovani, da preti e da chierici che eseguivano i miei ordini.
Finché i giovani furono docili e obbedienti alle mie parole, tutto andava bene: erano tranquilli, contenti, sicuri. 
Ma non pochi cominciarono a trovare incomoda quella zattera, a temere il viaggio troppo lungo, a lamentarsi dei pericoli e disagi di quella traversata, a disputare sul luogo ove avremmo approdato, a pensare al modo di trovare altro rifugio, e a rifiutarmi obbedienza. Invano io cercavo di persuaderli con le ragioni.
Ed ecco in vista altre zattere, che sembrava tenessero un corso diverso dal nostro; e quegli imprudenti deliberarono di secondare i loro capricci: gettarono nelle acque alcune tavole che erano nella nostra zattera, vi saltarono sopra e si allontanarono alla volta delle zattere apparse. Fu una scena indescrivibile e dolorosa per me: vedevo quegli infelici che andavano incontro alla rovina. Soffiava il vento, i flutti erano agitati, e alcuni sprofondarono tra le spire dei vortici, altri riuscirono a salire sulle zattere, che però non tardarono a sommergersi. La notte si era fatta buia: in lontananza si udivano le grida strazianti di coloro che perivano. Naufragarono tutti.
Il numero dei miei cari figliuoli era diminuito di molto, ciò nonostante continuando a confidare nella Madonna, dopo una notte tenebrosa, la nave entrò in uno stretto, tra due sponde limacciose, coperte di cespugli, di ciottoli e di rottami. Tutto intorno alla barca si vedevano tarantole, rospi, serpenti, coccodrilli, vipere e mille altri animali schifosi. Sopra salici piangenti, i cui rami pendevano sopra la nostra barca, stavano molti scimmioni che, penzolando dai rami, si sforzavano di toccare e attorcigliare i giovani; ma questi, curvandosi impauriti, schivavano quelle insidie.
Fu colà, su quel greto, che rivedemmo con grande sorpresa e orrore i poveri compagni perduti. Dopo il naufragio erano stati gettati dalle onde su quella spiaggia, contro gli scogli. Altri erano sotterrati nel padule e non se ne vedevano che i capelli e la metà d’un braccio. Qui sporgeva dal fango un dorso, più in là una testa; altrove galleggiava, interamente visibile, qualche cadavere.
Ma ben altro spettacolo si presentava ai nostri occhi. A poca distanza s’innalzava una gigantesca fornace, nella quale divampava un fuoco grande e ardentissimo. Sopra quel fuoco vi era come un gran coperchio, sul quale stavano scritte a grossi caratteri queste parole: “Il sesto e il settimo conducono qui” (cioè: il furto e l’impurità).
Là vicino vi era anche una vasta prorninenza di terra, ove si moveva un’altra moltitudine di nostri giovani o caduti nelle onde o allontanatisi nel corso del viaggio. Io scesi a terra, non badando al pericolo, mi avvicinai e vidi che avevano gli occhi, le orecchie, i capelli e persino il cuore pieni di insetti e di vermi schifosi, che li rosicchiavano e cagionavano loro grandissimo dolore.
Io additai a tutti una fonte che gettava in gran copia acqua fresca e ferruginosa: chiunque andava a lavarsi in quella, guariva al l’istante e poteva ritornare nella zattera. La maggior parte di quegli infelici aderì al mio invito; ma alcuni si rifiutarono. Allora io, seguito da quelli che erano risanati, tornai alla zattera, che uscì da quello stretto dalla parte opposta a quella per cui era entrata, e si slanciò di nuovo in un oceano senza confini.
Noi, compiangendo la fine lacrimevole dei nostri compagni abbandonati
 in quel luogo, ci mettemmo a cantare: “Lodate Maria, o lingue fedeli”, in ringraziamento alla gran Madre celeste per averci fino allora protetti; e sull’istante, quasi al comando di Maria, cessò l’infuriare del vento e la nave prese a scorrere rapida sulle placide onde.
Ed ecco comparire in cielo un arcobaleno e più meravigliosa di un’aurora boreale, sulla quale, passando, vedemmo scritto a grossi caratteri di luce la parola MEDOUM, senza intenderne il significa to. A me parve che ogni lettera fosse l’iniziale di queste parole:“Mater et Domina omnis universi Maria” (Madre e Signora di tutto l’universo Maria).
Dopo un lungo tratto di viaggio, ecco spuntare terra in fondo all’orizzonte. A quella vista provammo una gioia inesprimibile. Quella terra, amenissima per boschetti con ogni specie di alberi, presentava il panorama più incantevole, perché illuminata dal so le nascente, che spandeva una luce ineffabilmente quieta e riposante, simile a quella di una splendida sera d’estate.
Finalmente, urtando contro la sabbia del lido o strisciando su di essa, la zattera si fermò all’asciutto, ai piedi di una bellissima vigna.
I giovani mi guardavano come per dirmi: — Discendiamo?
Al mio “Sì” fu un grido generale di gioia, e tutti entrarono in quella vigna.
Dalle viti pendevano grappoli d’uva simili a quelli della terra promessa, e sugli alberi c’era ogni sorta di frutta.
In mezzo a quella vastissima vigna sorgeva un grande castello attorniato da un delizioso giardino e da forti mura.
Ci fu concessa libera entrata. In un’ampia sala, tutta ornata d’oro, stava apparecchiata per noi una gran tavola con ogni sorta di cibi i più squisiti.
Ognuno poté servirsi a piacimento.
Mentre finivamo di rifocillarci, entrò nella sala un nobile giovane di una bellezza indescrivibile, il quale con affettuosa e familiare cortesia ci salutò chiamandoci tutti per nome. Vedendoci meravigliati per le cose già viste, ci disse: 
— Questo è nulla, venite e vedrete.
Noi tutti lo seguimmo; dai parapetti delle logge egli ci fece contemplare i giardini, dicendoci che erano a nostra disposizione per la ricreazione. 
E ci condusse di sala in sala, una più magnifica del l’altra per architettura, colonnati e ornamenti di ogni specie.
Ci introdusse quindi in una splendida chiesa. Il pavimento, le mura, le volte erano ricche di marmi, di argento, d’oro e di pietre preziose.
 — Ma questa bellezza — esclamai — è una bellezza di paradiso. Faccio firma di rimanere qui per sempre!
In mezzo a questo gran tempio s’innalzava, sopra ricca base, una grande, magnifica statua di Maria Ausiliatrice. Attorno ad essa si raccolse la moltitudine dei giovani per ringraziare la Vergine dei tanti favori che ci aveva elargito.
Mentre i giovani stavano ammirandone la bellezza veramente celestiale, a un tratto la statua parve animarsi e sorridere. 
Tra la folla si levò allora un grido: — La Madonna muove gli occhi!
Maria infatti girava con ineffabile bontà i suoi occhi materni sui giovani che Le stavano intorno. 
Poco dopo risonò un secondo grido: La Madonna muove le mani!
La Vergine, aprendo lentamente le braccia, con le mani solleva va il manto in atto di protezione.
La Madonna muove le labbra! —. Gridarono altri in coro.

Seguì un silenzio profondo, mentre gli occhi di tutti erano fissi nel volto di 
Maria, la quale con voce dolcissima disse:
— Se voi sarete per me figliuoli devoti, io sarò per voi Madre amorosa. A queste parole cademmo in ginocchio e intonammo il canto: Lodate Maria, o lingue fedeli.
L’armonia delle voci era così forte, così soave che, sopraffatto da essa,
mi svegliai;
 e così terminò la visione» .



 Di questo sogno fece qualche commento Don Bosco stesso, e confidò ai singoli che lo richiedevano il posto che occupavano in esso.
L ‘immensa pianura è il mondo.
L ‘inondazione, i pericoli del mondo.
Il mulino rappresenta la Chiesa.
Il tronco di albero che fa da ponte, la Croce.
La grande zattera, la Casa di Maria, l’Oratorio.
I canestri di pane, la SS. Eucaristia.
I vortici impetuosi, le tentazioni.
La collina che alletta molti, i desideri mondani.
I sacerdoti che si prodigano al salvataggio con ami e lenze, la Confessione.
Gli animali schifosi e gli scimmioni, gli allettamenti della colpa.
La fonte di acqua fresca, ferruginosa, la Confessione e la Comunione.
L ‘arcobaleno radioso, Maria.
Il castello, la vigna e il convito indicano la Patria.

 Infine Maria Ausiliatrice stessa corona l’insegnamento con l’assicurazione:
  
Oggi il mondo, ossia la mentalità anticristiana, è ancor più dilagante con i suoi vortici sempre più travolgenti, attraverso il progressivo annacquamento delle convinzioni e delle abitudini cristiane.


Di qui l’attualità sempre viva di di questo sogno di Don Bosco, che ora che ha raggiunto la Patria, è più potente e operante di prima nell’opera di salvataggio della gioventù, pupilla dei suoi occhi.



Il sogno dell’elefante

Il 6 gennaio 1863
 Don Bosco raccontava ai suoi giovani uno di quei sogni
che facevano epoca per l’efficacia con la quale scuotevano i cuori
e li portavano a Maria.

Sognò di trovarsi nella sua cameretta in amichevole conversazione
col prof. Vallauri, senatore del Regno, quando sentì bussare alla porta.
Corse a vedere.
Era Mamma Margherita, morta da sei anni, che affannata lo chiamava:
    Vieni a vedere! Vieni a vedere!
     
Don Bosco esce sul balcone e vede, nel cortile, 
un elefante di smisurata grandezza.
Sbigottito si precipita nel cortile, seguito dal prof. Vallauri.

Quell’elefante sembrava mite, docile, si divertiva con i giovani, li accarezzava con la proboscide, in modo che era sempre seguito da un gran numero di giovani.
La maggior parte però fuggiva spaventata e finì per rifugiarsi in chiesa.
Anche Don Bosco li seguì e, nel passare vicino alla statuetta della Vergine,
collocata sotto il porticato (ove si trova ancora oggi),
toccò l’estremità del suo manto per invocarne la protezione.

Venne l’ora delle sacre funzioni e tutti i giovani si recarono in chiesa.
L’elefante li seguì e Don Bosco, mentre impartiva la benedizione eucaristica, vide al fondo il mostro anch’esso inginocchiato, ma in senso contrario,
col muso e con le zanne rivolti alla porta principale.

Usciti di chiesa, i giovani ripresero la ricreazione.
 «A un tratto — racconta Don Bosco —, all’impensata di tutti, vidi quel brutto animale, che prima era tanto gentile, avventarsi con furiosi barriti in mezzo ai giovani circostanti e, prendendo i più vicini con la proboscide, scagliarli in alto,
sfracellarli sbattendoli in terra e con i piedi farne uno strazio orrendo.

Era un fuggi fuggi generale:
chi gridava, chi piangeva, chi invocava l’aiuto dei compagni;
 mentre, cosa straziante, alcuni giovani, invece di soccorrere i feriti,
avevano fatto alleanza col mostro per procacciargli nuove vittime.

Mentre avvenivano queste cose, la statuetta della Madonna si animò, s’ingrandì, divenne persona di alta statura, alzò le braccia, aperse il manto che si allargò smisuratamente, tanto da coprire tutti quelli che vi si ricoveravano sotto.
 
Ma vedendo Maria SS. che molti non si curavano di correre a lei,
 gridava ad alta voce: — Venite ad me omnes (Venite a me tutti). 




Ed ecco che la folla dei giovani sotto il manto cresceva,
mentre il manto continuava ad allargarsi.

Siccome però alcuni facevano i sordi e rimanevano feriti, la Vergine, rossa in viso, continuava a gridare: — Venite ad me omnes!
L’elefante intanto continuava la strage, aiutato da alcuni giovani che, armati di spada, impedivano ai compagni di rifugiarsi presso la Madonna.

Tra i giovani ricoverati sotto il manto della Vergine alcuni facevano rapide scorrerie, strappavano all’elefante qualche preda e portavano i feriti sotto il manto della Madonna, e subito restavano guariti».

Il cortile ormai era deserto e presentava due scene opposte.

Da una parte c’era l’elefante con 10-12 giovani
che lo avevano aiutato a fare tanto male.
A un tratto quel bestione si sollevò sulle zampe posteriori, si trasformò in un fantasma orribile con lunghe corna e, preso una nera grande coperta,
avviluppò quei miseri che avevano parteggiato con lui,
mandando un orribile barrito.
 Allora un denso fumo tutti li avvolse e si sprofondarono e
sparirono col mostro in una voragine
improvvisamente apertasi sotto i loro piedi.

Dall’altra parte  c’era la scena dolcissima della Vergine che,
ai giovani ricoverati sotto il suo manto,
rivolgeva belle parole di conforto e di speranza.
Tra le altre, Don Bosco udì queste: - Voi che avete ascoltato la mia voce e siete sfuggiti alla strage del demonio, volete sapere qual è la causa della loro perdita?
Sono i cattivi discorsi e le azioni che ne seguirono.
Fuggite quei compagni che sono amici di Satana,
fuggite i cattivi discorsi, specialmente quelli contro la purità;
abbiate in me una confidenza illimitata e il mio manto vi sarà sempre sicuro rifugio.

Detto questo, si dileguò e Don Bosco non vide altro che la cara statuetta,
mentre i giovani salvati si ordinarono dietro a uno stendardo che portava la scritta: 
Sancta Maria, succurre miseris (Santa Maria, soccorri noi poveretti) 
e partirono cantando: «Lodate Maria, o lingue fedeli».
Don Bosco terminava il suo racconto dicendo:

« Chi vorrà sapere il posto che tenevano in sogno, venga da me
e io glielo manifesterò ».
«I giovani — commenta il biografo Don Lemoyne —, meditando tal sogno, per una settimana e più non lo lasciarono in pace. 
Al mattino molte confessioni, dopo pranzo furono quasi tutti da lui per sapere quale luogo tenessero in quel sogno misterioso».

E tu, da che parte stai?...


domenica 5 maggio 2013

Marcia per la vita


Ci saro’ anch’io?...

 12 maggio 2013
Marcia per la vita
dal Colosseo per le vie di Roma.
Marcia “per la vita”:
per dire che è bello generare, servire la vita e custodirla;
è bello sacrificarsi e confidare;
è bello essere padri, madri, sposi;
è bello amare, cioè accogliere senza condizioni una creatura
innocente, debole, bisognosa,
che noi stessi abbiamo chiamato alla vita;
è bello, e giusto, contemplare ogni nascita,
per scorgere in ogni bambino,
nella sua piccolezza, e nella sua tenerezza,
il Mistero della nostra umanità,
il Dono di cui unico Signore
e’ Dio,
che l’ha voluto
nel suo coinvolgente
Amore.